Quel fascista di mio padre. Le “Pagine nascoste” della nostra storia (coloniale) su Raitre

Giovedì 9 agosto nella notte di Rai3 (ore 23.59 per “Doc 3”)  va in onda “Pagine nascoste”, il bel documentario di Sabrina Varani basato sul romanzo di Francesca Melandri, “Sangue giusto” (Rizzoli). Gli orrori del passato fascista e coloniale italiano tornano attraverso lo “svelamento” del vissuto di un padre 95enne, coperto fin qui da un poderoso oblio familiare. Un doc politico, estremamente attuale, già passato a TorinoFilmFest Producono Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, B&B Film, in associazione con Istituto Luce Cinecittà…

“È preferibile l’amicizia di un demonio conosciuto a quella di un angelo sconosciuto”, così recita un proverbio dell’antica e nobile tribù etiope degli Amara. Ma si può essere mai certi di conoscere davvero una persona, per quanto vicina e familiare possa essere?

Pagine nascoste il bel documentario di Sabrina Varani presentato fuori concorso nella sezione Tffdoc, invece di provare a rispondere a questa domanda, per sua natura refrattaria a risposte certe, sceglie intelligentemente di mostrarci il percorso attraverso il quale l’indagine personale, tanto necessaria quanto esigente, da fatto privato diventa materiale storico.

Il cuore del film è costituito dal romanzo Sangue Giusto (Rizzoli) e ancora di più dalla sua autrice, Francesca Melandri. È lei che seguiamo mentre raccoglie il materiale preparatorio per la stesura del suo romanzo. Un’opera ambientata nella Roma del 2010, ma la cui contemporaneità viene in qualche modo soverchiata dal ritorno prepotente e inaspettato del passato e, più precisamente, del passato coloniale italiano, una fase storica nazionale in gran parte rimossa.

Ilaria, la protagonista del romanzo, si ritrova davanti una testimonianza vivente di quella storia carica di violenza e vergogna: un ragazzo etiope che sostiene, a ragione, di essere suo nipote. Lei ha sempre saputo che suo padre, il novantacinquenne Attilio, da giovane era stato fascista, come la maggior parte dei suoi coetanei. Ma si trattava di una fase della sua vita su cui, con la scusa di voltare pagina, tutti i membri della sua famigli avevano scelto di far calare un poderoso oblio; quasi che la storia disponesse di un sistema di prescrizione simile a quello giudiziario. Ma l’arrivo di questo familiare sconosciuto costringe Ilaria a rimescolare le carte, a tornare indietro nel tempo e a fare i conti col passato.

In parallelo l’autrice del romanzo indaga sul proprio padre, che pur non essendo mai andato in Etiopia le fa da modello per Attilio. Anche lui fu un fascista, una camicia nera per l’esattezza, e anche lui fu sempre molto ritroso quando si trattava di discutere di quel periodo della propria vita. La versione ufficiale, la versione che in famiglia tutti hanno sempre scelto di accettare, lo voleva fascista convinto soltanto sino alla sciagurata campagna di Russia, a cui avrebbe fatto seguito se non proprio una conversione, per lo meno una profonda disillusione per gli ideali nutriti in gioventù.

Delusione causata dalla testimonianza dell’impreparazione e del pressapochismo cinico e criminale con cui venne portata avanti la campagna stessa. Ma il ritrovamento di un articolo innegabilmente razzista e fascista scritto dal padre durante la fase terminale della Repubblica di Salò arriva a smentire questa versione, ed esige, se non la verità, per lo meno lo sforzo necessario al suo ottenimento.

Lo stile adottato dalla Varani durante questa doppia indagine – da un lato gli orrori del passato coloniale e dall’altro le ombre lunghe del proprio passato familiare – è uno stile che risulta sobrio senza mai essere freddo, empatico senza mai rischiare d’apparire ridondante. In tempi dominati da un gusto pornografico per la spettacolarizzazione delle emozioni, è rinvigorente osservare dei momenti privati mostrati in modo così naturale e poco artefatto. Lontani dalla condizione voyeuristica in cui spesso veniamo relegati, si ha l’impressione di procedere a ritroso in una storia anche nostra, non più privata o distaccatamente storica, ma condivisa e attuale.

La memoria è al tempo stesso archivio esatto e lente distorcente, dono e condanna, e le risposte, anche quelle più nette e incontrovertibili, non sono mai definitive: richiedono partecipazione, intuito e coraggio. La partecipazione, che è data dal lavoro, dal dialogo con i testimoni e dal rapporto con le fonti scritte. L’intuito, che è il talento nel saper ricollegare tra loro i frammenti di cui è composta la realtà. E il coraggio di leggere quella mappa che siamo stati in grado di ricreare, senza omettere quelle zone buie che ci addolorano e mettono in crisi le nostre certezze.

Questo documentario ha una rilevanza politica estremamente attuale. Adesso che ovunque sembrano risorgere preoccupanti rigurgiti fasciste e razzisti, è fondamentale scoprire o riscoprire gli orrori e gli errori del nostro passato recente, e non soltanto per condannarli, ma per comprenderli finalmente a fondo, per accettare perfino l’orribile possibilità che, forse, anche noi avremmo potuto essere complici di tali nefandezze e, da questo orribile dubbio, trarre la forza necessaria affinché ciò non accada più.

 

Orso Jacopo Tosco

scrittore

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