Patierno “ladro” di cinema con Naples ’44

In sala dal 15 dicembre (per Luce Cinecittà) il documentario ispirato alle pagine di Norman Lewis, sull’occupazione alleata della città partenopea, firmato da Francesco Patierno. La voce narrante di Adriano Gannini si intreccia al ricco repertorio, soprattutto quello dei molti titoli italiani dedicati a questa pagina di storia. Con qualche omissis …

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Era da tempo che il cinema “corteggiava” il libro di Norman Lewis, Naples ’44 (leggi la recensione di Enzo Lavagnini) pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel ’78 sulla scorta dei suoi “appunti” da ufficiale inglese di stanza a Napoli, durante l’occupazione alleata, tra il ’43 e il ’45.

E certo non deve essere stato facile per Francesco Patierno mettere le mani su un materiale così debordante. Il nostro immaginario, infatti, è carico di quella storia. Nella letteratura, per esempio, ci sono le pagine sulfuree di Curzio Malaparte – La pelle uscì nel ’49 – già divenute cinema con Liliana Cavani. E nel cinema ancora di più, a cominciare da Paisà di Rossellini.

Unire il racconto letterario di Norman Lewis insieme al “cinema cinema” è dunque la chiave narrativa che sceglie il regista di Pater Familias e Cose dell’altro mondo nel suo Naples ’44, passato alla Festa di Roma in selezione ufficiale, dopo aver declinato l’invito allo scorso Festival di Venezia.

Immaginando il ritorno dello scrittore a Napoli (Lewis è scomparso nel 2003) Patierno costruisce un film di montaggio tra passato e presente (quest’ultimo narrato con debolissime immagini di fiction), affiancando al repertorio degli archivi storici anche i tanti titoli del nostro cinema, a cui già accennato. La pelle, soprattutto, Paisà, Napoli milionaria di De Filippo, O sole mio di Gentilomo, Le quattro giornate di Napoli di Loy (dal libro di Aldo De Jaco), o il meno noto Il re di Poggioreale di Duilio Coletti, scritto con John Fante e con Ernest Borgnine nei panni di un potente camorrista.

E sì, perché la camorra nel testo di Norman Lewis c’è e come. La racconta nel segno dei nuovi sindaci legati alla criminalità organizzata che gli americani insediano per controllare il territorio (come accaduto in Sicilia e ci racconta Pif In guerra per amore). Argomento, però, che Patierno sorvola, evita, nonostante la fedeltà generale alle pagine di Lewis che ascoltiamo attraverso la voce di Benedict Cumberbatch, nella versione internazionale e quella di Adriano Giannini per la versione italiana.

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Pagine di un cronista acutissimo, di un osservatore sensibile che sa raccontare anche gli orrori dei “suoi”. Il caso, per esempio, dell’ufficiale inglese che tortura un civile accusato di collaborazionismo e che poi ordina di “fare fuori”. La fama di “angelo sterminatore” del generale Clark responsabile dei bombardamenti a tappeto su Battipaglia che, in pochi minuti, l’ hanno trasformata nella “Guernica italiana”.

E ancora i soldati alleati che fanno da padroni nella città sopraffatta, dove basta una scatola di rancio in più per portarsi a letto qualunque donna. Dove la prostituzione è il pane quotidiano della maggioranza delle napoletane, dove la borsa nera, la corruzione e il malaffare coinvolgono soldati alleati e carabinieri.

Dove la dignità non esite più, portata via dagli orrori della guerra, dalla povertà, dalle bombe alleate e da quelle naziste che continuano ad espoldere, nascoste sotto i palazzi. Dall’eruzione del Vesuvio che “illumina” una città senza acqua, senza luce, senza speranza, in cui l'”arte di arrangiarsi” è l’unica regola in assenza di regole. Come quel secondo mestiere dell’avvocato Lattarulo, assitente di Lewis, che consiste nel fare “lo zio di Roma” ai funerali, di cui Patierno ci offre “un’interpretazione” di Totò.

Perché anche nel documetario, come nel libro, tra le pieghe del dramma ad emergere è comunque lo spirito da farsa alla Scarpetta, alla De Filippo, alla Totò, appunto. Quello spirito che ha fatto innamorare di questa città il militare inglese Norman Lewis, tanto da fargli dire di desiderare di rinascere italiano.

Peccato, trattandosi di un’evocazione storica, Patierno dimentichi di ricordare che Napoli, quando entrarono gli Alleati, era già stata liberata dall’insurrezione popolare. Però ci sono le immagini di Le quattro giornate di Napoli, a mo’di messaggio subliminale. Forse.

Naples ’44 andrà in onda dal primo febbraio 2017 su Sky Cinema.

 

 

 

 

 

Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!

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