Se mamma e papà sono mine vaganti. Come salvarsi la vita tra fratelli

In sala dal 16 maggio (per I Wonder Pictures) “Quando eravamo fratelli” di Jeremiah Zagar, ispirato al fortunato romanzo dello statunitense, Justin Torres portato in Italia da Bompiani (“Noi, gli animali”). L’infanzia difficile di tre fratellini isolati in una casa di campagna alle porte di New York, coi genitori caratteriali e disadattati. E la fantasia che viene in aiuto per superare le difficoltà …

Josiah Gabriel, Evan Rosado and Isaiah Kristian in “Quando eravamo fratelli”

Esce il 16 maggio, distribuito da I Wonder Pictures, il film di Jeremiah Zagar, Quando eravamo fratelli, vincitore al Sundance festival 2018 e già presentato in Italia allo scorso Biografilm Festival.

Il film, tratto dal romanzo di forte impronta autobiografica scritto dallo statunitense Justin Torres, Noi, gli animali, (tradotto da Bompiani), narra la vita di tre fratelli portoricani che vivono in una casa di campagna alla periferia di New York alle prese con due genitori disadattati. I quali alternano liti furibonde a passioni sfrenate e impudiche, al di fuori di ogni regola educativa, e abbandonandosi – il padre – a una violenza che sfiora ogni volta il dramma.

“Il romanzo – secondo quanto dichiara Justin Torres – contiene tutte le esperienze difficili della mia vita. Volevo scrivere di un’infanzia simile a quella che ho vissuto io e del lento e graduale processo che porta all’identificazione, alla presa di coscienza di se stessi”.

Restando fedele a questi propositi il film adotta il punto di vista del piccolo Jonah, che più di tutti soffre il comportamento incoerente dei genitori e vive in un mondo immaginario e fantastico, che ogni sera trascrive in un diario nascosto sotto la rete del letto.

La trovata – non nuova – è rendere partecipe lo spettatore delle fantasie del bambino attraverso i disegni riportati nel diario e animati ad opera di un magistrale e poetico artista, Mark Samsonovich.

Ed è forse questo il merito principale di un film che, per molti versi, si rifà in tono minore alla lezione di Terrence Malick, in particolare al film The tree of life del 2011, di cui Quando eravamo fratelli sembra ripercorrere le atmosfere, imitare le musiche, le inquadrature, la fotografia e persino l’uso insistito dei droni per le riprese dall’alto.

Alla storia in sé non resta molto da aggiungere, dato che il film, giocando sulla solidarietà tra fratelli e sulla loro intesa orientata a salvaguardare l’unità familiare, si limita a descrivere l’alternarsi di umori e situazioni con le loro ricadute sulla fantasia di Jonah.

L’effetto finale è una certa, forse voluta incompiutezza, che cerca di arrivare all’inconscio ma tocca solo alla superficie il cuore dello spettatore. Al quale resterà in dote la simpatia dei bambini, la tenerezza di Jonah e la distaccata, un po’ estranea al tutto, intensità dei due protagonisti adulti, i discutibilissimi genitori a cui prestano il volto Sheila Vand e Raul Castillo.