Berlinale 2021 da sfogliare: amori cibernetici e massacri taciuti. E l’Italia porta la poesia, con Dalla e Hölderlin



Crisi individuali e disuguaglianze sociali. Il mondo visto dai bambini, la realtà raccontata dalle donne. Le paure inconsce, l’horror della  guerra. I temi affrontati dalla 71esima Berlinale – che si svolgerà in due tranche, 1/5 marzo e 9/20 giugno – sono, come sempre nella tradizione della kermesse, lo specchio della complessità contemporanea; e allora vediamoli da vicino i film che si contenderanno l’Orso. Tra cui stavolta mancano gli italiani; li troviamo però nelle sezioni collaterali, dove va segnalato in particolare per le sue frequentazioni letterarie, Fabrizio Ferraro (Gli indesiderati d’Europa) che attraversa i luoghi cari al poeta tedesco Hölderlin con La veduta luminosa di uno stanco autore (nella sezione Forum). Non è poesia ma musica – quella di Lucio Dalla, genio meraviglioso che ha firmato molte canzoni col poeta Roberto Roversi – quella del documentario Per Lucio, realizzato dal premiatissimo regista di Martin Eden, Pietro Marcello, nella sezione Special.

Viene dalla minoranza slovacca dell’Ungheria lo scrittore Pál Závada, purtroppo non (ancora?) tradotto in Italia: il suo romanzo Természetes fény (Luce naturale) fa da traccia all’opera prima di Dénes Nagy, ed è una storia ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo dodici corti tra fiction e documentario (Russian PlaygroundSoft RainAnother Hungary) il regista assolda un cast di attori non professionisti per raccontare la drammatica vicenda di István Semetka, contadino costretto a vestire l’uniforme nell’Ungheria del 1943 e a diventare testimone di un omicidio di massa. Tra il dramma di una storia collettiva e il trauma personale, il protagonista decide di tacere sull’accaduto. L’io diventa sempre più scisso e il confine tra bene e male sempre più sfumato.

Cambio di registro. Maria Schrader trionfatrice agli Emmy Awards 2020 con la serie Unorthodox, torna a narrare le donne, stavolta con ironia: I’m Your Man, adattamento del racconto di Emma Braslavsky, è la storia dell’insolita relazione sentimentale tra la scienziata Alma e un robot dall’aspetto umano, programmato per essere il fidanzato dei suoi sogni.

Tra Baudelaire e La ballata del vecchio marinaio di Coleridge si snoda Albatros (Drifr Away) del francese Xavier Beavois (Uomini di Dio, 2010): la quotidianità di un giovane agente di polizia viene stravolta da un gesto improvviso, un atto irrazionale che comporterà un inguaribile senso di colpa. Non meno cupo è lo sguardo sul mondo di Ras vkhedavt, rodesac cas vukurebt?  (Cosa vediamo quando guardiamo il cielo?) di Alexandre Koberidze: l’amore sbocciato tra i due protagonisti nelle strade della città georgiana di Kutaisi, viene messo a dura prova da una metamorfosi improvvisa, di kafkiana memoria.

Attesi: il ritorno dell’acclamata regista di Ritratto della giovane in fiamme, la francese Céline Sciamma che con Petite Maman regala un viaggio nel mondo dell’infanzia; il debutto alla regia dell’attore tedesco Daniel Brühl (Good Bye Lenin!) che con Nebenan (Next Door) affronta il tema della popolarità e del conflittuale rapporto tra vicini di casa; e il pluripremiato coreano Hong Sangsoo (vincitore alla Berlinale 2017 con On the Beach at Night Alone e nel 2020 con The Woman Who Ran) che ci guida attraverso le complicate relazioni familiari del giovane Young-Horelche con Inteurodeoksyeon (Introduction).

L’attualità della pandemia segna in molti modi i film in concorso a Berlino. Un caso è quello di Bence Fliegauf con il suo Rengeteg – mindenhol látlak (Foresta: ti vedo ovunque), che osserva le tensioni invisibili emerse durante il periodo di reclusione in casa. Ma il punto di vista più interessante potrebbe essere quello della scuola, non più costretta alle icone virtuali della didattica a distanza, e indagata sotto molteplici aspetti. La regista rumena Radu Jude racconta il corto circuito tra pubblico e privato nella vita di un’insegnante che in Babardeal? cu buclucsau porno balamuc (Bad Luck Banging or Loony Porn) è costretta a subire il duro giudizio altrui per aver messo un video hard in rete che le costa la carriera. Ma la scuola diventa anche il luogo in cui emergono fatalmente le differenze etniche, religiose e sociali in Herr Bachmann und seine Klasse (Signor Bachmann e la sua classe) in cui la regista Maria Speth indaga la creatività degli alunni, contrapponendola alla rigida mentalità degli adulti.