Se il tuo cane diventa un terrorista. Il racconto shock di Gord Sellar

Mentre al cinema i cani sono protagonisti nei bei film di Matteo Garrone (“Dogman”) e Wes Anderson (“L’isola dei cani”) vi proponiamo un racconto molto speciale: “Prodigo” dello scrittore di fantascienza Gord Sellar. In un futuro prossimo i cani sono trasformati in «esseri» senzienti da un procedimento biocybernetico. E poi diventano parlanti e ancora pensanti, fino alla ribellione contro l’uomo, e la nascita di un gruppo terroristico per la liberazione canina. Sarebbe davvero un ottimo film …

Quante volte alla presenza di un cane che vi fa le feste o vi guarda con i suoi occhi, inclinando vezzosamente il collo a destra e sinistra, vi sarà capitato di pronunciare questa frase: «gli manca solo la parola».

E se davvero i cani si mettessero a parlare? Il film di Wes Anderson, L’Isola dei cani, ci mostra una comunità canina evoluta, capace, appunto di parlare, di pensare e di agire. Eh sì, perché la parola non è soltanto fonetica, articolazione di suoni che si fa linguaggio.

La parola è capacità di stabilire relazioni biunivoche, di interagire, di assentire o di negare, di guardare, capire e parlare, magari per dire «non sono d’accordo». E alla fine ribellarsi. Anche i cani del film Dogman di Matteo Garrone «ci guardano», assistendo ora furiosi ora mesti dalle gabbie in cui sono costretti alle miserie, alle violenze, ai martirii umani. Non parlano ma in fondo a dar loro la voce sarà il «canaro».

C’è un racconto, in giro, e lo trovate, assieme ad altri, su Mondi senza fine, l’ultimo numero di Urania Millemondi (n. 80, Primavera 2018, Mondadori). Il racconto s’intitola Prodigo (Prodigal 2016) e l’ha scritto Gord Sellar, uno scrittore di fantascienza di lingua inglese, nato nel Malawi e che vive nella Corea del Sud.

È un testo davvero inquietante e parla di un futuro in cui i cani vengono sottoposti alla «sensientizzazione», un procedimento biocybernetico che li trasforma in «esseri» senzienti. Attraverso l’impianto nel cranio di un erogatore di sostanze neurochimiche che passano a poco a poco nel cervello, diventano più intelligenti e in grado «di assimilare il linguaggio molto più in fretta di un bambino umano».

Così Benji, il protagonista, un piccolo terrier, comincia a parlare, magari non bene perché il palato non è modellato come quello umano (sarebbero necessarie operazioni più costose ma i suoi padroni hanno scelto quella più economica), però si fa capire e comincia a farsi e a fare domande.

Perché – chiede – se annusa con troppa insistenza l’inguine di una ragazza, ospite in casa del padrone, viene trascinato e chiuso in un’altra stanza? Per Benji l’annusare è un comportamento normale e non ci vede niente di male: «Oh! Bello annusare! Salve amico!», si difende candidamente.

Gord Sellar

Quando la moglie del padrone è incinta, Benji lo capisce prima che glielo dicano e, quando arriva il cucciolo umano, chiede perché il piccolo Marty non condivida con lui piatto e cuccia. E perché mai, se gli scappa e la fa nel salotto di casa viene rimproverato e costretto a sfregare il muso sui suoi escrementi, mentre al piccolo umano quando se la fa addosso questo non succede.

Ci ragiono e parlo, dunque, e i cani senzienti da parlanti diventano pensanti e cominciano a pensare «politicamente», stimolati anche da programmi tv: in questo futuro distopico ma non troppo – viste le aberrazioni consumistiche che nella nostra società girano attorno agli animali domestici, cani e gatti compresi – c’è perfino una tv per cani che trasmette spettacolini, gare di riporto, pubblicità e talk show.

Ed è dalla visione di una puntata nella quale gli stessi cani raccontano con la loro voce le angherie e i soprusi che devono sopportare dai padroni, che Benji continua a prendere coscienza. Sarà un susseguirsi di piccole e inaspettate ribellioni fino alla fuga finale e all’arruolamento in un gruppo «terroristico» che propugna la liberazione canina.

Da Il Prodigo non aspettatevi una favola un po’ melensa in stile cartoon disneyano o simile alle centinaia di romanzi e film con cani protagonisti. Piuttosto, il racconto, può ricordare il bel film White God. Sinfonia per Hagen del regista ungherese Kornél Mundruczó che proprio a Cannes, nel 2014, vinse il premio come miglior film nella sezione Un certain regard.

Ma il racconto di Gord Sellar – che in buone mani potrebbe diventare un grande film – è qualcosa di più e di più inquietante. Fa ben riflettere – al di là degli stucchevoli animalismi – sui rapporti sbilanciati e ineguali tra padrone umano e servo canino. E di più: sulla deleteria e pericolosa pretesa di umanizzare i cani (per non parlar dei gatti). Salvo scoprire alla fine che non diventeranno «umani troppo umani» ma, giustamente, «canini troppo canini».

Renato Pallavicini

giornalista e critico di cinema e fumetti

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