Tutti dentro, con Cinevasioni

Non un festival sul carcere, ma un festival in carcere. Al Dozza di Bologna dal 9 al 14 maggio la prima edizione della rassegna cinematografica, diretta da Filippo Vendemmiati che porta dietro alle sbarre anche il pubblico “di fuori”, i registi e gli interpreti. Si comincia con “Dio esiste e vive a Bruxelles”. A premiare il miglior film una giuria di detenuti…

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Un festival come gli altri. Esattamente come tutti gli altri. “Con in meno forse solo il tappeto rosso”, per dirla con Filippo Vendemmiati dell’associazione Documentaristi dell’Emilia-Romagna. La differenza però la fa l’ambiente circostante: questo festival si svolge in carcere. Al Dozza di Bologna. Dal 9 al 14 maggio.

Com’è nata l’idea? Da settembre, l’associazione D.E.R. (appunto quella che raggruppa i documentaristi emiliani) svolge nel carcere dei corsi di cinematografia per un gruppo di detenuti. Un vero e proprio corso professionale, un laboratorio, con tutti i limiti ovviamente imposti dai regolamenti. Ed è lì che è nato il progetto. Si chiama “Cinevasioni”, ma non deve trarre in inganno: le persone detenute hanno chiesto esplicitamente che il concorso cinematografico fosse esattamente come gli altri. Che non fosse centrato, cioè, sulla condizione di chi è costretto a vivere in una cella. Con la motivazione che “non c’è bisogno che ce lo raccontino altri”, come è stato riportato nella conferenza stampa di presentazione.

Sarà un concorso insomma, un normale concorso. Se proprio bisogna trovare una particolarità sta nel fatto che sono stati selezionati solo film i cui autori, i cui protagonisti (siano registi, attori o produttori) hanno accettato di “venire in sala”. Hanno accettato di confrontarsi con il pubblico.

Già, ma quale pubblico? È questo forse uno degli aspetti più rilevanti dell’iniziativa: ci saranno i detenuti, certo, ma ci saranno anche le “persone di fuori”, i bolognesi (l’ingresso nel teatro del Dozza sarà gratuito e chiunque lo vorrà potrà andarci, a patto di segnarsi prima sul sito www.cinevasioni.it; anche se – va detto – la notizia dell’iniziativa circola da un po’ e i posti sono già quasi esauriti).  Detenuti e “liberi” in un’unica sala, dove – forse – comincerà a crollare qualche muro. Di sospetti, di prevenzione.

Si parte il 9 maggio (due proiezioni al giorno), con Dio Esiste e Vive a Bruxelles e il Racconto dei Racconti. Ma il tutto sarà preceduto da un corto. Brevissimo: La Sfida. È il lavoro, una sorta di saggio finale del corso svoltosi in carcere (anche questo lo si può vedere sul sito). Un omaggio al Grande Cinema, in questo caso però senza dimenticare la condizione di chi lo interpreta e lo gira. È, insomma, un mini-cocktail di citazioni (da Sergio Leona, a Francis Ford Coppola per arrivare a Sordi) che ruota attorno ad uno dei temi chiave della vita in carcere: la qualità (pessima) dei pasti.
Dopo La Sfida, il concorso entrerà nel vivo. Ci saranno tanti film e anche diversi documentari: da Revelstoke, con la storia di un nipote che cent’anni dopo va sulle tracce del bisnonno morto sul lavoro in Canada, fino a Zanetti Story, di Simone Scafidi: la vita del capitano dell’Inter, diventato un’icona di serietà e sportività. E l’11 maggio al Dozza interverrà proprio Javier Zanetti.

E il premio? Ovviamente ci sarà anche questo. Non una statuetta ma una Farfalla. Di ferro. Fatta pure questa in carcere, disegnata da Mirko Finessi e costruita proprio al Dozza, nelle officine FID (Fare Impresa in Dozza). Sarà assegnato in una giornata-evento ancora avvolto nel mistero (“ci saranno sorprese, ma non le anticipiamo”), il 14 maggio. E la “Farfalla” (dalla simbologia facile-facile) sarà assegnata da una giuria composta da persone detenute, coordinate dall’attore Ivano Marescotti.

Detto che l’iniziativa vive grazie al sostegno e alla partecipazione di Rai-Cinema e della Fondazione del Monte, resta da domandarsi – come fa chiunque abbia a che fare con le iniziative legate alle carceri – come sia possibile fare una cosa del genere a Bologna. E perché non negli altri istituti di pena? La risposta la si poteva dedurre dalla presenza, alla conferenza stampa di presentazione, della direttrice del Dozza, Claudia Clementi. “Nel carcere vivono persone private della libertà. Ma che non debbono essere private di altro. Nel carcere vivono persone private della libertà ma dotate di straordinaria creatività. Non possono essere private della dignità. Ce lo chiede la Costituzione”. Al Dozza è così. Altrove no.