Visionarie 2019: il “dizionario” delle cattive ragazze, al festival di Palazzo Merulana

Affluenza record e lunghe file d’attesa hanno premiato la prima avventura di “Visionarie“, il festival ideato e diretto da Giuliana Aliberti che si è appena concluso a Roma (a palazzo Merulana). Una tre giorni tutta al femminile per riflettere sul ruolo della donna nel cinema, nella televisione e nella letteratura. Qui di seguito alcune parole chiave che hanno caratterizzato la tre giorni romana. Bookciak Magazine è media partner del festival …

“Mettere a disposizione uno spazio per creare interconnessioni, attraversamenti tra realtà diverse per favorire lo scambio tra generazioni di donne”. Giuliana Aliberti, ideatrice e direttrice di “Visionarie” ha vinto la sfida, per niente scontata, di trasformare questa tre giorni romana (appena conclusa domenica 5 maggio a palazzo Merulana) in una “nuova casa” per il dibattito e il confronto sul ruolo della donna nel cinema, nella televisione e nella letteratura. Uno spazio che non c’era – o almeno non c’era più da tanti anni – la cui necessità è stata testimoniata dalle lunghe file per entrare agli incontri e dall’affluenza record di pubblico.

Cattive ragazze di ogni generazione (da Dacia Maraini a Lidia Ravera, da Adele Tulli alle studentesse delle scuole e università di cinema) in rappresentanza di sceneggiatrici, registe, scrittrici, giornaliste e addette ai lavori si sono confrontate attraverso un ricco e variegato programma sui pregiudizi inconsapevoli, gli stereotipi di genere e, soprattutto, sulla necessità di fare network per scardinare il gender gap.

In attesa della nuova edizione di “Visionarie” – che ci sarà, assicura la stessa Giuliana Aliberti – proponiamo un breve dizionario con le parole (chiave) di queste giornate.

Anna Kristina Kappelin, Lidia Ravera, Adele Tulli e Giuliana Aliberti

DENARO. Dove ci sono i soldi le donne sono escluse. La sintesi è estrema, ma è quello che dimostrano statistiche e ricerche. Niente film a grandi budget per le registe, mentre le piccole produzioni, le “pellicole più intimiste” sono più spesso affidate alle donne. E la discriminazione non riguarda certo solo il cinema. “La cucina, per esempio – sottolinea Paula Vaccaro, docente alla Kingston University di Londra e produttrice – è uno di quegli ambiti in cui alle donne viene riconosciuta una maggiore competenza. Eppure dove gira il denaro ci sono gli chef che sono solo uomini”.

2186. È la data dell’uguaglianza, ossia quella del raggiungimento della parità di genere. Soltanto due anni fa, però, si parlava del 2245, poi le buone pratiche, le politiche sulle pari opportunità hanno permesso di accorciare i tempi. Visto che ci mancano oltre 150 anni sarà il caso di rimboccarsi le maniche …

IRONIA. “L’ironia è il primo crimine per una donna”, spiega Lidia Ravera la più famosa fra le “cattive ragazze” per quel suo libro di gioventù, Porci con le ali diventato la bandiera di una generazione, un caso di costume, un best seller (più di due milioni e mezzo di copie vendute) uno scandalo, il bersaglio della censura (fu persino sequestrato). “L’ironia ti rende imperdonabile – prosegue la scrittrice e sceneggiatrice – e ti fa subito essere considerata cattiva. Come pure avere uno sguardo eccentrico, non omologato all’immaginario maschile”.

MILLENNIAL VISIONARIA. È Adele Tulli la vincitrice della prima edizione del premio Millennial Visionariaalla visione, al coraggio e alla passione”, per il suo doc Normal, attualmente in sala (per Istituto Luce Cinecittà) che lei stessa spiega così: “Volevo sperimentare un cambio di prospettiva, concentrandomi proprio su ciò che viene considerato convenzionale, normativo, normale. L’idea è di creare degli accostamenti che riescano a provocare un senso di straniamento e di sorpresa davanti allo spettacolo della “normalissima” realtà di tutti i giorni. Normal intende suscitare una riflessione sulle complesse dinamiche sociali attraverso cui costruiamo e abitiamo le nostre identità di genere”.

QUOTE. Di quelle “rosa” italiane ne ha parlato Maura Misiti, coordinatrice del progetto Dea (sulla disparità di genere nell’audiovisivo) snocciolando cifre poco confortanti, del tipo: l’88% dei film a finanziamento pubblico italiano sono diretti da uomini, il 90.8% di quelli che arrivano in sala è diretto da uomini. Meno del 10% (9,2%) sono i film diretti da donne che arrivano al cinema. Si confida però nella famigerata legge Franceschini che impone l’osservanza della quote sulla parità di genere. In Svezia, racconta Anna Kristina Kappelin (Console onorario di Svezia – Swedish Film Institute), “è proprio grazie al rispetto delle quote tra uomini e donne – 50 e 50 – che siamo arrivati ad un reale cambiamento, perché quando si conta non si può sbagliare”.

STEREOTIPI. Oltre a quelli di genere che abbondano nel nostro cinema (ne hanno parlato a lungo le sceneggiatrici del Csc Gloria Malatesta e Silvia Napolitano) e non solo quello “scritto” dagli uomini, ci sono gli “stereotipi inconsapevoli”, quelli che si formano dentro di noi in tenerissima età e ci spingono alla “discriminazione di genere involontaria”, ovvero inconscia. A parlarne è stata Paula Vaccaro, docente alla Kingston University di Londra e produttrice (attualmente al lovoro sulla serie tv su Tina Modotti) mettendo alla prova un ricco auditorio di “visionarie”.

STREGHE. Quelle che vedremo nella nuova serie targata Netflix, Luna nera, prodotta da Fandango e girata da tre registe: Francesca Comencini, Susanna Nicchiarelli e Paola Randi che, tra le ospiti di “Visionarie”, ha sottolineato il passo fondamentale per le donne registe di “andarsi a prendere il mainstream” di totale appannaggio degli uomini. La serie, ambientata nell’Italia del XVII secolo, racconterà la storia di un gruppo di donne accusate di stregoneria.

Le “streghe” di oggi, invece, le visionarie del festival romano si ritroveranno certamente per un nuovo appuntamento in futuro. Certe, come suggerisce Paula Vaccaro, che “cambiare il mondo si può: una persona alla volta, un bambino alla volta”. Cominciando proprio dall’immaginario.