Caro marito ti scrivo. L’epopea dei pescatori siciliani è doc nell’obiettivo di Giuliana Gamba

Presentato al Torino FilmFest, “Era scritto sul mare” nuovo documentario di Giuliana Gamba dedicato all’epopea dei pescatori siciliani di Marettimo. Un romanzo sentimentale e storico dal meraviglioso repertorio che rimanda a “I malavoglia” di Verga e “La terra trema” di Visconti. La struggente corrispondenza di una donna al marito imbarcatosi clandestinamente per “Nuova York”. Una storia di uomini e donne pieni di coraggio, quando ad emigrare eravamo noi …

Le storie di migranti sono come un fiume carsico. Appaiono e scompaiono. Così è successo anche per i pescatori di Marettimo, isola siciliana a largo di Trapani. A raccontare la loro epopea era già stata Alina Marazzi, nel ’91, con L’America me l’immaginavo . Ora tocca a Giuliana Gamba con Era scritto sul mare, prodotto e distribuito da Luce Cinecittà e presentato al Torino FilmFest.

Qui la prospettiva scelta, come in un romanzo epistolare o meglio in un romanzo sentimentale e storico, è quella del racconto di una donna che all’inizio del secolo scorso attende notizie dal marito emigrato clandestinamente su un bastimento diretto a “Nuova York” insieme ad altri pescatori marettimari, e della loro struggente corrispondenza prima che lei lo raggiunga per coronare nel nuovo mondo il loro sogno d’amore.

La forza del film è tutta nelle immagini di repertorio dell’isola nella prima metà del secolo scorso, con il mare che fa da protagonista assoluto e le immagini di barche, volti di pescatori e case che richiamano alla mente I malavoglia di Verga e La terra trema di Luchino Visconti.

Poi la vicenda si sposta in America, e qui le immagini di repertorio – anche se non tutte inedite – di New York, Milwaukee e Monterey, città che ospitano in tempi successivi il protagonista e il gruppo di marettimari che si autodefiniscono “i megghiu” pescatori del mondo, diventano stupefacenti per la loro dirompente capacità espressiva: le vie di New York straboccanti di gente e di tram sferraglianti, i muratori funamboli aggrappati alle corde sui grattacieli a centinaia di metri dal suolo, poi le fabbriche e le catene di montaggio fordiste; infine la pesca miracolosa nell’oceano Pacifico, le sardine da inscatolare a Monterey – le famose “cannery” protagoniste dei romanzi di Steinbeck – e i salmoni in Alaska.

I piercing nelle orecchie della protagonista-narrante e gli euro nella statua di San Giuseppe in processione non inficiano la poesia e la forza di una storia di uomini e donne pieni di coraggio, in un tempo in cui la miseria dominava la vita degli isolani e l’emigrazione costituiva l’unica scelta possibile. Da citare per il prezioso materiale fornito l’Archivio storico Istituto Luce, l’Archivio Film Cineteca di Bologna, l’Archivio Aamod e il National Archive of Washington.