Quando Mick Jagger voleva essere Alex. Il romanzo che ha fatto la storia del cinema

“A Clockwork Orange” noto come “Un’arancia a orologeria” nella prima traduzione italiana e poi definitivamente “Arancia meccanica”  che arrivò nelle nostre librerie nel ’69 e fece innamorare anche Mick Jagger. Storia e curiosità del romanzo di Anthony Burgess divenuto il capolavoro “maledetto” di Stanley Kubrick. Un film che costò allo stesso regista minacce e censure tanto da chiederne lui stesso il ritiro dalle sale. “Quello che cercavo di esprimere è che è meglio essere malvagi per propria scelta che essere buoni grazie a un lavaggio scientifico del cervello”, spiegherà molto anni dopo lo scrittore…

I film sono spesso tratti da libri, i quali talvolta sono ispirati a fatti realmente accaduti. Lo scrittore Anthony Burgess, pseudonimo di John Burgess Wilson (Manchester, 25 febbraio 1917 – Londra, 22 novembre 1993), tra i massimi autori inglesi del Novecento, usò come base di uno dei suoi più celebri romanzi un episodio tragico che lo segnò anni prima di iniziare a scrivere.

Ai tempi dell’università Burgess conobbe la giovane Llewela “Lynne” Isherwood Jones. I due si innamorarono e si sposarono il 22 gennaio del 1942. A quel tempo Anthony era arruolato nella British Armed Forces e combatteva sul fronte orientale, mentre Llewela viveva a Londra. Nel 1944 la ragazza, durante un black out bellico (una pratica attuata durante la guerra per rendere meno visibili gli obiettivi dei nemici), venne picchiata, derubata e violentata da quattro disertori americani. A causa di quella violenza Llewela perse il figlio che stava aspettando. Anthony in quei mesi era in servizio a Gibilterra e gli fu perfino negato il permesso di visitare la moglie. Un episodio che segnò violentemente la vita della coppia.

Burgess negli anni seguenti divenne insegnante, musicista e scrittore, ponendo al centro delle sue opere l’individuo minacciato dalla violenza, limitato nella libertà dai condizionamenti ideologici, oppresso dalla macchina dello Stato. Tematiche che esprimerà in modo esemplare quando, nel ’62, ispirandosi a quel “crudele e inconsulto atto” vissuto, darà alle stampe un romanzo destinato a divenire non solo una pietra miliare della letteratura del ‘900, ma anche della storia del cinema: A Clockwork Orange, noto come Un’arancia a orologeria nella prima traduzione italiana e poi definitivamente Arancia meccanica.

In una Londra di un futuro ravvicinato, piccole bande di teppisti adolescenti vagano per le sue squallide e fatiscenti periferie, derubando, uccidendo e violentando impunemente, caricati dal “latte più” (latte e droga). Una di queste bande, quella dei “Drughi”, è capeggiata da Alex, un quindicenne più intelligente e colto dei suoi coetanei, che ama la musica classica, soprattutto Beethoven.

Dopo numerosi crimini, tra cui il pestaggio e lo stupro della moglie di uno scrittore, Alex viene catturato e condannato a 14 anni di reclusione. Sarà allora che, attraverso la “cura Ludovico” (una terapia sperimentale che induce il soggetto a provare disgusto per la violenza), il giovane teppista sarà “normalizzato” dal potere, neutralizzato e privato del suo libero arbitrio.

Terminato il trattamento, infatti, Alex ormai incapace di qualunque reazione, sarà perseguitato dai suoi vecchi amici, oggi in divisa da poliziotti (potere e violenza coincidono) e dalle sue stesse vittime, per poi trovare ospitalità nella casa dello scrittore Alexander che anni prima aveva brutalizzato. Dopo un mancato suicidio sarà il Governo a “prendersi cura” di lui, trasformandolo in uno dei suoi collaboratori più preziosi. Con un seguito più rassicurante e moralista nella prima versione inglese del romanzo, in cui Alex ormai innocuo, rientra totalmente nei canoni borghesi, arrivando anche a mettere su famiglia.

Per A Clockwork Orange, arrivato nelle librerie nel 1962, Burgess creò uno straordinario linguaggio a parte, il nadsat, mix di neologismi, inglese cockney, russo, espressioni forbite e linguaggio infantile. La cui ricchezza è incredibilmente conservata nella traduzione italiana che arrivò in libreria nel 1969 per Einaudi.

Fatto sta che il romanzo attirò subito l’interesse del mondo del cinema. I diritti furono comprati dallo scrittore Terry Southern che, insieme al fotografo Michael Cooper, aveva iniziato a scrivere una sceneggiatura. Ma il primo a ispirarsi, molto liberamente, al romanzo di Burgess fu Andy Warhol che nel 1965 realizzò Vinyl in cui Alex diventa il teppista Victor (Gerard Malanga) in una versione sperimentale e in pillole dell’Arancia a orologeria.

Nel frattempo i diritti dell’opera erano passati all’avvocato di Southern, Si Litvinoff, che, dopo aver prodotto alcune commedie off-Broadway, voleva trasformare il romanzo in un veicolo pubblicitario per i Rolling Stones con Mick Jagger, estimatore del libro, nella parte di Alex. Ma gli “Stones” non avevano bisogno di pubblicità e il progetto cadde.

