Amleto, pallido Amleto, nelle sale quello del Royal Theatre

Dalle tavole del teatro londinese una versione (fiume: 3ore e 20) del dramma shakespeariano, col divo Benedict Cumberbatch e la regia di Lyndsey Turner. In sala soltanto il 19 e 20 aprile per celebrare il Bardo a 400 anni dalla morte. Da vedere, nonostante l’alterna efficacia…

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Molto fermento per questo Hamlet con Benedict Cumberbatch, nelle sale solo il 19 e 20 aprile. Per nulla? No,  si conferma un potente talento il golden boy degli schermi, diventato tale soprattutto dopo i successi virali dello Sherlock televisivo e come intenso Alan Turing al cinema (The Imitation Game).

L’attore britannico ha il fisico del ruolo da pallido prence (vanta persino dei quarti di sangue blu!),  e un’adattabilità alla scena che marca molto questo allestimento del Royal National Theatre al Barbican di Londra,  pensato per la diffusione cinematografica da Lyndsey Turner, ampio curriculum in entrambi i campi dal film Philadelphia alla pièce War Horse.

Alla sua prima regia shakespeariana, tuttavia, Turner non gioca le sue carte migliori. Preme verso un Amleto sospiroso e straziato fin dall’inizio, incapace di una vendetta pulita non per incertezza ma per eccesso di reattività. Vuole una tragedia in abiti moderni (quelli, brutti, ideati da Katrina Lindsay) ma con una vaghezza di ambientazioni tra il naif e il vintage che rende tutto disordinato e di alterna efficacia.

Cumberbatch che fa il folle in un teatrino di soldatini di legno, per dire come fanno a Roma, nun se po’ vede’. Meglio la sottolineatura dello strazio della guerra ai margini della Danimarca portata in primo piano (e risonante di quel che ci accade intorno). E interessante l’effetto speciale che fa esplodere gli interni della casa reale rendendola un campo di macerie come una Siria devastata dai bombardamenti.

Cumberbatch è comunque superlativo, si muove come un leone in gabbia, oppresso probabilmente più dai limiti dell’allestimento e di un cast non tutto alla sua altezza, a parte l’eccellente Polonio di Jim Norton e, in parte, la tenera vulnerabilità dell’Ofelia di Sian Brooke. O costretto in panni estranei (vedi l’amico Orazio vestito da nerd con un perenne zainetto in spalla a mo’ di coperta di Linus o lo stralunato Laerte nero).

A pulci fatte, Hamlet resta uno spettacolo da non perdere in ogni caso, stringente per quanto rimaneggiato (tre ore passano in un soffio). Shakespeare – a cui l’evento è dedicato per i quattrocento anni dalla morte, che ricorre il 23 aprile, grazie a Nexo e al British Council regna su tutto. Fa spallucce a tagli e confezioni postmoderne e svetta insuperato con i suoi versi in quella che è la sua tragedia più popolare, trovando nido comodo nella magnifica dizione di Cumberbatch, Amleto spettinato e febbrile come un giovane Byron. Basterebbe questo a costringere studenti di ogni grado a venirlo a vedere, mentre per le fan del pallido Benedict non ci sarà bisogno di inviti…
Per informazioni sulle sale consultare nexodigital.it, e buttate un occhio anche sul sito www.shakespearelives.org per le altre iniziative di questo pimpante anno intorno al Bardo.