Addio David Riondino gran giocoliere della satira. Una vita controvento tra musica, teatro e letteratura
È scomparso a 73 anni, il 29 marzo, David Riondino cantautore, scrittore, drammaturgo ed ultimo rappresentante dei poeti “a braccio”. Firma determinante de “Il male” e gli inserti satirici de “l’Unità” “Cuore” e “Tango”. Tanto teatro anche insieme a Paolo Rossi. Letteratura, tv e radio …

È stato una delle voci più originali e ironiche dello spettacolo italiano, capace di attraversare teatro, musica, radio e televisione con uno stile insieme colto e popolare. David Riondino è morto il 29 marzo a 73 anni lasciando un vuoto difficile da colmare in una tradizione — quella della satira intelligente e della parola giocata con sapienza — di cui era stato interprete libero e inconfondibile.
Nato nel 1952, artista poliedrico e imprevedibile, Riondino univa alla scrittura, alla recitazione e alla musica una qualità sempre più rara: l’improvvisazione. Non solo come cifra stilistica, ma come pratica viva, legata alla tradizione della poesia “a braccio”, fatta di duelli in ottave di endecasillabi sul modello dell’Orlando Furioso, che seppe reinventare in chiave contemporanea.
Dagli anni Settanta, con il Collettivo Victor Jara, incise dischi militanti come Collettivo Victor Jara e Non vi mettete a spingere; dagli anni Ottanta sviluppò una carriera autonoma tra musica e parola con album come Boulevard, Tango dei miracoli, Racconti picareschi, Temporale, Quando vengono le ballerine. Sua è la celebre Maracaibo, portata al successo da Lu Colombo nel 1981, così come la sigla Africa della sitcom Zanzibar.
Fu anche protagonista della stagione d’oro della satira italiana: negli anni Ottanta collaborò come verseggiatore con riviste satiriche come Il male, o Comix e Linus e con gli inserti satirici de l’Unità diretti da Sergio Staino, da Tango a Cuore, dove la sua scrittura mescolava invenzione, politica e gusto per il paradosso.
Il teatro fu uno dei suoi territori privilegiati: nel 1987, insieme a Paolo Rossi, portò in scena Chiamatemi Kowalski e La commedia da due lire; più tardi avviò un lungo sodalizio con Dario Vergassola in spettacoli come I Cavalieri del Tornio, Todos Caballeros, La traviata delle Camelie e le variazioni letterarie su Don Chisciotte, Madame Bovary e l’Odissea. Frequenti anche le sue letture sceniche e i recital poetici, da Bocca baciata non perde ventura a Il Bolero come terapia.
Collaborò con artisti come Sabina Guzzanti, Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, portando in scena testi di Mario Luzi (Il viaggio di Simone Martini, Felicità turbate) e progetti come Dante Inferno Novecento e Tipi pasoliniani con Davide Rondoni. Nel 2003 ideò il festival “Il giardino della poesia” a San Mauro Pascoli, ancora oggi attivo.
Nel cinema lavorò con Marco Tullio Giordana (Maledetti vi amerò), i fratelli Taviani (La notte di San Lorenzo), Gabriele Salvatores (Kamikazen), Sergio Staino (Cavalli si nasce), dirigendo anche Cuba Libre, velocipedi ai Tropici (1997) e documentari sugli improvvisatori in versi, tra cui Il Papa in versi, premiato nel 2016.
In televisione lasciò personaggi memorabili, come il “cantautore brasiliano” Joao Mesquinho, presenza ricorrente al Maurizio Costanzo Show, e partecipò a programmi come A tutto volume (con Daria Bignardi), Quelli che il calcio, Teletango e Banane.
Scrittore raffinato e ironico, pubblicò Rombi e milonghe, Sgurz, Il trombettiere (con illustrazioni di Milo Manara) e Sussidiario. In radio fu autore e conduttore di programmi per Rai Radio3 come Il dottor Djembé con Stefano Bollani e cicli dedicati a Boccaccio e Dante.



