Sull’Orient Express con la regina Elisabetta (al cinema)

Viaggio attraverso “Assassinio sull’Orient Express” il celebre giallo di Agatha Christie del ’34, reso ancora più celebre dall’omonimo film di Sidney Lumet con Albert Finney nei panni del baffuto detective Poirot, nato dalla penna della grande scrittrice britannica e riportato al cinema anche da Kenneth Branagh. Quando il fascismo censurò la versione italiana del libro. E la regina Elisabetta andò al cinema a vedere la prima londinese del film nel ’74 …

 

La regina Elisabetta d’Inghilterra si è sempre concessa con riluttanza agli eventi mondani. Quasi obbligata consegnò nel 1966 agli inglesi la Coppa del mondo di calcio, allora Coppa Rimet, e con ancora minore entusiasmo partecipò al centenario di Wimbledon (1977), il torneo di tennis più importante del mondo.

Ma in un’occasione, mettendo da parte la regale etichetta, mostrò segni di divertimento: al cinema. E sì alla prima londinese di Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient Express) dal romanzo di Agatha Christie. Era il 21 novembre 1974 ed Elisabetta dopo aver saluto la “regina del giallo” – raccontano le cronache – si è seduta nel “royal box” da dove si è letteralmente goduta lo spettacolo.

Scritto nella stanza 411 del Pera Palas Hotel di Istanbul (costruito proprio per ospitare i passeggeri del celebre treno), il romanzo vede ancora una volta protagonista il popolare investigatore belga Hurcule Poirot, eroe caratterizzato dallo spiccato acume psicologico e dalla brillante intelligenza, oltre che dai suoi impeccabili baffetti, a cui Agatha Christie deve lo straordinario successo dei suoi gialli, fin dalla prima ora (è del 1920 il primo: Poirot a Styles Court).

Dopo tanti misteri risolti qui Poirot si trova ad indagare sull’omicidio di Samuel Edward Ratchett, un ricco uomo d’affari americano, drogato e ucciso da dodici pugnalate a bordo dell’Orient Express su cui egli stesso sta viaggiando. Una bufera di neve ferma il treno dando di fatto avvio alle indagini.

Grazie ad un indizio l’investigatore scopre che Ratchett è in realtà Cassetti, spietato gangster responsabile anni prima del rapimento e dell’uccisione della piccola Daisy Armstrong. Ma scopre pure che anche gli altri passeggeri del treno, eccetto il suo vecchio amico Bouc e il Dottor Constantine, hanno un legame con quella triste storia.

Da Hector MacQueen, segretario di Ratchett a Caroline Martha Hubbard eccentrica signora americana; dalla missionaria Greta Ohlsson all’italo americano Antonio Foscarelli; dall’anziana principessa russa Natalia Dragomiroff a Hildegard Schmidt la cameriera di quest’ultima; da Rudolph Andrenyi, conte e diplomatico ungherese alla moglie Helena Maria Andrenyi; dal colonnello inglese Arbuthnot all’avvenente Mary Hermione Debenham; da Henry Masterman, il cameriere americano di Ratchett all’investigatore Cyrus Beltman Hardman fino ad arrivare a Pierre Michel, controllore dei vagoni letto, in servizio nella carrozza in cui è avvenuto l’omicidio, tutti ma proprio tutti hanno dei segreti.

Assassinio sull’Orient Express è stato pubblicato a puntate dal settimanale statunitense The Saturday Evening Post nell’estate del 1933 e l’anno seguente raccolto in un unico volume curato dall’editore inglese Collins Crime Club. In Italia la prima edizione uscita nel 1935 col titolo Orient Express, fu censurata dal fascismo e appositamente “corretta”, così che il criminale italoamericano Cassetti, nella traduzione curata da Alfredo Pitta, è diventato l’anglosassone O’Hara …

Dopo tante trasposizioni cinematografiche dei suoi gialli e soprattutto alcune delusioni – negli anni Sessanta in particolare – Agatha Christie si era convinta che non avrebbe mai più ceduto un suo romanzo al grande schermo. Ma si trovò a cedere di fronte al coinvolgimento come sceneggiatore di Paul Dehn, già autore degli adattamenti di Agente 007 – Missione Goldfinger (1965) e La spia che venne dal freddo (1965). E soprattutto di fronte al nome di un grande come Sidney Lumet alla regia.

