Su quel letto la fine di una coppia (e del corpo). Dall’Argentina la sorpresa di Berlino 2018, ora in streaming

Uno dei film più sorprendenti della Berlinale 2018, ora su Prime Video. È “La cama” della regista argentina Mónica Lairana. Una coppia oltre la mezza età consuma la fine del loro rapporto sullo stesso letto dove non riescono più a fare l’amore. Gli attori in scena nudi coi loro corpi non più attraenti senza timore di mostrare l’osceno o l’inguardabile. Un film sullo scorrere del tempo, crudele e implacabile e sulla conseguente decadenza del corpo. Il coraggio di uscire dal perbenismo della filmabilità…

 

Buenos Aires. Un uomo e una donna nella loro casa, 58 e 56 anni, una coppia matura. Quasi anziana. Sono nudi e le loro carni cedono all’inevitabile passare del tempo: provano a intrattenere un rapporto sessuale, ma non ce la fanno. Arriva dalla sezione Forum una delle sorprese della Berlinale 2018, La cama della regista argentina Mónica Lairana, classe 1973, presentato al Festival martedì 20 febbraio. Il letto, così si chiama il suo film: ed è proprio nel letto che i due coniugi giacciono in apertura, simbolo dell’unione coniugale e oggi anche della distanza siderale tra loro.

Rilevata l’impossibilità di essere ancora coppia, esercitandone le funzioni, i due iniziano lentamente a smontare la propria casa: dopo anni di vita insieme si stanno separando. Hanno una figlia, che non si sente mai, è solo una segreteria telefonica. Il racconto sta già tutto nell’incipit: la donna, Mabel, dopo il tentativo sessuale si produce in un pianto disperato. È l’urlo che rileva l’epilogo della coppia, insieme all’avvenuta fine dell’età adulta e l’avanzare della morte. L’inquadratura, crudelmente, ripassa le foto di una gioventù ormai svanita.

Il racconto si appoggia su dettagli minimali: pochissimi dialoghi, gesti ripetuti, un cane che appare e scompare. La messinscena sottolinea ripetutamente il degrado fisico: l’uomo, Jorge, si addormenta spesso e nelle posizioni più scomode, in una sorta di narcolessia “pre-mortem”, che anticipa la fine.

Ma la loro condizione viene restituita semplicemente per “mostrazione”: i loro corpi sono sempre davanti ai nostri occhi. I due, svuotando l’armadio, si provano alcuni vestiti del passato che non calzano più. Se in alcuni momenti un abisso li separa, in altri l’uomo e la donna si trovano, stabiliscono improvvisamente un contatto, un gesto o una parola, che è retaggio della vita passata insieme. Del letto condiviso.

È un film sullo scorrere del tempo, implacabile, ma – come detto – anche sulla decadenza del corpo: in tal senso gli attori, Alejo Mango e Sandra Sadrini, recitano spesso completamente nudi e si espongono senza pudore, sia nel fisico appesantito dal tempo (lui) che nella vistosa cicatrice (lei). In una prova notevole offrono ciò che raramente si vede su grande schermo: un rapporto senile, il sesso praticato o tentato, gli episodi quotidiani all’insegna della reiterazione. Quando provano a spostare i mobili di casa, le conseguenze dell’età li rendono presto stremati.

La cama è semplice: in 95 minuti racconta la fine di una coppia per motivi biologici. Senza timore di mostrare l’osceno o l’inguardabile. Così la regista fa un passo avanti nel cinema che inscena la senilità: e solo in conclusione rilascia una nota di speranza, disegnando una curva sentimentale nel suo piccolo intreccio. Alla fine, forse, c’è il punto di contatto: “Ma ora non ti addormentare – dice lei -, il camion sta per arrivare”. Si compie il trasloco, una vita finisce.

Budget minimo, la sola forza di un’idea, il coraggio di uscire dal perbenismo della filmabilità: anche questo è il ruolo di un festival, e della sezione collaterale Forum che si conferma felicemente sperimentale.

Emanuele Di Nicola

giornalista e critico cinematografico

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