Produttori coraggiosi: Alfredo Bini che scoprì Pasolini. In un libro (di un produttore)

È “Hotel Pasolini” (Il Saggiatore), l’autobiografia del produttore Alfredo Bini, curata da Simone Isola e Giuseppe Simonelli. Ne scrive il produttore indipendente Gianluca Arcopinto che è stato a sua volta l’insegnante di Simone Isola al Centro sperimentale di Cinematografia. Il grande merito del libro – scrive – è quello di raccontare un uomo che ha vissuto, credendo fermamente in un’idea di cinema. Come fa Arcopinto, ostinatamente, insegnando la sua anche ai suoi allievi …

Nel mio studio, dove trascorro molto tempo, il cellulare prende male. Per questo spesso esco e mi siedo sulla panchina di fronte al portone, su quella che è diventata la mia panchina. Qualche giorno fa ero qui quando mi ha telefonato Simone Isola, che non è solo uno dei pochi produttori che si possano definire tali, ma anche un conoscitore e studioso di cinema e, per me non da ultimo, da pochi anni un diplomato del Centro Sperimentale di Cinematografia.

Il CSC, come lo chiamiamo in tanti, è un pezzo importante della mia vita. Sono stato allievo, consigliere di amministrazione, componente della commissione didattica, presidente del consorzio delle cooperative degli ex allievi.

Sono stato docente dal 1991 al 1994. Sono docente dal 2000 ad oggi. Ho accompagnato, chi più chi meno, centinaia di ragazzi ad intraprendere il mestiere affascinante e difficile da spiegare del produttore.

Moltissimi di quei ragazzi sono diventati dei professionisti, alcuni molto più bravi di me, che in fondo è la soddisfazione più grande di chi come me ama il mestiere di insegnante forse nella stessa misura di quello del costruire film.

Simone Isola è uno di questi ragazzi. Uno di quelli a cui sono più affezionato. Quando Simone qualche giorno fa al telefono mi ha detto che finalmente era uscito Hotel Pasolini, l’autobiografia di Alfredo Bini curata appunto da Simone insieme a Giuseppe Simonelli, dopo averlo salutato non ho potuto fare a meno di alzarmi dalla panchina e entrare nella libreria accanto al mio portone per comprare il libro.

Sono rientrato dentro e ho cominciato subito a leggerlo. Con la curiosità, non lo nascondo, di chi ha conosciuto il protagonista del libro. A settembre del 1994 infatti andai, con la fierezza di chi era orgoglioso di se stesso e del lavoro che aveva svolto con la quindicina di allievi che erano stati i “suoi” allievi dei primi anni di insegnamento, ad incontrare Alfredo Bini, da pochi giorni nominato Commissario straordinario del CSC.

Lui per me era il produttore che aveva avuto l’intuizione, il coraggio e la pazienza di far esordire Pier Paolo Pasolini. Un grande produttore. Fu un incontro spiacevole. Lui mi affrontò con durezza e freddezza, dicendomi senza mezzi termini che il suo CSC aveva bisogno di un docente di prestigio e non di un ragazzino di trentacinque anni come me, che aveva organizzato e prodotto una ventina di film per lui minori.

Gli sorrisi, dissi che capivo la situazione e me ne andai. Sul vialetto che conduce all’uscita, quel vialetto che avevo percorso centinaia di volte con il sorriso, piansi, senza sentire la necessità di nascondere le lacrime a chi mi incrociasse. Fui l’unico docente a non essere riconfermato. Di lì a diciotto mesi anche Bini percorse quel vialetto per andare via dal CSC. Licenzia la sua esperienza in poche righe della sua autobiografia. “Devo riconoscere che l’istituzione pubblica ha dinamiche poco compatibili con il mio carattere, antiburocratico per eccellenza.”

Un paio di anni fa Simone Isola mi propose di aiutarlo nella produzione del suo esordio da regista: un documentario su Alfredo Bini. Gli dissi subito di sì. Era per me non solo un modo di accompagnare ancora per un altro pezzetto di strada Simone nella sua anomala carriera ma anche una strana rivincita nei confronti di quell’uomo che mi aveva respinto, che nel farmi piangere mi aveva in realtà aiutato a crescere.

E soprattutto era un doveroso omaggio a uno dei più grandi produttori del nostro cinema. Il libro è legato a stretto filo al documentario Alfredo Bini, ospite inatteso, ma ha il privilegio di far parlare direttamente il diario, gli appunti, gli articoli, le foto di Bini, riplasmati da Simone in fluida e piacevole narrazione.

“Che cosa è stato Alfredo Bini? Un avventuriero? Un imprenditore artigiano? Un sognatore? Difficile stabilirlo. Più di ogni altra cosa è stato un anticonformista radicale.” È stato un produttore che ha sempre preferito costruire dei prototipi piuttosto che operare scelte facili, che forse lo avrebbero reso meno marginale e non lo avrebbero costretto a chiudere la sua vita in povertà. Il grande merito del libro è quello di raccontare un uomo che ha vissuto, credendo fermamente in un’idea di cinema, che era la sua idea di cinema, da inseguire fino a dove poteva arrivare senza essere contaminata da altro, anche a costo di spingersi alla periferia del mondo.

“Un produttore deve essere fisicamente forte per sopportare il lavoro, avere un torace robusto. Non bastano l’acume psicologico, il fiuto, la fantasia. Deve essere libero da pregiudizi. I conservatori mi fanno tenerezza.”

Adesso è la notte di qualche giorno dopo la telefonata di Simone Isola. Sono stato al cinema, dove il caso ha voluto che abbia visto prima della proiezione quattro cinque trailer di film italiani in uscita. Tutti prodotti da produttori che conosco. Alcuni molto bene. Sulla mia panchina, ripensando non tanto al film che ho visto ma a quei trailer, mi ha assalito lo sconforto più totale. Perché in nessuno di quei trailer sono riuscito a ritrovare le persone che conosco? Che fine hanno fatto le loro idee di cinema? Magari quei film saranno bruttissimi o tutt’al più carini, ma la cosa grave è che si percepisce il naufragio assoluto di molti dei loro produttori alla ricerca di un’ anonima centralità.
E allora ho ripreso in mano Hotel Pasolini e l’ho riletto tutto. E mi sono sentito molto meglio.

Gianluca Arcopinto

Produttore indipendente, regista, scrittore. Ha prodotto e distribuito almeno un centinaio di film, scoprendo, tra gli altri, Matteo Garrone, Luca Miniero, Paolo Genovese, Eugenio Cappuccio, Vincenzo Marra, Salvatore Mereu, Francesco Munzi, Gianni Zanasi.

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