Se tornando a casa c’è Julia Roberts strizza cervelli. La serie Amazon da non perdere

Da un dramma radiofonico del duo Horowitz e Bloomberg, “Homecoming” sorprendente serie tv Amazon, diretta da Sam Esmail, con Julia Roberts nella doppia veste di produttrice e protagonista. È lei la psicologa della misteriosa corporation con sede in Florida, che accoglie soldati dell’esercito americano affetti da stress post-traumatici in seguito ad azioni in zone di guerra. Ma, fin dalla prima puntata si capisce che lo scopo non è propriamente quello umanitario. Un thriller psicologico dal perfetto congegno narrativo. Da non perdere …

Se potete, non perdetevi assolutamente Homecoming, serie in 10 puntate (da mezz’ora ciascuna) diretta da Sam Esmail, prodotta per Amazon Studios da Eli Horowitz, Mica Bloomberg e da Julia Roberts come produttrice esecutiva (nonché protagonista principale).

Heidi Bergman (Julia Roberts) è una consulente psicologica della Geist, una misteriosa corporation con sede in Florida, che accoglie soldati dell’esercito americano affetti da stress post-traumatici in seguito ad azioni in zone di guerra. Tra i pazienti affidati a Heidi c’è Walter Cruz (Stephan James, visto in Race – Il colore della vittoria e in Se la strada potesse parlare, di prossima uscita nelle sale).

Homecoming è il nome del progetto che il Dipartimento della Difesa ha commissionato alla società Geist per recuperare la «sanità» mentale dei suoi reduci e reinserirli nella vita attiva.

Ma, fin dalla prima puntata si capisce che lo scopo non è propriamente quello umanitario e a metterci in sospetto sono le continue e ossessive conversazioni telefoniche, sul procedere della terapia, che si scambiano Heidi Bergman e il suo capo-supervisore Colin Belfast (uno straordinario Bobby Cannavale).

Sospetta persino il Dipartimento della Difesa che invia il suo agente Thomas Carrasco (Shea Whingham) per indagare sull’anomala sparizione di Cruz, sparizione che, scoprirà, è avvenuta nello stesso giorno in cui Heidi ha improvvisamente abbandonato il suo lavoro a Homecoming. Non aggiungiamo altro perché l’intreccio di sospetti rivelerà, poco a poco, l’inquietante progetto segreto che si nasconde in Homecoming e che sconvolgerà le vite dei protagonisti.

Un thriller psicologico (con qualche venatura di fanta-medicina) che allude anche ai poco trasparenti meccanismi che si annidano nelle corporation, e alla spietatezza, tanto delle selezioni quanto degli «improvvisi» licenziamenti di impiegati e dirigenti.

La vicenda, dunque, si svolge su due piani temporali, quello delle sei settimane che dura la «terapia» (siamo nel maggio del 2018) e quello del «presente» (forse il 2022) che segue una frastornata e profondamente mutata Heidi, licenziatasi dalla Geist, e tornata a casa a condividere un difficile rapporto con la madre (Sissy Spacek); ora fa la cameriera in un caffè e sembra non ricordare quasi nulla del suo precedente lavoro.

Tratta da un «podcast» (dramma radiofonico) del duo Horowitz e Bloomberg (da qui l’efficacia drammaturgica degli scoppiettanti e inquietanti dialoghi al cellulare tra Heidi e Colin), le serie è un perfetto congegno narrativo che il regista fa funzionare egregiamente. Usando una messa in scena e una tecnica di ripresa scandita da lunghi piani sequenza e riprese dall’alto che letteralmente attraversano gli spazi dell’edificio sede di Homecoming.

E per attraversare su e giù il tempo dei fatti e delle vite dei personaggi vi aggiunge l’espediente tecnico di improvvisi cambi di formato dello schermo: dai 16/9 degli eventi del 2018 al formato quadrato 1.1 del «presente». Una colonna sonora varia per stili e intensità, sottolinea, accompagna e in qualche caso sovrasta efficacemente eventi e psicologie. E “last but not least” Julia Roberts fornisce davvero una superba prova da attrice, uscendo da un cliché (ma era già avvenuto in altre sue prove) che la voleva imprigionata nel suo smagliante sorriso.

Magari la conclusione è un po’ trascinata e sembra sconfinare in un quasi lieto fine. Ma non sarà né un lieto fine né una vera conclusione, anche perché dopo l’ultima riga dei titoli di coda, una breve sequenza apre forse a quella che – da contratto – sarà la seconda stagione. Speriamo che qualche rete tv in chiaro acquisti e mandi in onda la serie che, per ora, si vede solo su Amazon e solo in originale con sottotitoli.

Renato Pallavicini

giornalista e critico di cinema e fumetti

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