La EMI Films, che aveva acquistato i diritti del romanzo, infatti, incaricò della trasposizione cinematografica il regista americano de La parola ai giurati (Twelve Angry Men, 1956) e Serpico (1973), con un budget di oltre 500.000 sterline e la promessa di un cast davvero stellare.

E così è stato. Hercule Poirot ha avuto il volto di Albert Finney, Mrs. Hubbard quello di Lauren Bacall, Ingrid Bergman è diventata Greta Ohlsson e la principessa Dragomiroff Wendy Hiller, affiancata dalla sua cameriera, Hildegard Schmidt, col sorriso di Rachel Roberts. Michael York e Jacqueline Bisset, poi, nei panni dei conti Andrenyi; Sean Connery in quelli Colonnello Arbuthnot con una splendida Vanessa Redgrave al suo fianco nel ruolo di Mary Debenham. Completano il cast Anthony Perkins e John Gielgud, Jean-Pierre Cassel, padre dell’attore Vincent.

Il film, salvo alcune piccole variazioni, ha seguito fedelmente il romanzo. La differenza più evidente è legata al rapimento di Daisy Armstrong che nel libro si conosce solo dopo l’omicidio di Ratchett, mentre nel film di Lumet viene illustrata a partire dai titoli di testa grazie ad un uso originale di articoli di giornale e brevi frammenti video che riassumono la triste vicenda, ispirata alla tragedia che colpì l’aviatore statunitense Charles Lindbergh, il cui figlio Charles III di un anno e mezzo fu rapito e brutalmente ucciso nel 1932.

Assassinio sull’Orient Express fu un successo, costato 1,4 milioni di dollari, ne incassò 36 milioni solo ngli Stati Uniti, diventando secondo Variety, il primo film completamente britannico a scalare le classifiche americana. Un successo sancito anche dalle 6 nomination all’Oscar (Attore protagonista, Attrice non protagonista, Sceneggiatura non originale, Fotografia, Costumi, Colonna sonora) concretizzatesi poi in una sola statuetta portata a casa da Ingrid Bergman: terzo Oscar conquistato dall’attrice svedese dopo quello per Angoscia di George Cukor (1944) e Anastasia di Anatole Litvak (1956). Da segnalare, infine, il doppiaggio italiano che sacrifica il divertente e bizzarro inglese parlato dagli stranieri nel film.

Il romanzo di Agatha Christie ha ispirato nel 2001 anche l’omonimo film per la tv diretto da Carl Schenkel con Alfred Molina (il Dottor Octopus di Spider Man 2) nei panni dell’investigatore belga e un episodio del 2010 della serie televisiva Poirot intepretata da David Suchet.

Più recentemente è stato Kenneth Branagh a portare nelle sale il libro di Agatha Christie col film del 2017, ricavando per se stesso il ruolo del protagonista. Affiancato da un cast stellare, l’attore e regista inglese punta su in’interpretazione esuberante e istrionica che forse non sarebbe piaciuta molto alla stessa Christie, ma ha portato il film in vetta ai botteghini. Tanto che la 20th Century Fox ha già annunciato una nuova trasposizione di Poirot sul Nilo (la prima è del ’78 per la regia di John Guillermin con Peter Ustinov nei panni di Poirot) anticipandola esplicitamente sul finale dell’Orient Express di Branagh.

Certo per i “puristi” la versione di Sidney Lumet resta la preferita. E a pensarci bene la regina Elisabetta il giorno della prima londinese di Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh è rimasta a Buckingham Palace.

Marco Ravera

Ama il cinema, la politica, i libri, il tennis e Dylan Dog

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