Riace, un’altra Italia è possibile. E “Iuventa”, doc che “favoreggiano” l’accoglienza

“Un paese di Calabria” il doc di Shu Aiello e Catherine Catella del 2016 che racconta l’esperienza di solidarietà e accoglienza compiuta a Riace e che le registe hanno messo in streaming  per sostenere il sindaco Domenico Lucano, appena arrestato per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. E ancora “Iuventa” di Michele Cinque, altro doc che racconta il salvataggio di 14.000  persone nel Mediterraneo da parte dell’equipaggio della barca tedesca, accusato poi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina …

 

In seguito alla vicenda giudiziaria che ha visto l’arresto del sindaco di Riace Domenico Lucano per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”, è stato rimesso in circolazione e offerto alla visione gratuita in streaming, sabato 6 e domenica 7 ottobre, il doc del 2016, Un paese di Calabria scritto e diretto da Shu Aiello e Catherine Catella. Offerto al pubblico in occasione della grande manifestazione di solidarietà che si è svolta a Riace e proprio “contro la criminalizzazione degli atti di solidarietà”, come hanno sottolineato le stesse registe.

Si tratta di una coproduzione franco-italo-svizzera con il sostegno di Eurimages, che ha partecipato a numerosi festival internazionali, vincendo, tra gli altri, il Buyens-Chagoll Award a Visions du Réel di Nyon, in Svizzera. Difficile giudicare un’opera che non può non risentire – a posteriori – del clima politico e ideologico che ha accompagnato finora l’intera vicenda. Però è ciò che andrebbe fatto per non aggiungere altri veleni al dibattito e restare sul terreno del docufilm, che per sua natura dovrebbe apportare elementi di conoscenza e di plusvalore artistico attraverso il linguaggio che gli è proprio.

Un paese in Calabria descrive dunque, con padronanza del mezzo tecnico, attenzione all’estetica e una forte dose di empatia – il tutto non privo però di un certo schematismo (la voce narrante di un’emigrata italiana in Francia per sottolineare la specularità della vicenda migratoria) – gli aspetti e le implicazioni di un progetto di integrazione che ha avuto molta risonanza negli anni e nei mesi scorsi.

Il progetto è partito dalla necessità di ripopolare un paese svuotato dei suoi abitanti, riportandolo alla vita, e si è basato sulla solidarietà e l’impegno della popolazione locale, delle autorità religiose e di tutte le persone di buona volontà. “La popolazione di Riace – si legge nei titoli di coda – è passata da 900 a 2.100 persone in 25 anni. Sostenuta dal governo italiano e dall’Unione europea, l’associazione Città Futura gestisce oggi l’accoglienza di 400 richiedenti asilo e/o rifugiati di 22 nazionalità diverse. Nell’attesa di documenti, sono inseriti in un progetto di due anni di formazione professionale e apprendimento della lingua. Durante questo periodo hanno diritto a un alloggio. Alcune famiglie si sono sistemate nel paese in modo permanente. Oggi l’esperienza di Riace si sta estendendo ai villaggi vicini”.

Come sappiamo, non tutto ciò che è accaduto a Riace ha rispettato i termini della legge, e questo ha aperto un problema di carattere giudiziario sulla cui opportunità non è qui il caso di pronunciarsi. In particolare sono finiti sotto le mire della magistratura i matrimoni “combinati”, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e altri reati perseguiti dalla legge italiana. Ciò detto, e senza addentrarsi nella vicenda giudiziaria, c’è da augurarsi che i suoi sviluppi non mettano in discussione l’esito di un progetto che ha fatto scuola e dovrebbe costituire anche in futuro un modello virtuoso di integrazione.

Un giudizio analogo può valere per un altro doc, Iuventa, presentato in anteprima al Biografilm festival di Bologna e uscito nella sale italiane lo scorso 25 settembre. Diretto da Michele Cinque, prodotto da Lazy film con Rai Cinema e co-distribuito da Wanted Cinema e ZaLab, Iuventa segue le peripezie dell’omonima barca della Ong tedesca Jugend Rettet, che ha salvato oltre 14.000 persone nel Mar Mediterraneo prima che l’equipaggio venisse accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la nave finisse sotto sequestro preventivo da parte delle autorità italiane.

La vicenda della Iuventa riguarda un tema troppo sensibile politicamente, ed eticamente, per essere liquidata in una frettolosa recensione cinematografica. Anche in questo caso, però, va sottolineato il valore documentaristico e di testimonianza su una vicenda che solo i posteri potranno giudicare con la necessaria serenità. E soprattutto con quella pietas che spesso sembra mancare quando si affrontano vicende umane così dolorose.

Carlo Gnetti

giornalista e scrittore

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