Addio a Daria Nicolodi, musa trasgressiva del cinema dell’orrore (e non solo)



Se ne è andata a 70 anni, nella mattina del 26 novembre, Daria Nicolodi, protagonista di Profondo rosso (1975), lungamente legata al nome di Dario Argento, sia nella carriera che nella vita privata.

Attrice, cantante, sceneggiatrice, artista: Daria esordisce a teatro appena diciottenne, nel Candelaio (1968), diretta dal suo maestro Luca Ronconi, con il quale torna a calcare le scene l’anno successivo con l’Orlando Furioso. Notata da Francesco Rosi, ottiene il suo primo ruolo sul grande schermo in Uomini contro (1970), per poi stabilire una profonda e “nottambula” amicizia con Carmelo Bene, che in segno d’affetto decide di inserirla tra i titoli di Salomé (1972), nonostante Daria non compaia mai effettivamente nel film.

Musa inquietante e trasgressiva, debutta in televisione con Paolo Poli nel varietà Babau, e viene scelta da Elio Petri per interpretare il personaggio di Anita – al fianco di Ugo Tognazzi e Gigi Proietti  -, ne La proprietà non è più un furto (1973), capitolo conclusivo della cosiddetta “trilogia della nevrosi”. Accanto a Proietti, recita anche nello spettacolo musicale La commedia di Gaetanaccio (1978), messo in scena al Teatro Sistina e censurato poco dopo a causa dei contenuti sessualmente espliciti riguardanti il papato del XV secolo.

Quando conosce Dario Argento nel 1975, Daria è quindi già conosciuta e affermata nel panorama intellettuale romano. Dopo essersi calata nel ruolo di Gianna Brezzi, giornalista petulante e ironica di Profondo rosso, l’attrice si unisce al regista in un lungo e tormentato rapporto artistico e sentimentale, che li porta a sceneggiare e a realizzare insieme capolavori come Suspiria (1978).

Nonostante Nicolodi e Argento giungano infine alla decisione di separarsi, la collaborazione cinematografica tra i due non si arresta: Daria torna infatti a recitare dopo una lunga pausa nel 2007, insieme alla figlia Asia, ne La terza madre, diretto dall’ex marito.

Fedele alla propria indipendenza artistica ed espressiva, la regina del cinema horror italiano lavora anche con maestri come Mario Bava, recitando in Schock (1977) e nella sua ultima opera La Venere d’Ille (1981).

Rivendicando ironicamente il nuovo ruolo di “nonna felice”, fa le sue ultime apparizioni in Scarlet Diva (2000) della figlia Asia, e in qualche episodio de L’Ispettore Coliandro dei Manetti Bros e della miniserie di Sky Il mostro di Firenze. E, sempre più lontana dalle scene, trascorre gli ultimi anni dedicandosi agli studi esoterici, alla passione per l’arte, e alla riscoperta di Firenze, sua città d’origine.

Arguta e divertente, sia sullo schermo che nella vita, con lei se ne va un volto del cinema dell’orrore, e un pezzo di storia del nostro cinema italiano.