Scarpetta, la vita da film (di Martone) del comico amatore. In un libro che è un film

In attesa di “Qui rido io”, nuovo film di Mario Martone con Toni Servillo nei panni di Eduardo Scarpetta, vi proponiamo “Attori si nasce” (edizioni La Conchiglia), delizioso libro di Francesco Canessa, dedicato al palazzo di famiglia a Napoli. Il celebre attore comico, dongiovanni incallito, di questo Palazzo ne aveva fatto una sorta di cohousing, dove i  residenti erano in buona parte figli suoi, non tutti riconosciuti, ma tutti discendenti da storiche dinastie teatrali. Un libro che è già una divertente sceneggiatura …

Famiglia Scarpetta: Rosa, Eduardo e i figli Vincenzo e Maria – Archivio Maria Vittoria Scarpetta

Qui rido io. Questo il titolo scelto per il film – prodotto da Indigo e Publispei con RaiCinema – che Mario Martone sta cominciando a girare su Eduardo Scarpetta, sicuramente il più amato attore e autore del primo Novecento teatrale napoletano, per l’occasione interpretato da Toni Servillo.

Titolo che il regista ha scippato all’epigrafe che la star comica dell’epoca si fece scrivere a grandi lettere su uno dei torrioni del suo buen retiro, al Vomero, neogotica villa panoramica lontana dal mare e dal cuore della città.

Non è però di questa dimora che si parla nell’incipit del delizioso e informatissimo libro Attori si nasce (edizioni La Conchiglia) – che Francesco Canessa, Sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli fino al 2001, ha scritto nel 2013 –, ma di Palazzo Scarpetta, Napoli, quartiere Chiaia, via Vittoria Colonna 4, che da solo, per le dinamiche del suo umano contenuto, varrebbe un’ esilarante sceneggiatura.

Controllato a vista dal portiere don Peppino (che Eduardo De Filippo immortalò in Questi fantasmi col nome di Raffaele) – con un anticipo di quasi cent’anni nei confronti dell’idea dell’architetto danese Jan Godman Hoyer che si è poi diffusa in tutto il mondo – Scarpetta, dongiovanni incallito, di questo Palazzo ne aveva fatto una sorta di cohousing con residenti che non erano per niente sconosciuti, essendo in buona parte figli suoi, non tutti riconosciuti, con relativi parenti d.o.c. in senso artistico: in quanto tutti discendenti da storiche dinastie teatrali.

Dunque la condivisione, essendo tutti figli d’arte, andava ben oltre gli spazi comuni: erano tutti attori o autori. In scena e fuori.

In due stanzette affacciate sul cortile, viveva, con la moglie Amelia, Vincenzo, figlio di Rosa De Filippo, moglie ufficiale di Eduardo Scarpetta, con cui aveva messo al mondo anche Domenico. Spazio ristretto con modesto affaccio, non perché fosse il più sfigato, ma è che, d’accordo con la moglie, avevano ceduto alla loro figlia Dora, sposata con un figlio di Raffaele Viviani, il loro ampio appartamento con vista mare al quarto piano.

Vis – à – vis stava Maria Scarpetta, figlia di un breve coup de foudre del poligamo divo napoletano con una costumista (che ai tempi si chiamava solo sarta) e prima creatura (per quanto ne sappiamo) illegittima del comico che aveva però subito pensato degna del suo cognome, dunque ufficialmente riconosciuta, forse perché dotata di spiccato umorismo, messo al servizio, insieme a suo marito, Mario Mangini, della scrittura di teatro leggero.

Un altro piano era occupato dalla prolifica dinastia Carloni. Titina de Filippo, col figlio Augusto e il marito Pietro Carloni, condividevano l’ingresso del loro appartamento con quello dei due amati suoceri: Augusto senior e la moglie Addolorata che in pianta stabile tenevano ben tre nipoti, ma, in base ai giri di tournée, si avvicendavano lì – annunciati a vista dalla vistosa presenza nell’ingresso dei loro bauli d’ordinanza – anche i loro altri figli (anni fa, Lina Wertmuller, che lavorava spesso con Ester Carloni, aveva in mente un film su questa famiglia). Nove in totale detti O’reste. Formula chiave riassuntiva che Augusto senior – attore itinerante con sposa e figli che portava Shakespeare nei borghi più sperduti di Campania e Puglia anche se privi di teatro – usava sempre quando cercava alloggio per la sera.

Per evitare preventivi rifiuti, si racconta che alla domanda dei locandieri: quanti siete? Rispondeva così: io, mia moglie e O’reste. Facendo credere che in tutto erano tre. Storia che sembra uscita da uno sketch del Pappagone di Peppino De Filippo, marito poi di Adele Carloni (ex gruppo O’reste), e com’è noto anche lui figlio, con Eduardo e Titina, di Luisa De Filippo, nipote di Rosa, moglie ufficiale di Scarpetta che a questi tre figli illegittimi aveva solo concesso di chiamarlo zio.

Come del resto anche all’altro Eduardo – quello che l’insaziabile comico amatore aveva avuto con un’altra nipote della moglie, la sorella di Luisa, dunque zia dei tre De Filippo – anche lui non riconosciuto come figlio ma solo come nipote costretto pure da Scarpetta ad adottare un nome d’arte, Passarelli, per evitare confusioni con l’ormai noto e non solo nipote Eduardo De Filippo.

Di infiniti dettagli e aneddoti di spettacoli e vita (tra cui l’inquietante scoperta che Lucky Luciano era il misterioso innamorato che ogni sera veniva a prendere una giovane attrice piemontese ospitata da Titina) di Palazzo Scarpetta, ma anche di altre dinastie napoletane di artisti, è ricco il libro che Francesco Canessa ha scritto con formidabile memoria di vita vissuta, visto che lui in quel Palazzo all’epoca era stato introdotto dall’amico Augusto, appunto il figlio di Titina e Pietro. Ospite fisso del loro appartamento è stato testimone di persona delle prove che lì si sono tenute per preparare il debutto di Napoli milionaria, testo che segna un cambio di rotta espressiva del teatro di Eduardo.

Ma questa formidabile frequentazione non gli ha regalato solo questo. Lì ha trovato anche l’amore: ha sposato Italia Carloni, una dei tre stanziali nipoti (due femmine e un maschio), giovane e ovviamente attrice anche lei che Tina Pica chiamava ‘a Piccerella, e con cui lui ha poi messo al mondo tre magnifici figli musicisti.

Con la speranza che la sceneggiatura del film di Martone si sia nutrita e abbia preso spunto anche da questo prezioso scrigno, e non si limiti solo alla querelle giudiziaria intentata da D’Annunzio per aver fatto molto ridere il suo pubblico con Il Figlio di Jorio (da cui per altro Scarpetta fu assolto con formula piena), noi restiamo in attesa di Qui rido io.

E mentre lui se la ride, anche a noi fa piacere che i tre fratelli suoi nipoti-figli si siano definitivamente uniti il 21 dicembre dello scorso anno davanti al Teatro San Ferdinardo. Alla antistante piazzetta Eduardo De Filippo e alla via Peppino De Filippo che confluisce lì, è infatti finalmente arrivata anche Titina con la sua nuova via. Ma non si è limitata solo a questo: ora per desiderio e scelta di tutti i suoi nipoti (di cui Scarpetta è il bisnonno) l’intero Archivio di Titina è stato affidato alla Biblioteca di Storia Patria.
Insomma è pubblico e abita al Maschio Angioino.

Marina Pertile

giornalista

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