Quelli che il cinema di genere … È abbastanza (senza sottotesti)

Diversamente da tanta critica per cui la verità del film di genere non è mai abbastanza, ecco “Lo schermo immaginario” (Edizioni Tabula Fati), una raccolta di recensioni di Riccardo Rosati museologo, orientalista e saggista che mette insieme i titoli d’azione, avventura e fantastico che appartengono all’immaginario collettivo. Con approfondimenti sui pionieri del genere, vedi George Pal …

“Lemeravigliose avventure di Pollicino” (1958) di George Pal

Quanto è difficile porsi di fronte alle cose facili? O se non facili, autentiche? Spesso scevre da chiavi di lettura o da sovrastrutture. In poche parole, di fronte a quelle cose che non sono altro che ciò che sono.

Restringendo il campo alla critica cinematografica, appare sempre difficile non imbattersi in recensori moralisti. Quelli per cui la verità del film di genere non è mai abbastanza. Quelli che devono scorgere tra le “pieghe” della pellicola sottotesti, elucubrazioni, istanze che in qualche modo, secondo i personali sistemi filosofici, elevino il film. Il che, intendiamoci, non è detto che non ve ne siano (sottotesti etc..), ma mica è detto che debbano esserci a tutti i costi.

Ci sono casi cinematografici che sono l’emblema dei danni che una critica militante può arrecare a un cineasta e al suo lavoro, si pensi a Michael Cimino che da I cancelli del cielo in poi è stato il bersaglio designato di certa stampa perbenista e ipocrita, fino a minarne, forse, la stessa salute mentale, al John Carpenter de La Cosa e Grosso guaio a Chinatown, crocifissi e poi solo più tardi riscoperti come autentici colpi di genio, al John Milius di Alba Rossa, al Verhoeven di Basic Instict e Starship Troopers.

Ma, attenzione! Mai ingolfarsi nelle generalizzazioni. Si sottrae felicemente alle sabbie mobili di quel pensiero unico che ammanta certa critica, infatti, l’attività giornalistica di Riccardo Rosati, museologo, orientalista e saggista che da circa vent’ anni racconta l’azione, l’avventura, l’intrigo, l’orrore e il fantastico con sguardo tanto sincero quanto vigile.

Ciò che ha scritto negli anni tra recensioni e saggi per Barbadillo, Enchanted Lands, Film e DVD, Hong Kong Express, Quarto Potere, Spazio Film, Taxidrivers, costituisce oggi l’ossatura de Lo schermo immaginario (2016), Edizioni Tabula Fati, collana Maschera e volto, un corposo volume che indaga sui paradigmi narrativi che molto hanno a che fare con quello “Schermo Immaginario” che è appunto il cinema di genere e che unitamente riflette su categorie come cultura alta e bassa di cui disinnesca stereotipi e luoghi comuni partendo dalla stessa stringente concezione del cinema, troppo spesso e sbrigativamente espressa in termini autoriali e di consumo.

Nel suo testo, l’autore mette insieme titoli che formano quell’ arcipelago di suggestioni per immagini che appartengono all’immaginario collettivo. I contenuti si fanno apprezzare per più di un motivo ma ciò che balza immediatamente agli occhi è la combinazione riuscita tra analisi rigorosa, accuratezza delle fonti e disinvoltura dello stile.

Se i primi due elementi sono o meglio, dovrebbero essere la stella polare di chi si propone come “guida” al film, il terzo è un tratto che ben caratterizza un certo modo di fare e intendere il ruolo del critico: serio ma non serioso.

La lettura di questo lavoro costituisce una ghiotta opportunità di scoprire e riscoprire vecchi e nuovi titoli mescolati in una messe di film dai destini più diversi e inoltre, il volume si propone di tracciare un parallelo tra i film che si occupano d’immaginario e quelli che ne fanno parte.

Nella seconda parte del testo, il saggista si concentra su approfondimenti dedicati tra gli altri, a H. P Lovecraft e al cinema che se n’è interessato – un titolo per tutti: Il seme della follia – e a George Pal, pioniere della fantascienza cinematografica, regista di pietre miliari come Le meravigliose avventure di Pollicino, vincitore dell’Oscar per gli effetti speciali nel 1960 e L’uomo che visse nel futuro, nonché produttore di capolavori come Uomini sulla Luna, Quando i mondi si scontrano, La guerra dei mondi e Doc Savage.

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Una risposta

  1. DEBORA ha detto:

    Bellissimo articolo!

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