A quel “party” che sembra scritto da Oscar Wilde. Il Nastro europeo

Il Nastro europeo 2018 i Giornalisti Cinematografici (SNGCI) lo consegnano giovedì 12 a Sally Potter. Un riconoscimento all’intera opera della regista britannica e in particolare per questo suo ultimo “The Party”, black comedy già premiata alla Berlinale e  alla Festa di Roma (col Guild Film Prize). Magnifica scrittura tragicomica con interpreti meravigliosi. Una sorta di “carnage” intorno ad una neoministra inglese e i suoi amici. Davvero Oscar Wilde non sarebbe riuscito a far di meglio…

Oscar Wilde, resuscitato nel secondo decennio del duemila, non sarebbe riuscito a far di meglio.
È una scrittura tragicomica magnifica quella che è uscita a Sally Potter per The Party.

Ritmo e tempi perfetti, attori più che perfetti che l’autrice – che tutti abbiamo conosciuto con Orlando – ha scelto con il progetto di fare uscire dalla sala il pubblico convinto che nessun altro sarebbe stato così giusto in quel ruolo.

Ecco dunque i magnifici sette: Kristin Scott Thomas nel ruolo della festeggiata, Janet, una politica inglese neonominata Ministro del Governo Ombra; Timothy Spall che qui è Bill, il marito, un accademico che ha rinunciato alla carriera per favorire l’ascesa della moglie; Patricia Clarkson che è April, biondona vaporosa ancora in forma, ma dalla lingua biforcuta e mente acuta che, a parte Janet, sua amica iperstimata, sparge senza ritegno a raffica i suoi strali feroci, e soprattutto sul marito, Gottfried , sorta d’Idiota dostoyevskyano in salsa new age cui aderisce, strepitoso, Bruno Ganz; Cherry Jones che qui è Martha, insegnate e miglior amica del marito di Janet, lesbica iper-femminista ammorbidita dall’età e soprattutto dall’amore per la giovane compagna, Jinny, interpretata da Emily Mortimer, che le ha messo in cantiere una gravidanza plurima che inquieterebbe chiunque.

E infine c’è Cillian Murphy, che è Tom, un finanziere belloccio in giacca, cravatta & coca d’obbligo, che arriva al party per ultimo, agitatissimo e senza la sua metà. Di cui sappiamo da subito solo che è bellissima e sarà nello staff della neoministra.

Il film che si apre e si chiude con la stessa scena (Janet stravolta che apre armata la porta) è in rigoroso bianco e nero (e questo, lo sappiamo bene, rivedendo i film d’epoca, fa risaltare ancor di più il talento e il corpo degli attori), si sviluppa con unità di tempo e luogo tutto nell’appartamento di Bill e Janet che troviamo all’inizio, lei con grembiule a cucinare vol au vent per i suoi ospiti con il telefono rovente per i continui squilli di congratulazioni, lui in salotto con lo sguardo perso e forse molto vino in corpo.

Appartamento radical chic da intellettuali che, innescato da subito da una rivelazione sconvolgente di Bill, si trasforma in un baleno in un campo minato che non salva nessuno.

Perché, in effetti, protagonista della storia è proprio la Verità, quella che tutti i cari amici nascondono.
Se pensate a Carnage, Le prénom o Il nome del figlio, tre salottieri (nel senso di chiusi in un salotto) film di recente gran successo, qui c’è qualcosa di più: quell’umorismo graffiante e al contempo elegante che i migliori anglosassoni hanno nel loro dna.

Girato con gran divertimento in due settimane (e questo, obbiettivamente, sembra un miracolo) ma dopo una personale profonda preparazione in giro per il mondo con i vari attori, The Party, scritto e diretto da Sally Potter, è un gioiellino, frutto di partecipata collaborazione di professionisti di tutto il mondo: attori inglesi e americani, direttore della fotografia russo, montatore danese e così via. Alla faccia di Brexit, che va in opposta direzione: isolamento invece di cooperazione, esplosa dopo la prima settimana di lavorazione.

Presentato alla Festa del cinema di Roma, dopo il concorso a Berlino, da dove si è portato a casa il Guild Film Prize, The Party uscirà in Italia l’8 febbraio distribuito da Academy Two.

Marina Pertile

giornalista

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