Sassate a scuola “contro” l’integrazione. La commedia di Natale politicamente scorretta

In sala dal 6 dicembre (per Warner Bros. Pictures), “La prima pietra”, nuovo film di Rolando Ravello dalla pièce di Stefano Massini. Una commedia a suo modo coraggiosa e politicamente scorretta su un tema mai come oggi così “sensibile, come l’integrazione. Un bambino musulmano tira un sasso a scuola che ferisce bidello e consorte… Con Corrado Guzzanti, inarrivabile, nei panni del preside “mediatore” …

Molto carino e, a suo modo, coraggioso e politicamente scorretto il film di Rolando Ravello, La prima pietra, tratto da un testo originale del drammaturgo Stefano Massini, in uscita nelle sale il 6 dicembre.

Dell’impianto teatrale il film Warner Bros e Fandango mantiene intatta l’atmosfera, assieme all’unità di luogo e di tempo, nonostante un inizio scoppiettante di stampo cinematografico che serve a presentare i personaggi, l’ambiente (una scuola) e a innescare una vicenda paradossale, densa di metafore e richiami all’attualità politica e sociale.

Ancora una volta saranno i bambini a salvare il mondo? Sì e no, perché il conflitto innescato da un alunno immigrato di seconda generazione, che ha provocato il ferimento del custode e della di lui moglie con una pietra scagliata contro una finestra del cortile, spingerà sì il preside – un inarrivabile Corrado Guzzanti – a tentare una composizione pacifica tra la madre dell’alunno – Kasia Smtuniak credibilissima signora col velo, ligia alle tradizioni –, la suocera – Serra Yilmaz ancora legata ai ruoli ozpetekiani ma più libera di esprimere il suo talento –, l’ineffabile e un po’ sciroccata maestra – una superlativa Lucia Mascino – e le due vittime incerottate – Valerio Aprea e Iaia Forte che mettono il loro professionismo di alto livello al servizio di una storia minimalista dal notevole impatto comico –; purtroppo, però, il tentativo del preside, coadiuvato da una segretaria che vuole monetizzare tutto (Caterina Bertone), non andrà a buon fine, scatenando una rissa finale degna dei western all’italiana con Terence Hill e Bud Spencer.

A meno che… a meno che non siano i bambini a prendere in mano la situazione e a rivoltarla nel segno della convivenza multicuturale e multireligiosa. Anche perché il tutto avviene durante l’annuale ma non più innocua, dati i tempi che corrono, recita natalizia. E una seconda pietra malandrina rischia di far crollare il fragile castello di carta innescando una circolarità che riporta tutto all’inizio.

Pregevole il lavoro d’insieme e apprezzabile il quadretto di costume, con rinvii puntuali a temi “sensibili”, del resto già presenti nelle precedenti regie cinematografiche di Ravello (Tutti contro tutti, 2013; Ti ricordi di me, 2014). Il tutto attraversato da una vena di pessimismo che non lascia molte speranze sul futuro di integrazione nel nostro paese. Alla fine, però, il film risulta un po’ esile nella sua consistenza, forse perché la trama – il soggetto è scritto dallo stesso Massini – avrebbe avuto bisogno di un colpo d’ala finale o di uno sviluppo più solido. In ogni caso la performance degli attori, e in particolare quella di Corrado Guzzanti, vale da sola il costo del biglietto.

Carlo Gnetti

giornalista e scrittore

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