Verso la fine del 1969 lo stesso Southern ricevette una telefonata, “Ti ricordi quel libro di Antonhy Burgess che mi hai mostrato?”. Dall’altro capo del telefono era Stanley Kubrick, appena reduce dal successo di 2001: Odissea nello spazio (1968). Lo scrittore disse al regista di non avere più i diritti del romanzo finiti, invece, nelle mani di Litvinoff, il quale non aveva ancora accantonato l’idea di realizzare il film. Kubrick per ottenerli li pagò a caro prezzo: 200.000 dollari più il 5% dei profitti.

Finito il rapporto con la MGM, che tra l’altro aveva deciso di non finanziare più alcun film, Kubrick dovette trovare nuovi produttori. Dopo aver tentato con la neonata American Zoetrope fondata da Francis Ford Coppola e George Lucas (uno dei primi film prodotti dalla società fu Apocalypse Now), il regista si rivolse alla Seven Arts, già in prima linea per Lolita, che nel frattempo era stata assorbita dalla Warner Brothers. La “nuova Warner” stipulò un contratto di tre film con Kubrick e decise di finanziare Arancia meccanica con soli due milioni di dollari (2001: Odissea nello spazio ebbe un budget di 12 milioni).

Kubrick fu costretto così a risparmiare su tutto. Scrisse di suo pugno la sceneggiatura, aiutato dallo stesso Burgess, restando molto fedele al testo e cambiando giusto l’età del protagonista, quell’Alex, “A-lex” senza legge e senza lessico, logorroico e violento a cui diede volto e carattere un “semidebuttante” Malcolm McDowell che sarebbe diventato l’icona degli umori ribelli del cinema inglese a venire. Del resto l’attore aveva appena dato una grande prova in If…, (1968) di Lindsay Anderson, uno dei padri del Free Cinema e il suo contributo ad Arancia meccanica si rivelò fondamentale.

Sua per esempio l’idea di fischiettare Singin’ in the Rain nella scena clou dello stupro, passata alla storia del cinema. A dimostrazione di una tale immedesimazione nel personaggio che gli costò pure una costola incrinata e l’abrasione delle cornee durante la scena della cura Ludovico.

Gli altri personaggi, poi, furono tutti affidati ad attori britannici. Patrick Magee, attore prevalentemente teatrale, interpretò lo scrittore Frank Alexander; Michael Bates, l’anno prima interprete di Patton, generale d’acciaio (Patton, 1970), prestò il volto al capo guardia della prigione; Adrienne Corri, che aveva debuttato con Jean Renoir per poi lavorare con David Lean e Vittorio De Sica, divenne la signora Alexander; Anthony Sharp impersonificò il Ministro dell’Interno. E poi i “drughi”: Warren Clarke, James Marcus, Michael Tarn.

Infine, per la parte di Julian, l’istruttore di body building che aiuta l’ormai storpio Frank Alexander, Kubrick scelse David Prowse, un energumeno di oltre due metri che aveva conosciuto da Harrods mentre faceva dimostrazioni di attrazzi sportivi. Arancia Meccanica lanciò così, un po’ per caso, una futura star. Irriconoscibile con maschera e mantello e doppiato da James Earl Jones (e da Massimo Foschi nella versione italiana), David Prowse divenne il Darth Vader (Dart Fener) di Guerre Stellari.

Non meno importante, poi, la scelta della musica con le note di Beethoven e Rossini, riarrangiate elettronicamente da Walter Carlos, per commentare ironicamente le immagini violente del film.

Un’ultima menzione la meritano i costumi curati dall’italiana Milena Canonero, poi vincitrice di quattro premi Oscar, che raggiungono vette inarrivabili di grottesco. Da bombetta, anfibi e completo bianco per i “Drughi” agli abiti luccicanti della madre di Alex passando per l’abito dello stupro per il quale ne vennero realizzati a decine, uno nuovo per ogni ciak.

Quanto al titolo è lo stesso scrittore a spiegarlo, “sballato come un’arancia a orologeria” è un’espressione dello slang Cockney che sentì dire in un pub londinese, prima della Seconda guerra mondiale. All’uscita del film la Warner spiegò che Alex dopo la terapia era un'”arancia meccania”, sano e integro all’esterno, ma menomato all’interno con meccanismi che sfuggono al suo controllo.

Comunque sia quando Arancia meccanica arrivò nei cinema, nel dicembre del 1971, fu uno shock. La censura si scatenò (imponendo anche numerosi tagli), e le minacce contro Kubrick e la sua famiglia si sprecarono. Tanto che fu lo stesso regista ad invocare il ritiro del suo film dalle sale inglesi. Divieto che rimase fino alla morte di Kubrick nel ’99, impedendone anche la messa in onda televisiva, finché la Warner vinse un ricorso che “sbloccò” il film abbassando il divieto ai 14 anni. In Italia la prima messa in onda di Arancia meccanica è stata nel 2007 su La 7.

Nonostate le censure e le accuse, il film di Kubrick, ha finito per assumere la dimensione del mito, dimostrandosi una straordinaria riflessione cinematografica sulla violenza e, quindi, sulla disumanizzazione della civiltà contemporanea. Del resto lo spiega lo stesso Anthony Burgess: “Quello che cercavo di esprimere è che è meglio essere malvagi per propria scelta che essere buoni grazie a un lavaggio scientifico del cervello”.

 

Marco Ravera

Ama il cinema, la politica, i libri, il tennis e Dylan Dog

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

UA-61906727-1