Addio monsieur Cannibal. La scomparsa di Ruggero Deodato maestro del cinema di genere


 

È morto a Roma il 29 dicembre all’età di 83 anni una colonna del cinema di genere italiano: Ruggero Deodato. Allievo di Rossellini girò alcuni degli horror più estremi della storia del nostro cinema, tra cui l’iconico Cannibal Holocaust, divenuto un culto internazionale ma costato allo stesso regista una condanna a quattro mesi di reclusione con la condizionale.

Nato a Potenza il 7 maggio 1939 Deodato si è presto trasferito a Roma per fare il cinema. Con Roberto Rossellini è aiuto regista su diversi set, tra cui Il generale della Rovere e Viva l’Italia. Con Sergio Corbucci per Gli onorevoli, mentre in Django tutti gli esterni in Spagna li gira lui.

Ma è soprattutto con Antonio Margheriti che Deodato collabora intensamente (è il suo aiuto in Danza macabra e Anthar l’invincibile, I criminali della galassia, I diafanoidi vengono da Marte, Il pianeta errante e La morte viene dal pianeta Aytin) e a lui deve il suo esordio come restista nel ’64: Ursus il terrore dei Kirghisi firmato in co-regia tra i due. Seguirà nel ’68 Gungala la pantera nuda, diretto con lo pseudonimo Roger Rockfeller. La sua strada ormai è spianata, si susseguono commedie, b-movie e “poliziotteschi” e negli anni Novanta firma anche la serie tv culto I ragazzi del muretto e, con Bud Spencer, Noi siamo angeli e Padre Speranza.

Ma è decisasamente il genere horror a rendere Deodato uno culto internazionale. Nel 1980 Cannibal Holocaust diventa oggetto di critiche, accuse e violentissime censure. Quel racconto sulla scomparsa di quattro giovani reporter nella foresta amazzonica, dove si erano addentrati per un documentario sugli ultimi cannibali, diventa la dimostrazione della feroce violenza dei bianchi nei confronti della popolazione indigena.

“Mi sto chiedendo chi siano i veri cannibali” è il commento del professore che ritrovando i filmati dei giovani reporter scopre che sono stati proprio loro a violentare, brutalizzare e cannibalizzare gli indios. In breve la censura si abbatterà sul film e come detto Deodato fu condannato per aver dato vita a un’opera “contraria al buon costume e alla morale”. Ma quella pellicola rimarrà negli annali anche per aver influenzato Quentin Tarantino, Oliver Stone e Eli Roth che ha celebrato il suo maestro in Hostel: Part II dove Ruggero Deodato appare in un cammeo.

A dare la notizia della sua scomparsa è stato su Facebook Sergio Martino, altro protagonista di quella indimenticabile stagione. “Con Deodato – ha scritto – ho diviso una stagione bellissima di cinema. Abbiamo iniziato insieme un percorso parallelo che in questi di rivalutazione del nostro cinema, ci ha “goliardicamente” portato in giro per il mondo insieme”.