Weimar, l’utopia e l’abisso. Una rassegna alla Casa del cinema di Roma

Dall’8 marzo alla Casa del Cinema di Roma (ore 17) la rassegna, “L’Utopia di Weimar” dedicata a quel crogiolo di passioni e drammi che fu la breve stagione della democrazia tedesca dal 1919 al 1933. Tra i titoli proposti, l’interia serie tv, “Babylon Berlin” che Tom Tykwer ha tratto dai romanzi di Volker Kutscher. Si parte con “Kuhle Wampe” di Slatan Dodow sceneggiato da Bertolt Brech

Si intitola L’Utopia di Weimar la rassegna che la Casa del Cinema (in collaborazione con Sky e Raiteche) dedica dall’8 marzo – e per tutto il mese – alla storia della Repubblica tedesca, primo tentativo di democrazia avanzata in Germania, conclusosi  drammaticamente con l’ascesa al potere di Adolf Hitler.

L’evento più atteso del programma è il ritorno di una delle serie tv europee più amate dal pubblico e apprezzate dalla critica degli ultimi anni: Babylon Berlin, ideata dal regista (e qui anche produttore) Tom Tykwer a partire dai romanzi del cinquantenne, astro del poliziesco, Volker Kutscher e ambientata in quel crogiolo di passioni e drammi che fu la breve stagione della democrazia tedesca dal 1919 al 1933.

Erano gli anni di Rosa Luxemburg e degli Spartachisti, dell’umiliante trattato di Versailles che mise la Germania in ginocchio dopo la disfatta della Prima guerra mondiale, ma anche della prima costituzione repubblicana (firmata proprio a Weimar) e di un incredibile fiorire delle arti e della cultura con protagonisti come Bertolt Brecht, Otto Dix, George Grösz, Fritz Lang e tutta la grande stagione dell’espressionismo tedesco al cinema e in teatro.

Questa scena tumultuosa e contraddittoria viene attraversata in Babylon Berlin dal commissario Gereon Rath, trasferito nel 1929 da Colonia a Berlino per indagare su un caso di ricatto che lo conduce a scoprire il brulicare di malaffare, delitto, scandali e passioni sullo sfondo di una società al collasso.

Le 16 puntate delle prime due stagioni della serie tv vengono per la prima volta proiettate sul grande schermo in otto appuntamenti, tra il sabato e la domenica, all’interno di un più vasto programma cinematografico. Ad aprire la rassegna (l’8 marzo ore 17) è infatti uno dei film più emblematici di quel periodo artistico, Kuhle Wampe di Slatan Dodow (1932) da una sceneggiatura di Bertolt Brecht che collaborò anche alla regia e imperniato sul dramma della disoccupazione e delle giovani generazioni alla ricerca di un futuro migliore.

Seguiranno Il testamento del dottor Mabuse di Fritz Lang (1933) che nei deliri di onnipotenza del folle criminale Mabuse anticipa la follia nazista (venerdì 22 marzo, ore 17) e soprattutto un documento ormai rarissimo come La Repubblica incantata di Carlo di Carlo, realizzato per la Rai nell’ 80 a quattro mani con il giornalista e storico Enrico “Nani” Filippini (da non perdere venerdì 15 marzo, ore 17).

“La rivoluzione sconfitta e l’inflazione del ’19 sono i due momenti – scriveva Carlo di Carlo alla vigilia della messa in onda – che definiscono il carattere di fondo dell’epoca di Weimar: la speranza e la catastrofe, l’utopia e l’abisso, l’innocenza e il compromesso. Ed è durante Weimar che la cultura europea si pone alcuni dei suoi interrogativi essenziali, che inventa alcune delle forme fondamentali in cui il Novecento si esprime… Questo film si serve proprio dell’architettura come filo conduttore. Un lungo viaggio attraverso le due Germanie (ancora divise dal Muro) e che mostra come non esista una cultura di Weimar, ma esistano molte culture di Weimar”.

“Questo breve viaggio nell’Europa di ieri – dice Giorgio Gosetti, direttore della Casa del Cinema – permette, grazie alla bellissima serie per cui ringraziamo Sky, di guardare a una pagina cruciale della storia d’Europa con occhi moderni e passione per la narrazione. Il nostro non è uno sguardo rivolto al passato, piuttosto è teso al confronto tra l’oggi e i germi che un secolo fa aprirono la strada all’orrore della dittatura e della guerra. In quel contesto ci muoviamo col passo leggero del grande cinema, del racconto lungo e del migliore documentario d’autore. Il privilegio di attingere a materiali rari o ben poco visti, come nel caso del lavoro di Carlo di Carlo e Nani Filippini ritrovato dalle Teche Rai, apre una riflessione sull’Europa che continuerà ad aprile, alla vigilia delle elezioni del nuovo Parlamento Europeo, con un ciclo dedicato all’idea di Europa cui il cinema contemporaneo offre il regalo di un immaginario più forte della realtà contingente”.

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