Quando l’Italia sembrava il Cile sognato da Allende. Nel nuovo doc di Moretti

In sala dal 6 dicembre (per Academy Two) “Santiago, Italia” il nuovo doc di Nanni Moretti che ha chiuso il Torino Filmfest. Un film importante, bello e politico che parte da una storia di ieri – l’ambasciata italiana in Cile rifugio per centinaia di cittadini in fuga dalle torture di Pinochet – per mettere in guardia l’Italia di oggi. Che, come dice un testimone, “assomiglia di più al Cile, nelle cose peggiori del Cile”. Di seguito le sale dove il regista lo presenterà al pubblico …

 

Quando l’Italia era quella delle grandi manifestazioni di solidarietà per il Cile, con gli Inti Illimani sul palco e Gian Maria Volontè in prima fila. L’Italia di chi pochi anni prima aveva fatto la resistenza. Dello statuto dei lavoratori, dell’Emilia rossa che il lavoro lo offriva agli esuli, ai rifugiati. L’Italia che nella sua ambasciata di Santiago accoglieva, salvando loro la vita, centinaia e centinaia di cileni in fuga dalle torture di Pinochet. L’Italia della bella politica, quella appassionata che commuove anche, della solidarietà, della condivisione. Quella che, come dice un testimone “era un paese che assomigliava al Cile sognato da Allende, mentre oggi …” – e lo diciamo noi sintetizzando – sta rischiando di assomigliare via via al Cile di Pinochet.

Ora che l’abbiamo visto, qui al Torino film fest, dove chiuderà sabato sera l’edizione 36 della kermese, abbiamo capito perché Nanni Moretti ha voluto raccontare una storia del passato, seppure molto bella come quella dei due giovani diplomatici italiani (Piero De Masi e Roberto Toscano) che hanno trasformato in rifugio la nostra ambasciata, senza alcun permesso dall’alto. L’ha fatto – ci appare evidente – per lanciare il suo “grido d’artista” sull’oggi. Sulla deriva autoritaria e antidemocratica dell’Italia di Salvini, sulla perdita delle responsabilità individuali, della solitarietà e dell’umanità. Perché questo ci dice Santiago, Italia intenso e appassionato documentario nelle sale dal prossimo 6 dicembre per Academy Two.

Classico, diretto, col repertorio giusto e le testimonianze dei protagonisti, gli 80 minuti di film scorrono via veloci raccontandoci il Cile di Allende, la distruzione del suo sogno sotto le bombe americane dell’esercito di Pinochet (11 settembre 1973), i drammatici giorni all’indomani del golpe, il terrore, le torture, i desaparecidos e poi quell’ambasciata italiana che per quasi un anno si è riempita di rifugiati, ragazzini, coppie, famiglie. Bastava saltare il muro di recinzione per mettersi in salvo, appena due metri di altezza e via. Una madre racconta di come ha fatto “scavalcare” la bambina, un altro di come è riuscito a saltare nonostante la poca agilità e tutti, tutti loro, di come l’Italia sia diventata subito dopo la loro seconda patria, grazie ad una sorta di gara di solidarietà che si è scatenata al loro arrivo a Fiumicino.

Tanti sono i testimoni. Giornalisti, imprenditori, operai, desaparecidos, registi. E tra loro i volti noti di chi tante volte quella storia l’ha raccontata al cinema, come Patricio Guzman (“Era la fine di tutta una vita democratica che di colpo si trasformava in dittatura”) o Miguel Littin. Lui, addirittura, in Cile c’è rientrato da clandestino “beffando” i militari di Pinochet e diventando protagonista di un libro di Marquez. Ma questa è un’altra storia (la raccontiamo qui). Quella narrata da Nanni prosegue col le testimonianze dei militari. Tra loro c’è chi si dice vittima, chi non sapeva nulla delle torture e chi eseguiva solamente gli ordini. E l’effetto è surreale.

Tra i momenti forti di Santiago, Italia, le immagini del bombardamento de La Moneda, l’ultimo discorso di Alliende (“Sono certo che il mio sacrificio non sarà vano”), le parole di Raul Silva Henriquez, il cardinale anti-Pinochet (subito rimosso da Wojtyla) e quelle della giornalista torturata a villa Grimaldi (Marcia Scantlebury). Tanti di loro si commuovono e ci commuovono. E magari in certi momenti le lacrime sono pure troppe. Eppure quando l’ultimo testimone chiude sollecitando il paragone dell’Italia di oggi col Cile di Pinochet è difficile sottrarsi all’emozione e ad una certa inquietudine.

Nanni Moretti si sa, da artista e intellettuale di parte (lo rivendica orgogliosamente anche qui), è sempre stato un grande anticipatore della cronaca. Lo è stato col Berlusconi de Il caimano e con Habemus Papam. Speriamo, insomma, che questa volta si sia sbagliato.

Il regista presenterà il film nelle seguenti sale:

giovedi 6 dicembre, Roma Cinema Nuovo Sacher, ore 21.00 e 22.40

venerdi 7 dicembre, Milano, cinema Anteo e Palestrina

sabato 8 dicembre, Pavia cinema Politeama e Mantova Cinema Mignon

domenica 9 dicembre, Modena cinema Astra e Bologna sala Lumiere

mercoledi 12 dicembre, Napoli cinema Modernissimo

venerdi 14 dicembre, Padova, cinema Astra

sabato 15, Vicenza cinema Odeon, Pordenone cinema Zero, Udine cinema Visionario

domenica 16, Firenze cinema Alfieri e Pisa cinema Arsenale

Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!. E prima, per 26 anni, a l'Unità.

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