Faticosamente “Gonzo Girl”. L’esordio alla regia di Patricia Arquette nel mondo di Hunter Thompson

Esordio alla regia di Patricia Arquette, “Gonzo Girl” passa alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public. La storia, tratta dal romanzo omonimo, dell’ultimo periodo del leggendario giornalista e scrittore Hunter S. Thompson (del celebre e cinematografico “Paura e delirio a Las Vegas”), tra gli eccessi continui nel suo ranch in Colorado. Un film che non esplora le possibilità del suo argomento e si perde in prolisse descrizioni, vacue e discontinue …

«Cambia il nome, va bene?», è l’ultima richiesta che fa il mentore alla sua assistente, scritta sul diario che ha tenuto durante la loro collaborazione. Così il protagonista di Gonzo Girl, esordio alla regia di Patricia Arquette (che fa anche una piccola parte), tratto dal romanzo omonimo di Cheryl Della Pietra, diventa Walker Reade. Ma lo riconosciamo già dalla prima scena.

Con viso e volto di Willem Defoe, il look è inconfondibile: è Hunter S. Thompson, vestito come Nicholson nel film tratto dal suo romanzo più famoso, Paura e delirio (il romanzo in realtà titolava disgusto) a Las Vegas. Della Pietra è stata la sua assistente a lungo, il libro è il suo memoriale di quel periodo alla Owl Farm, il rifugio che Thompson si era fabbricato in Colorado, riempiendolo di feste, alcool, droghe e qualsiasi altro tipo di eccesso.

Gonzo Girl passa alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, dedicata ai film più attesi dal pubblico. Ci riesce quasi unicamente per il suo cast, che oltre Dafoe e Arquette include la giovane Camila Morrone nella parte della protagonista, Ray Nicholson e persino un piccolo cameo di Sean Penn.

Il cast è anche forse l’unica cosa che tiene a galla il film, annebbiato nella descrizione piuttosto vuota della vita sgangherata nella Owl Farm. Thompson/Reade è ormai in rovina, gli anni ’90 hanno passato la loro metà e da anni non tira fuori qualcosa di decente. La protagonista si ritrova lì per fargli da ghostwriter e prevedibilmente inizia la sua discesa verso gli eccessi che stanno ormai consumando definitivamente anche il vecchio scrittore.

Le due linee narrative intese per intrecciarsi vengono mandate avanti a tronconi discontinui. Da un lato c’è la corsa contro il tempo per consegnare alla casa editrice un libro ancora tutto da scrivere (e da riscrivere all’insaputa dell’autore); dall’altra le dinamiche affettive e di potere tra i vari membri di questa sgangherata comune hippie. A tenere insieme il tutto dovrebbe esserci il personaggio di Morrone, a cui però viene riservata pochissima profondità e molta confusione.

Anche Dafoe e le sue enormi potenzialità che ben si conoscono sembrano essere quasi frenate. Il suo personaggio sembra una miccia inesplosa, pronto a incendiarsi costantemente senza alcuna conseguenza reale, al massimo una citazione di Fitzgerald da buttare a caso nella mischia.

La voce fuori campo di Morrone dovrebbe provenire da un diario segreto, a sua volta destinato a diventare il suo romanzo, ma anch’essa si fa largo in maniera incostante e si perde in descrizioni che non giustificano la rabbia dello stesso Reade quando poi lo troverà. Oltretutto, ma questa è una costante che conosciamo bene, rimane un segnale inequivocabile di scarsa emancipazione dal libro.

Quando Gonzo Girl termina ci chiediamo cosa ci abbia lasciato e trovare una risposta viene complicato. Se si ripensa allo stile di vita e alla scrittura di Thompson forse è mancato il coraggio di avventurarsi verso territori meno convenzionali, esplorati solo in un’unica breve sequenza allucinogena. Un film che di quello stile “gonzo” che porta nel titolo non ha saputo mantenere lo spirito, purtroppo.