Addio John Le Carré, la spia che venne dalla Guerra Fredda. Così amata dal cinema

 



Se ne è andato, all’età di 89 anni, il maestro britannico dei romanzi di spionaggio, John Le Carré. Nome d’arte di David John Moore Cornwell col quale ha firmato le sue opere a partire dagli anni Cinquanta, quando nella sua vita irrompe il mondo degli 007 che farà da sfondo a tutte le sue storie.

Studente di letteratura tedesca all’Università di Berna, e poi al Lincoln College di Oxford, Le Carré viene reclutato dai Servizi di sicurezza britannici in Austria, per intercettare i transfughi della DDR decisi a varcare la cortina di ferro per raggiungere l’Europa occidentale. Dopo essere stato arruolato per stanare possibili infiltrati sovietici tra i gruppi dell’estrema sinistra, entra a far parte dei servizi segreti interni, alle dipendenze di sua Maestà.

Da queste esperienze “sotto copertura”, nasce il personaggio di George Smiley, l’agente protagonista di molti dei suoi romanzi, spesso contrapposto dalla critica al James Bond creato dalla penna di Ian Fleming. 

La scrittura di Le Carré non si abbandona mai al sensazionalismo, ma si mantiene sempre in equilibrio su basi estremamente documentate: in questo senso, si può dire, che le sue opere abbiano ampliato i confini del thriller e della letteratura di genere, restituendo in maniera lucidissima le dinamiche di un mondo attraversato da conflitti di potere ed equilibri del terrore, come quelli in gioco durante la Guerra Fredda. Il personaggio di Smiley, è “la chiave per comprendere la seconda parte del XX secolo”, dice a questo proposito Margaret Atwood, per ricordare lo scrittore.

L’agente segreto fa la sua prima comparsa nel libro d’esordio, pubblicato nel 1961, Chiamata per il morto (Mondadori, 2019, nelle foto) – che ispira, tra l’altro, l’omonimo film di Sidney Lumet (1966) – , per poi ripresentarsi ne La talpa (Mondadori, 2019), in cui viene rivisitata la vicenda che costringe Le Carré ad abbandonare l’intelligence, per dedicarsi unicamente alla scrittura, una volta sventato il suo ruolo di spia da un informatore del Kgb. Romanzo centrale nella sua produzione, La talpa viene portata sul grande schermo nel 2011 da Tomas Alfredson, film che vede l’eccezionale interpretazione di Gary Oldman nei panni del protagonista, affiancato da Tom Hardy e Colin Firth.

Il cinema ha ampiamente attinto alla raffinata narrazione di Le Carré, caratterizzata da un sottilissimo humor e da una crescente suspense, oltre che ad essere incentrata su intricati dilemmi morali e, a tratti, filosofici. A partire dagli anni Sessanta, sono in molti a subire la fascinazione dello scrittore britannico: dopo La spia che venne dal freddo (1965), di Martin Ritt, è la volta di Lo specchio delle spie (1969) di Frank Pierson. Negli anni seguenti conosceranno la trasposizione cinematografica anche La tamburina (1984), con la regia di George Roy Hill, e La casa di Russia (1990) con Sean Connery e Michelle Pfeiffer, diretti da Fred Schepisi.

Con la caduta del Muro di Berlino nel 1989, crollano anche le coordinate all’interno delle quali i romanzi di Le Carré sono costruiti: da attento osservatore del presente e della contemporaneità, lo scrittore decide allora di orientare il suo lavoro su nuovi fronti geopolitici, come dimostra sin dal titolo Il sarto di Panama (Mondadori, 2020), che analizza gli interessi economici che affliggono il Canale, una volta tornato sotto la completa sovranità panamense, nel 1999.

Ne Il giardiniere tenace (Mondadori, 2015), Le Carré indaga invece le dinamiche di una cospirazione internazionale, che coinvolge un’azienda farmaceutica, la quale esegue sulla popolazione africana test clinici illegali. Il romanzo sarà d’ispirazione allo struggente e pluripremiato The Constant Gardener (2005), diretto da Fernando Meirelles, con Ralph Fiennes e Rachel Weisz.

Riservato e all’ombra del circuito dei festival, Le Carré sorprende il mondo dell’editoria nel 2016, pubblicando Tiro al piccione (Mondadori), un’intima autobiografia in cui ripercorre l’infanzia difficile e solitaria, e gli improbabili percorsi che da spia l’hanno condotto a diventare un autore di fama mondiale.

“A partire dal mondo segreto che ho conosciuto un tempo, ho cercato di creare un palcoscenico per il più ampio mondo che tutti viviamo”, afferma infatti lo scrittore. E, con l’invenzione di un lessico che potesse tradurre la sua profonda conoscenza dei meccanismi della politica internazionale, Le Carré ha esteso il suo sguardo fino ai nostri giorni, arrivando a raccontare, con toni inquietanti, anche la Brexit, la Russia di Putin e la presidenza di Trump, nel suo ultimo romanzo, La spia corre sul campo (Mondadori, 2019).