“Vi racconto come vi ho fatto scoprire L’arte della gioia”

Intervista a Nathalie Castagné, ospite del Festival parigino, “Le monde en livres vo-vf”, traduttrice in Francia di tutta l’opera di Goliarda Sapienza. Senza il suo “intervento”, probabilmente, il “libro dello scandalo” della scrittrice siciliana non sarebbe mai uscito in Italia…

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L’affiche di una libreria parigina intitolata al romanzo di Goliarda Sapienza

“È stata un’avventura esistenziale più che letteraria. Un colpo di fulmine. Tanto che ormai con Goliarda ci vivo insieme da anni, fa parte della mia vita e mi arrabbio persino, delle volte”. Parla in uno splendido italiano Nathalie Castagné, ospite in questi giorni de “Le monde en livres vo-vf”, festival, unico nel suo genere, dedicato alle traduzioni lettererarie, che Hélène Pourquié e Pierre Morize, organizzano con successo da tre anni alle porte di Parigi (Gif sur Yvette).

Scrittrice a sua volta, ma soprattutto traduttrice di tanta letteratura italiana (da Pinocchio a Dario Bellezza, Pasolini, Maraini) Nathalie Castagné ha avuto il merito della “scoperta” del titolo chiave di tutta l’opera di Goliarda Sapienza: L’arte della gioia che senza di lei, probabilmente non avremmo mai potuto leggere in Italia.  Sì, stiamo parlando, infatti, del libro “dello scandalo” dell’attrice e scrittrice siciliana scomparsa nel 1996, rifiutato per vent’anni, con ostinazione, da tutti i grandi editori italiani, finché la Francia ne ha fatto un caso letterario, nel 2005. E, alla fine, Einaudi l’ha pubblicato nel 2008 attivando, finalmente, i riconoscimenti che fino ad allora avevano tenuto in semiclandestinità una delle più grandi scrittici del Novecento.Unknown

Una storia in parte nota, ma che Nathalie Castagné spiega con folgorante sintesi: “La Francia al contrario dell’Italia ama molto la trasgressione. Per cui il successo enorme de L’arte della gioia da noi si deve esattamente a tutto quello che l’ha fatto rifiutare da voi”.

Troppo scomoda Modesta per gli anni Settanta italiani. Una donna  senza “morale” capace di uccidere per arrivare ai suoi obiettivi, che desidera, che vive la sessualità senza inibizioni, che non esita a rompere convenzioni e ruoli sociali, come sarebbe potuta passare nell’Italia democristiana ancora in lotta per il divorzio, l’aborto… Dieci anni (dal 1967 al 1976) della sua vita ha impiegato Goliarda Sapienza per mettere su carta l’esistenza della sua Modesta, sorta di alter ego letterario, che attraversa tutto il Novecento, tra politica, storia e libertà.64883471_13464898

Una libertà, prosegue Nathalie Castagné “capace di parlare alle donne, ma non solo. Un messaggio potente, in grado di toccare corde così profonde da essere vissuto come un’esperienza esistenziale”. Questo, almeno, racconta, le è successo quando l’editrice francese Viviane Hamy le ha fatto leggere per la prima volta L’arte della gioia, arrivato a loro attraverso un’agente tedesca che l’aveva scoperto al Salone del libro di Francoforte, nell’edizione di Stampa Alternativa: poche copie, un’uscita in tono minore, arrivata nel 1998, a due anni dalla scomparsa di Goliarda e ottenuta grazie all’ostinazione di Angelo Pellegrino, ultimo compagno della scrittrice,  legata in precedenza, lungamente, a Citto Maselli.

Ebbene quando Nathalie Castagné legge le prime pagine del romanzo è il coup de foudre. “Ero stupefatta, sulvoltata, eccitatissima – racconta – . Ho detto a Viviane che il libro doveva essere pubblicato assolutamente. Mi sono presa questa responsabilità, ho rischiato. E così è cominciato il lavoro di traduzione, frenetico, emozionante.  Per l’entusiasmo mandavo alla casa editrice capitolo per capitolo, come non faccio mai. Ho passato un’intera estate a lavorare su quelle pagine”.

Da subito, prosegue Nathalie Castagné, “è nato un legame profondissimo, come con una persona di famiglia, capace persino di darti sui nervi alle volte. Un rispecchiamento costante tra donne, nel sentire, nel vivere l’esitenza. La cosa che colpisce in Goliarda è quella scrittura barocca e razionale, quel misto di fredda intelligenza e passionalità, come esprime nell’Autobiografia delle contraddizioni. Una donna così integra al punto da pagare personalmente le sue scelte politiche e di rigore. Diversa per questo dalle altri scrittrici che pure si sono dedicate alle battaglie delle donne. Simone De Beauvoir, per esempio, a confronto con Goliarda risulta dogmatica e poi così ben inserita socialmente e carica di riconoscimenti”. Quelli che la scrittrice “ribelle” siciliana ha ottenuto soltanto dopo la sua morte. E grazie al “lancio” francese.