Quando la politica citava Virgilio. L’Italia di Togliatti che non ha ceduto al neo-fascismo, in un doc

Nell’anniversario della nascita di Palmiro Togliatti (26 marzo 1893), appuntamento lunedì 25 marzo all’Aamod di Roma (ore 16.30) per la presentazione di “Via della Missione”, doc di Maria Agostina Pellegatta e Mattia Fazzari dedicato al leader comunista a partire dal drammatico attentato del ’48, ricostruito con immagini inedite. Una lezione la sua che può ancora oggi insegnare qualcosa. Interventi di Luciana Castellina, Aldo Tortorella, Vincenzo Vita, Alexander Höbel. Prenotare su eventi@aamod.it …

Lo potete immaginare un dirigente politico dei nostri giorni, intento a partecipare a un talk show  televisivo e che cita un verso tratto dalle Georgiche di Virgilio?

È successo molti anni fa e quel personaggio si chiamava Palmiro Togliatti. Un politico, segretario del fu Partito Comunista, ma anche un raffinato intellettuale. Che sapeva comunicare non ricorrendo a slogan urlati, ma ricorrendo al proprio sapere, alla propria cultura. In quel caso intendeva parlare di operai e portava l’esempio delle api operose, descritte appunto da Virgilio,  che fanno il miele ma sono altri che lo colgono. Come gli operai che producono ricchezza.

Abbiamo ritrovato quell’episodio in un breve ma intenso documentario in bianco e nero che sarà presentato nel pomeriggio di lunedì 25 marzo, presso la Fondazione AAMOD a Roma. Sarà un modo per ricordare la nascita di Togliatti anche attraverso un dibattito a cui parteciperanno tra gli altri Luciana Castellina, Aldo Tortorella, Vincenzo Vita, Alexander Höbel.

Via della Missione è il titolo del docufilm costruito da Maria Agostina Pellegatta e Mattia Fazzari. Perché quel titolo? Perché quella via fiancheggia Montecitorio. E qui, proprio mentre usciva dal palazzo del Parlamento, l’onorevole Togliatti, la mattina del 14 luglio 1948, venne preso a pistolettate dallo studente Antonio Pallante.

Una vicenda che poteva scatenare un putiferio, mettere a ferro e fuoco l’Italia. Gli autori hanno preso spunto da quel fatto per delineare un quadro del capo comunista, il suo lascito. Col ricorso ad immagini spesso inedite, come quelle che raccontano il suo trasporto, dopo l’attentato, in un albergo piemontese, a Toceno in Val Vigezzo, accanto al capo partigiano Cino Moscatelli. Poi il suo ritorno a Roma e il suo comizio, la sua vita accanto a Nilde Jotti, gli interventi televisivi come quello che abbiamo raccontato.

C’è, tra le varie sequenze, uno spezzone che dice molto del “togliattismo”, dell’impronta lasciata nella storia del nostro Paese. Le immagini lo mostrano, appena depositato su un lettino d’ospedale, subito dopo l’attentato, con in mano un microfono. Ha una voce tenue ma sicura: “Non perdete la calma”, dice fra l’altro. È un messaggio che cade sul subbuglio in  atto. Su l’Unitá che titola  “Via il governo degli assassini”, sulla Cgil che proclama lo sciopero generale, su Giancarlo Pajetta che a Milano occupa la prefettura.

È la lezione dell’uomo che amici e compagni chiamavano “il migliore”. Quello che aveva varato la cosiddetta “svolta di Salerno”, nell’aprile del 1944, favorendo un governo di unità nazionale tra antifascisti e monarchici. Suscitando rancori e contrarietà tra chi non capiva che il nemico principale da battere era il fascismo.

È la lezione di chi predicava non la preparazione di una qualche insurrezione armata ma “la via italiana al socialismo”. E che in un discorso a Bergamo, il 20 marzo del 1963, citava la “sofferta coscienza religiosa”, quasi precedendo l’enciclica Pacem in terris di Papa Giovanni. Un anticipo del “compromesso storico” berlingueriano nonché del tentativo,  ancora in atto, con esiti tutti da approfondire, di un intreccio tra cattolicesimo democratico e forze progressiste laiche e di sinistra.

Un’iniziativa meritoria questa dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico. Utile anche per rispondere a quanti, in questi stessi giorni, sostengono che in Italia “la sinistra non ha mai vinto”. La sinistra con Togliatti e poi facendo proprio la sua lezione, ha impedito di cadere nel baratro del neo-fascismo, ha sostenuto e imposto importanti conquiste del movimento sindacale, ha contribuito a grandi riforme pur restando all’opposizione.

Non si è mai ridotta a un ruolo di testimonianza minoritaria. Ha tenuto, in vita, fin che ha potuto un partito di massa che aderiva alle diverse pieghe della società, stringeva un patto di solidarietà collettiva. Un paese nel paese, come diceva Pasolini. Certo ora tutto è cambiato, ma forse il “togliattismo” del Migliore può ancora insegnare qualcosa

Bruno Ugolini

giornalista de l'Unità e autore di saggi sul sindacato

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