Storie di matti e di cavalli. La rivoluzione di Basaglia ai tempi di Salvini, in un libro

Sono “Le favole di Marco Cavallo” (“La vita felice” editore) di Domenico Commisso, arrivate da poco in libreria e rivedute e corrette rispetto alla precedente edizione.  Tra inchiesta e romanzo, l’autore firma un esteso collage incontrando dal vivo i “matti”, quelli che allora erano chiusi negli ospedali psichiatrici di tutta Italia e che di lì a poco sarebbero stati liberati dalla legge Basaglia. Una grande stagione di lotte. Ma una battaglia non ancora conclusa. Come testimoniano i recenti attacchi di Salvini …

Sono storie di matti, ovvero di disagiati, di sofferenti. Prima dell’avvento di Franco Basaglia e della sua legge che liberava i matti, quaranta anni fa. E anche dopo Franco Basaglia.

È un libro doloroso che permette di avvicinarci, con delicatezza, a volte con un sorriso, a una realtà che tormenta tante persone. Il titolo, tutto da spiegare, è Le favole di Marco Cavallo, Editore “La vita felice”. L’autore è Domenico Commisso, già per molti anni giornalista a l’Unità, poi anche a capo di imprese editoriali.

Ora ha ripescato e rinnovato una precedente, lontana edizione di questa sua opera che sta tra l’inchiesta e il romanzo. L’ha costruita, come in un esteso collage incontrando dal vivo i “matti”, quelli chiusi negli ospedali psichiatrici di tutta Italia e ascoltando i pareri dei principali esponenti di una scuola psichiatrica che combatteva contro l’istituzione manicomiale. Una battaglia non conclusa.

Marco Cavallo, il nome prestato al titolo, è il protagonista di uno dei racconti ed è il simbolo di quella che fu una vera e propria rivolta. Tutto accadde nel manicomio di  Trieste dove tutte le mattine un cavallo di nome Marco trainava un rimorchio e faceva il giro di tutti i padiglioni. Passo dopo passo raccoglieva le lenzuola sporche “perché quasi tutti i matti facevano pipì e cacca a letto” per portarle nel padiglione della lavanderia. Era accolto da tutti come un amico. Solo che ad un certo punto venne sostituito, per decisione del direttore, da un Ape Piaggio, un moto furgone,  e il cavallo fu portato al mattatoio.

Anni dopo arrivò un nuovo direttore (Franco Basaglia). Scrive Commisso: “Era giovane, simpatico e sapeva parlare con i matti. Fece imbiancare i padiglioni, cacciò via quell’odiosa Ape Piaggio e se qualcuno stava male non ordinava le scosse elettriche sulla testa. Diventò subito un amico dei matti. A trovare il Professore venivano da tutto il mondo altri professori come lui”. Iniziò una discussione e alla fine fu presa una  decisione: quella di costruire un grande monumento. “E così, nel giro di pochi giorni, con legna e cartapesta i matti del manicomio di Triste costruirono un grande cavallo. Lo dipinsero di azzurro e lo chiamarono Marco Cavallo. Sotto le zampe gli applicarono quattro ruote e lo portavano in giro per il manicomio”.

Era solo l’inizio di una battaglia infinita. Nei racconti del libro appaiono i casi più diversi. Come quello di Giovanni, un bambino irrequieto, violento, spedito prima in una scuola speciale e poi a 22 anni in manicomio. Non riusciva a parlare. Finché non fece conoscenza con Giovanna, una studentessa. Lui parlava con lei “con gli occhi che erano sempre azzurri e dicevano tante cose e Giovanna rispondeva con le parole perché Giovanni sentiva e capiva tutto”. Un dialogo protrattosi per due anni… Finché un giorno Giovanni cominciò a parlare davvero, non solo con gli occhi, ma  sforzando la gola, la lingua e le labbra. E disse “Giovanna”.

Un esempio di come possano esistere alternative all’elettroshock. Il libro contiene anche un’interessante documentazione. Come una mappa, fatta di studi, ricerche, indagini, inchieste. E poi le tante esperienze concrete sotto la guida di Basaglia nel manicomio di Trieste. Come quando settanta lungo degenti andarono dal professore e dissero “Vogliamo volare”. E organizzarono un volo. Oppure quando presero in affitto due grandi ville, una al mare e una in montagna, per far trascorrere ai matti, a turno, qualche settimana di ferie.

Anche sull’onda di esperienze come queste si arriva alla legge numero 180 che puntava essenzialmente sull’abolizione dei manicomi. Alla legge però, annota l’autore, “non c’è stato un seguito per garantire ai matti cura e riabilitazione. Così, i matti sono usciti dal manicomio allo sbaraglio creando problemi soprattutto ai loro familiari. Ai familiari è stato scaricato addosso tutto il peso di una sofferenza psichica che troppo spesso in manicomio si è aggravata”.

Un libro utile a un confronto sempre attuale. Proprio in queste settimane si è assistito ad un singolare dibattito tra il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini e la società italiana di psichiatria. Il ministro aveva denunciato una “esplosione” di aggressioni da parte di persone affette da disturbi mentali. Gli psichiatri avevano risposto ricordando che il 95% dei reati violenti commessi in Italia sono compiuti da persone considerate “normali“. Insomma Basaglia e i suoi seguaci fanno ancora discutere.

Bruno Ugolini

giornalista de l'Unità e autore di saggi sul sindacato

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

UA-61906727-1