Sul cucuzzolo della montagna. A scrivere voci per Wikipedia

È “Le allettanti promesse” il doc di Chiara Campara e Lorenzo Faggi dedicato al convegno mondiale dei volontari di Wikipedia che si è svolto lo scorso anno a Esimo Lario, paesino di montagna sopra al lago di Como. Il racconto di una comunità che oscilla fra la voglia di misurarsi col “nuovo”, di cui fino ad allora hanno forse solo sentito parlare, e antiche chiusure. Passato al festival dei Popoli di Firenze, il doc sarà in sala nella prossima primavera distribuito da Lab 80 che ne è anche il produttore…

I grandi eventi che cambiano e trasformano – in peggio – le città. La loro vita. C’è una letteratura sterminata sull’argomento, talmente ampia che non si saprebbe neanche da dove cominciare per suggerire un titolo. E poi ci sono i grandi eventi che non distruggono una comunità. La interrogano, la incuriosiscono, la mettono di fronte a temi giganteschi. Se poi il “grande evento” sia in grado di trasformare quella comunità, questo è un altro discorso.

In ogni caso, s’è capito, qui si parla di un evento strano, stranissimo: il convegno mondiale dei wikipediars – chiamiamoli così -, i volontari di Wikipedia, l’enciclopedia mondiale che tutti – quasi quotidianamente – consultiamo on line. Costruita e fatta crescere col contributo disinteressato di migliaia di persone. Persone che ogni anno si danno appuntamento in varie città del mondo: Buenos Aires, Francoforte, Hong Kong. Per conoscersi, per scambiarsi metodologie di lavoro, per approfondimenti tecnologici. L’anno scorso, invece, il convegno annuale s’è svolto a Esimo Lario, un microscopico, infinitesimale paesino di montagna, sopra il lago di Como: settecentocinquanta abitanti.

Dell’evento – e della trovata di farlo svolgere lontano dalle luci della ribalta in modo da attirare comunque interesse e simpatia – ne hanno parlato un po’ tutti i media all’epoca. Molto colore, molte banalità sul contrasto tecnologia – paesino-rurale, molti elogi all’organizzazione. Fine.

Chi invece si è preso la briga di scavare più a fondo sono stati Chiara Campara e Lorenzo Faggi, in un documentario presentato in anteprima al festival dei Popoli di Firenze, qualche settimana fa: Le allettanti promesse. I due registi “scavano” con le immagini e i racconti non sull’evento in sé ma su come quella microscopica comunità ha preparato l’evento, su come quella microscopica comunità è stata cambiata – e se è stata cambiata – dall’appuntamento mondiale di Wikimania.

Scavano, si diceva, e non danno risposte. I due registi – che da mille particolari rivelano di avere intimità con quei luoghi a due passi dalla Svizzera e con quei volti – raccontano così di una comunità che oscilla fra la voglia di misurarsi col “nuovo”, di cui fino ad allora hanno forse solo sentito parlare, e antiche chiusure.

Raccontano di enormi trasformazioni, culturali, sociali che già avevano investito il paesino. Raccontano di come una ancora più piccola comunità di migranti conviva con loro. Convivere è però il termine giusto: vite parallele, bisogni paralleli, che non danno vita a “rifiuti” come siamo abituati a leggere quotidianamente sulle cronache, ma che non si incontrano mai davvero. Si sfiorano, si tollerano – forse qua più che altrove, almeno così sembra dalle immagini – ma non si fondono mai.

E qui, in questo ambiente arriva l’”evento” mondiale. Persone, wikipediars appunto, che pare si sentano a casa loro in qualsiasi parte del mondo. Forse perché padroneggiano i linguaggi universali della modernità. E dall’altra parte, la comunità che fa uno sforzo sovrumano per garantire il massimo dell’ospitalità, con le scene volutamente un po’ grottesche delle donne – solo loro, gli uomini sono nei pascoli o nei cantieri – che provano ad imparare i primi fondamenti di inglese. Esattamente come fanno tanti migranti quando arrivano in Italia, alle prese coi rudimenti della nostra lingua.

Ed è così che si stravolge il senso – lo dicono anche Chiara Campara e Lorenzo Faggi – di tanti significati. Ed è così che si riformulano tante domande: chi era straniero in quei giorni ad Esimo Lario? Chi viene dall’altra parte del mondo munito di un computer? O chi fino a qualche giorno prima era lontano dai linguaggi telematici? O chi, anche in quei giorni, si limita ad osservare l’”evento”, sperando solo che gli arrivi un permesso di soggiorno?

Domande. Che restano lì. I bambini scopriranno le potenzialità della connessione, i grandi – maschi – continueranno a guardare come persone diverse da sé quei wikipediars. I migranti di Esimo Lario continueranno ad aspettare lavoro e permessi. Ma prima o poi con quelle domande dovranno farci i conti. Con almeno un elemento in più, però: le promesse, la realizzazione di tante “allettanti promesse” non dipenderà solo da milioni di computer connessi. Ed è già una cosa.

Stefano Bocconetti

giornalista e romanista

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