Primitivi in fuga (dalla Brexit). Il ritorno di Nick Park, genio british dell’animazione

In sala dall’8 febbraio (per Lucky Red con 3 Marys), “I Primitivi” di Nick Park, genio dell’animazione inglese e autore di quel  “Galline in fuga” che fu prodotto da sua maestà Steven Spielberg. Qui i suoi fantastici eroi di plastilina si trovano nell’età della pietra a scontrarsi tra Bronzi e Bruti, i primi “europeisti” e i secondi “brexisti”.  Come sempre nei suoi film sono le gag, le battute, le sottili citazioni e allusioni a farne dei piccoli gioielli, oltre che di puro divertimento, di raffinatezza cinefila e letteraria…

 

Magari l’interpretazione è un po’ azzardata ma intanto il quotidiano The Guardian la avanza, quando a proposito di Early Man, nuovo lungometraggio animato della Aardman (nelle nostre sale dall’8 febbraio, con il titolo I Primitivi, distribuito da Lucky Red in associazione con 3 Marys) parla di «Brexit movie».

A che cosa può far pensare, infatti, il confronto-scontro tra la piccola «protezionistica» tribù di primitivi all british dell’età della pietra (nella versione originale le voci dei personaggi hanno cadenze e accenti delle varie regioni britanniche) e la più «mercatistica» tribù «europea» dell’età del bronzo (sempre nella versione originale caratterizzata da un misto di accenti continentali, dal francese al tedesco)? E che cosa suggerisce, ancora, visto che la contesa sarà risolta da una partita di calcio all’ultimo gol, che unisce il riscatto della sovranità «nazionale» minacciata alla riscoperta di una tradizione «ancestrale» di chi il football l’aveva già inventato?

Insomma: sulla tranquilla e pacifica comunità di cavernicoli – che vivono in una verde valle nel fondo di un cratere e che si limitano a cacciare conigli, nonostante il giovane Dag inciti gli altri ad osare di più nella caccia ai mammut – piombano, come panzer division, i mammut corazzati dei «bronzi», comandati dal tirannico Lord Nooth.

Nell’impari battaglia i «primitivi» hanno la peggio e Dag viene imprigionato nelle prigioni della tetra Città del Bronzo con la prospettiva di finire, lui e la sua tribù, schiavi nelle miniere da cui si estraggono i metalli. Per riacquistare la libertà e salvare la sua valle dallo sfruttamento dovrà vincere la partita di calcio organizzata tra «Bronzi» e «Bruti» (così vengono sprezzantemente ribattezzati gli «early men»).

Impresa che appare impossibile, visto che Dag e compagni non sanno nemmeno che cos’è un pallone e tantomeno il gioco del calcio. Fino a quando Dag, scoprendo degli antichi affreschi che ritraggono i suoi antenati che prendono a calci una palla, capisce che può riappropriarsi di quella «eredità». Lo farà con l’aiuto di Ginna – bravissima calciatrice ma esclusa dai bronzei tornei maschilisti perché donna – e quello del fido cinghiale Grugno. Così, nonostante trucchi e scorrettezze degli avversari capitanati dal vanesio Dribblo… immaginate un po’ come andrà a finire.

Interpretazioni «politiche» più o meno azzardate il film diretto da Nick Park (Creature Comforts, Wallace & Gromit, Galline in fuga, nonché la popolarissima serie tv Shaun, vita da pecora), conferma la maestria di quest’animatore e regista sostenuto dai mitici studi della Aardman Animation fondati da Peter Lord e David Sproxton una quarantina d’anni fa, fattosi le ossa con decine e decine di corti, spot pubblicitari, video musicali (ricordate Sledgehammer di Peter Gabriel?) e cartoon per la Bbc (la tecnica preferita è quella della claymation, ovvero l’animazione di pupazzi di plastilina e altri materiali filmati a passo uno).

Tecnica sopraffina ma soprattutto grandi invenzioni di sceneggiatura, cura certosina del dettaglio, insuperabile maestria artigianale unita a un’avanzatissima gestione tecnologica e digitale delle riprese e dei movimenti di macchina (per I Primitivi perfino 40 cineprese che giravano in contemporanea). Tanta bravura da suscitare l’ammirazione e l’interesse di sua maestà Steven Spielberg che, nel 2000, mobilitò la Dreamworks per produrre Galline in fuga.

Come in quel cartoon il riferimento era a La grande fuga (John Sturges, 1963), in questo I Primitivi non si può fare a meno di andare con il ricordo a Fuga per la vittoria (John Huston, 1981) e alla sfida calcistica tra le squadre di prigionieri britannici e soldati tedeschi.

E come sempre accade nei film della Aardman sono le gag, le battute, le sottili citazioni e allusioni a farne dei piccoli gioielli, oltre che di puro divertimento, di raffinatezza cinefila e letteraria. Qui le strizzatine d’occhio sono per Gli Antenati (la celebre serie tv di Hanna & Barbera): con i piccoli coccodrilli usati come mollette, insetti preistorici con mandibole taglienti come rasoi elettrici; con i giochi di parole e le buffe scritte su targhe e cartelli, ben resi anche nella versione italiana.

Così come è da lodare il doppiaggio che allinea nel cast Riccardo Scamarcio (Dag), Paola Cortellesi (Ginna), Salvatore Esposito (Lord Nooth, ben caratterizzato con accento tedesco alla Kranz di fantozziana memoria), Greg, Chef Rubio, Corrado Guzzanti e tanti altri. Da vedere e divertirsi, con o senza bambini al seguito.

Renato Pallavicini

giornalista e critico di cinema e fumetti

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