A Venezia 83 doppio leone alle donne vittime della storia. Per “Naza” il Premio speciale della giuria

Palmarès a sorpresa per Venezia 83. Non solo il Leone d’oro va a “Woman Unknown” di May el-Toukhy, l’unico film diretto in solitaria da una donna dell’intera competizione, ma ricorrendo ad un escamotage del regolamento, la giuria capitanata da Maggie Gyllenhaal assegna alla giovane protagonista dello stesso film, Mathilde Arcel, la coppa Volpi. “Naza”, sconvolgente film di denuncia contro la macchina del massacro di Israele nei confronti dei palestinesi, vince il Premio speciale della giuria. Dei 5 film italiani in concorso nessun premiato. “La lunga notte del ’43” di Florestano Vancini vince Venezia Classici: unico film letterario premiato in un’edizione che, invece, abbondava di adattamenti …

Si chiude contro la statistica Venezia 83. Per giorni, dopo l’annuncio della selezione ufficiale, i commenti si erano concentrati sull’assenza di donne. in concorso. La sera del 12 settembre la giuria di Maggie Gyllenhaal ha rimesso a posto gli equilibri: il Leone d’oro va a Woman Unknown di May el-Toukhy, l’unico film diretto in solitaria da una donna dell’intera competizione.

Un film che alle donne è dedicato in toto, racconta la storia di una giovane governante nella Danimarca dell’immediato dopoguerra, terrorizzata dalle crudeli gogne pubbliche che la resistenza riserva a chi si è legata all’occupante tedesco. La giuria lo ha amato al punto di sconfinare nell’irrituale scelta di dare un ulteriore premio oltre al Leone, la giovane protagonista Mathilde Arcel ha ricevuto infatti anche la Coppa Volpi come miglior attrice.

Una scelta di campo chiara a favore delle donne, subito riconosciuta anche dalla vincitrice: «Grazie per aver fatto luce sulla mancanza di opportunità per le registe nel nostro settore», ha detto rivolta alla presidente di giuria. Subito dopo la dedica, immancabile, alla figlia «a cui chiedo di finire quello che noi abbiamo cominciato».

C’è spazio nel palmarès anche per le grandi questioni del nostro tempo. Il Leone alla miglior regia vola nelle mani di Ilya Khrzhanovsky e del suo progetto ventennale Dau. Il regista dedica il riconoscimento «agli ucraini che combattono sul campo per la loro pace», un insolito cortocircuito per un film che il ministero della cultura di Kiev aveva chiesto di escludere dalla Mostra.

Soprattutto però il Premio speciale della giuria atterra sui tetti di Tel Aviv con Naza di Rachel Szor e Yuval Abraham, accolti da una grande standing ovation. Ancora una volta i due attivisti (il precedente No Other Land ha vinto l’Oscar lo scorso anno) non hanno fatto sconti, sottolineando il numero di vittime di Israele durante la durata del festival e lanciando una stoccata al governo italiano: «Vogliono boicottare il film».

Per il cinema italiano è un’annata senza particolari guizzi. Fa eccezione I figli della scimmia di Tommaso Landucci, premiato nella sezione Orizzonti, anch’esso con una doppietta: premio al miglior attore per Riccardo Scamarcio e quello alla miglior sceneggiatura (Tommaso Landucci e Damiano Femfert). Nel concorso principale, invece, vanno a vuoto i cinque titoli nostrani in gara per i Leoni.

A John Malkovich, assente, va una meritatissima Coppa Volpi come miglior attore per il suo ruolo in Wild Horse Nine di Martin McDonagh. L’acclamatissimo Possible Love del sudcoreano Lee Chang-dong, dato tra i favoritissimi, si deve invece “accontentare” del Gran Premio della giuria. Tra gli attori c’è gloria anche per la giovanissima protagonista di 15/18 di Cédric Kahn, Malou Khebizi, premiata con il Premio Mastroianni.

Il discorso più sentito è stato però quello di Stéphane Brizé, che ha ritirato il riconoscimento alla sceneggiatura (scritta dallo stesso Stéphane Brizé, Coralie Amédéo ed Olivier Gorce) per il suo meraviglioso Un bon petit soldat. Dopo i dovuti ringraziamenti, ha voluto aggiungere in francese: «Quando l’economia porta sofferenza il fascismo ritorna come un avvoltoio, con l’illusione di avere una soluzione. Le stesse cose del passato ritornano oggi, ma oggi non possiamo dire che non lo sapevamo». Un monito lanciato dal palco della Mostra in vista di mesi densi di sfide elettorali tra democrazia e fascismo.

Nella sezione Venezia Classici con Daniele Vicari a capitanare una giuria di studenti, trionfa il restaurato capolavoro di Florestano Vancini, La lunga notte del ’43 dall’omonimo racconto di Giorgio Bassani. Unico film letterario ad entrare tra i premiati. Ma anch’esso potente monito contro i fascismi vecchi e nuovi.


Tobia Cimini

Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.

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