Chiedi chi era Pertini. Il presidente combattente in un doc

In onda il 2 giugno (ore 21.15) su Sky Cinema Uno HD e Sky Arte HD e (ore 23.00) su Sky Cinema Cult HD,  “Pertini il combattente”, il doc di Graziano Diana e Giancarlo De Cataldo, ispirato al libro di quest’ultimo, già uscito al cinema lo scorso marzo. Un viaggio a volo d’angelo attraverso cent’anni di storia per raccontare – ai giovani – chi è stato questo “ribelle istituzionale”, partigiano, socialista e libertario. Tra fiction, graphic novel e musica: la collezione di brani dedicati a Pertini, da L’Italiano di Toto Cotugno a quell’irriverente Babbo Rock degli Skiantos è forse la miglior trovata del film …

La “lettura” è affidata agli strumenti di oggi, quelli che il linguaggio dei critici definirebbe innovativi. Dinamici. Il soggetto di quell’analisi, però, sembra proprio che non voglia farsi raccontare. Tanto meno in quel modo.

Queste tre frasi possono apparire astruse, incomprensibili. Tutto diventa più chiaro però se si spiega che il “soggetto” di cui si parla è uno dei personaggi più rilevanti del ‘900 italiano, di quel secolo breve fatto da due guerre, tante rivoluzioni, tante battaglie: Sandro Pertini.

Quella figura di “ribelle istituzionale”, di partigiano, di socialista, di libertario che ha accompagnato tutti i passaggi decisivi della storia di questo paese e dell’Europa.

Ed è proprio a lui che Graziano Diana e Giancarlo De Cataldo (il magistrato ormai star delle fiction) hanno dedicato un film, Pertini il combattente, tratto dal libro dello stesso De Cataldo.

Un film, dunque. Un film? Non proprio, non solo. Il pressbook rischia questa formula: un lungometraggio “raccontato con linguaggi diversi, dal documentario alla fiction, fino alla riflessione storica e pedagogica”.

In realtà ci sarebbe ancora di più. Un linguaggio che ricorre anche alla musica (è forse una delle migliori trovate degli autori, la collezione di brani dedicati a Pertini, da L’Italiano di Toto Cotugno, dell’83 – che dopo 35 anni non ha perso nulla della sua banalità originale – fino a quell’irriverente Babbo Rock degli Skiantos) e che arriva a fare incursioni nel graphic novel.

Il tutto con un intento pedagogico, è vero: provare a spiegare ad un gruppo di giovanissimi la complessità di una figura come quella di Pertini. Provare a spiegare (meglio, con lo stesso De Cataldo protagonista e voce narrante, che prova a spiegare) cosa sia stato, cosa abbia rappresentato “il Presidente più amato dagli italiani” (che è anche il sottotitolo del film).

Provare a spiegare la particolarità di un personaggio ad un gruppo di ragazzi e ragazze che non sanno nulla di lui ma “non per colpa loro”, come si premuniscono di scrivere gli autori nelle note che accompagnano il film.

E allora, se questo è l’intento, i registi devono andare in settanta minuti a volo d’angelo su cento anni di storia. Devono raccontare gli albori del socialismo, il rifiuto della grande guerra di un Pertini giovanissimo, che però – nonostante i suoi ideali – partecipa all’avventura militare.

Devono raccontare l’opposizione al fascismo, gli anni del carcere, lo sdegno con cui si rivolge a sua madre che aveva chiesto la grazia a Mussolini, il nuovo arresto, la condanna a morte, la rocambolesca fuga dal carcere (assieme a Saragat). E poi gli anni della resistenza armata, del Psiup, quelli difficili del dopoguerra, della rottura coi socialdemocratici dello stesso Saragat. Gli anni in cui Pertini, già deputato e dirigente socialista, nel ’60 incitava i ragazzi di Genova a ribellarsi al congresso del Msi, fino agli anni della Presidenza della Camera e poi, gli anni del Quirinale.

Durissimi, come si sa. Segnati dalle stragi fasciste, dal terrorismo (lui che divenne presidente della Repubblica dopo il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro), dal terremoto in Irpinia. Ma anche dall’emergere della questione morale, con lo svelarsi di una fitta rete di corruzione che inquinava la politica.

E in questo capitolo c’è uno degli aneddoti meno conosciuti (almeno per chi scrive) della biografia di Pertini: quando alcuni magistrati che indagavano sul primo grande scandalo di quella stagione, la corruzione dei petrolieri che pagavano per ottenere leggi ad hoc, chiesero di poter parlare in via confidenziale con l’allora presidente della Camera. E Pertini li ricevette nella lavanderia di Montecitorio, l’unico posto “dove non c’erano microspie”. E in quel colloquio riservatissimo, Pertini venne a sapere che nello scandalo erano coinvolti anche appartenenti al suo partito, il Psi. Pianse ma chiese loro di andare avanti.

Anni durissimi, dunque. Che Pertini accompagnò con quel suo modo di interpretare il ruolo istituzionale con una chiave assolutamente irrituale. Senza formalismi, con un linguaggio quello sì semplice e diretto, certo rispettoso delle regole democratiche ma sempre attento agli interessi di chi stava in basso nella scala sociale.

Nel film questo percorso è scandito dai commenti di tanti personaggi. C’è di tutto e di più. Ci sono musicisti come Antonello Venditti, ci sono giornalisti ed editorialisti come Gad Lerner (forse la testimonianza più irrituale per un leader irrituale) e Marcello Sorgi (che si avventura in improbabili rapporti con l’oggi, arrivando a definire Pertini come un “populista” visto il suo rapporto costante con le persone) ed Eugenio Scalfari. Che senza imbarazzo racconta di come Pertini gli avesse chiesto aiuto per ottenere un secondo mandato da Presidente e come lui avesse provato a dissuaderlo. “Considerata la sua età”. E poi ci sono politici come Napolitano, Emma Bonino.

Tanti. Troppi. Che in pochi minuti possono solo ricordare i titoli dei capitoli, senza mai approfondire. Si parli della rivolta dei giovani delle magliette a strisce o si parli di Vermicino o della finale dei Mondiali vinta dall’Italia, col presidente che riesce a rompere il cerimoniale anche in quella occasione.

E forse il limite di questo documentario in stile Sky (che fra l’altro è fra i produttori assieme a Anele, Altre Storie e Rai Cinema) è proprio in quel sottotitolo: il presidente più amato dagli italiani. Categoria indistinta quella degli “italiani”, che necessita appunto di un racconto a “volo d’angelo”. Per sommi capi. Quando invece Pertini fu soprattutto il Presidente di una parte degli italiani: gli ultimi.

Stefano Bocconetti

giornalista e romanista

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