Triangolo (lesbo) nella corte britannica. Il potere femminile secondo Lanthimos

In sala dal 24 gennaio (per 20th Century Fox), “La favorita” il nuovo premiatissimo film di Yorgos Lanthimos, da un copione di Deborah Davis per la Bbc Radio. Una magnifica Olivia Colman nei panni della regina Anna, moglie di Guglielmo III, nell’Inghilterra di inizio XVIII secolo. Rachel Weisz e Emma Stone rivali nel conquistarsi i favori della sovrana. Un triangolo lesbo destinato a sconvolgere la vita di Corte e i destini della nazione, con implicazioni di tipo sessuale, psichiatrico e – va da sé – politico …

Rachel Weisz e Olivia Colman in “La favorita” di  Yorgos Lanthimos

“Quando realizzi un film ambientato in un’altra epoca, è sempre interessante vedere come si relaziona con i nostri tempi e ti rendi conto di quante poche cose siano cambiate, a parte gli abiti e il fatto che oggi abbiamo l’energia elettrica o Internet. Sono tantissime le analogie a livello di comportamenti, società e potere”.

Dopo avere letto questa dichiarazione di Yorgos Lanthimos, regista del pluripremiato La favorita (Gran premio della giuria e Coppa Volpi a Olivia Colman a Venezia 75 e in odore di Oscar) viene da chiedersi quali siano le motivazioni alla base di un soggetto del genere e la risposta non facile.

Il film ci catapulta all’inizio del XVIII secolo, quando Francia e Inghilterra conducono una guerra dagli esiti incerti per la successione spagnola. L’esercito inglese è guidato da John Churchill, futuro duca di Marlborough, la cui moglie Sarah regge le sorti della politica nazionale esercitando una forte influenza sulla regina Anna, moglie di Guglielmo III, donna che oscilla – almeno così ci appare nel film – tra esercizio del potere un tantino arbitrario, dolore fisico e morale, isterismo e mollezze di Corte.

Nella vita delle due donne si inserisce Abigail Hill, una ex nobile caduta in disgrazia, che ora si adatta a fare la cameriera ma intende riscattarsi con tutti i mezzi, compreso l’inganno a spese della duchessa di Marlborough, che peraltro è una sua lontana cugina, per sostituirla nel ruolo di favorita della regina. Ben presto i rapporti fra le tre donne si trasformano in un triangolo destinato a sconvolgere la vita di Corte e i destini della nazione, con implicazioni di tipo sessuale, psichiatrico e – va da sé – politico.

Il film si avvale di costumi e di un trucco di prima grandezza, oltre che di un’ambientazione sontuosa. Il ricorso a inquadrature evocative attraverso un uso sapiente (ma un po’ leziosetto) del grandangolo e un’accuratissima ricostruzione dei vizi e delle virtù dell’epoca servono a dare sostanza all’intero progetto (nessuna meraviglia però se gli animalisti si lamenteranno degli uccelli sacrificati nelle scene di caccia).

L’interpretazione di Olivia Colman nella parte della regina vale da sola il prezzo del biglietto, ma questo era più o meno scontato. Più discutibile la scelta di Emma Stone nella parte di Abigail, per la quale è consigliabile non parteggiare a danno di una Lady Anna più ricca di sfumature, che alla fine risulta però sacrificata in un ruolo ambivalente e irrisolto.

Dunque, la risposta alla domanda posta in precedenza sarebbe più facile se il regista fosse stato un inglese che, sullo sfondo di un passaggio storico delicatissimo come la Brexit, si interroga sulle fondamenta di una nazione non proprio robuste. O almeno il film così le fa apparire visto che le sorti dell’Inghilterra (e del mondo intero, essendo in pieno dominio imperiale) sembrano dipendere dai capricci e dagli umori di una regina.

Dato però che Yorgos Lanthimos è un greco trapiantato a Londra, risulta più verosimile che il regista abbia voluto puntare soprattutto sulla metafora del potere e della lotta di classe indagando sui caratteri delle tre protagoniste, impegnate in trame e intrighi di palazzo che restano fra i temi imperituri dell’animo e delle vicende umane. E quindi del cinema.

Carlo Gnetti

giornalista e scrittore

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