1964: Malcolm, Cassius & Co. La notte black di Regina King che parla di oggi (e vince Toronto)

Vincitore a Toronto dopo il passaggio fuori concorso a Venezia 77: “One Night in Miami” di Regina King dall’omonimo testo teatrale di Kemp Powers. Nella camera di un motel per gente di colore, la serata di festeggiamenti per il titolo conquistato da Clay nel 1964 si trasforma nello scontro tra le diverse personalità del gruppo: Malcolm X, Sam Cooke e Jim Brown a cui è legata la storia dei diritti civili. Di ieri ma ancor di più di oggi …

Se in un film ambientato nel 1964 si pronunciassero i nomi di Rodney King, di George Floyd, di Breonna Taylor, o si facessero richiami a Black Lives Matter non ci sarebbe motivo di stupore, a patto che la pellicola in oggetto sia One Night in Miami.

È il 25 febbraio 1964, quando a Miami si tiene l’incontro per il titolo mondiale dei pesi massimi tra il detentore, Sonny Liston, e il giovane ma già noto Cassius Clay, il match che Sports Illustrated indicò come il quarto tra i più grandi eventi sportivi del XX secolo.
Con un ko tecnico alla settima ripresa, Cassius Marcellus Clay jr. entra nella storia.

Inizia così One Night in Miami, debutto alla regia per l’attrice Regina King (Oscar come non protagonista per Se la strada potesse parlare e star di serie tv come Watchmen). Un lavoro tratto dall’omonimo testo teatrale di Kemp Powers (2013) e passato fuori concorso a Venezia 2020.

La regista liquida in fretta l’evento sportivo e gli episodi di inquadramento dei comprimari, per mettere in scena da subito uno straordinario kammerspiel nel quale si muovono gli interpreti principali: Cassius Clay (Eli Goree), la superstar del football americano Jim Brown (Aldis Hodge), il padre della soul music Sam Cooke (Leslie Odom jr.) e Malcom X (Kingsley Ben-Adir), il leader politico e spirituale dei Musulmani Neri.

Nella camera di un appena dignitoso motel per gente di colore, la serata di festeggiamenti per il titolo conquistato da Clay si trasforma nello scontro tra le diverse personalità del gruppo; la miccia sono le accuse di latitanza dalle rivendicazioni del popolo afroamericano che Malcom X lancia agli amici, senza tralasciare quanto la loro notorietà sarebbe utile alla causa.
A Sam Cooke, per esempio, viene rinfacciato di non aver mai scritto una canzone di forte impegno come Blowin’in the Wind, per giunta scritta da un bianco.

Nella realtà la sceneggiatura si permette una forzatura temporale comunque utile al racconto, visto che Sam Cooke, proprio influenzato dal testo di Bob Dylan, aveva da poco pubblicato A Change is Gonna Come, consacrato inno di tutti i movimenti per i diritti civili.

È in questa notte che Cassius Clay ufficializza la propria conversione all’Islam diventando da quel momento in poi Muhammad Alì; ed è anche la notte in cui Malcom X confessa di non voler più andare avanti con la Nation of Islam e di aver deciso di fondare un proprio movimento. Solo un anno dopo, il 21 febbraio 1965, verrà ucciso da membri della Nation of Islam proprio a causa delle scelte richiamate nel film.

È fin troppo chiaro che One Night in Miami usa il pretesto storico per impugnare il racconto come un randello. E infatti King non risparmia nemmeno un fugacissimo riferimento a Green Book, citando la guida turistica dove sono indicati alberghi e ristoranti accessibili agli afroamericani: un bel calcio negli stinchi alla visione “volemose bene” del film di Peter Farrelly che così è diventato pluri-oscar 2019, da molti visto come un A spasso con Daisy (altro pluri-oscar 1990) a ruoli invertiti.

In sintesi, siamo nel ’64 ma è dell’America 2020 che si parla… e quindi, come sappiamo e come potremmo parafrasare: a change isn’t gonna come.