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Chi era David Foster Wallace? Non serve il film a capirlo…

In sala dall’ 11 febbraio – dopo il passaggio alla Festa di Roma –  “The end of the tour” di James Ponsoldt, tratto dal libro intervista “Come diventare se stessi” di David Lipsky che, nel 1996, trascorse 5 giorni insieme allo scrittore star americano, morto suicida nel 2008…

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È un peccato che James Ponsoldt non sia a Roma per presentare il suo quarto film, The end of the tour, nella selezione ufficiale della decima Festa del Cinema. Forse avrebbe potuto esplicitare le ragioni e soprattutto le sue aspettative rispetto alla trasposizione cinematografica del libro di David Lipsky, Come diventare se stessi, nel quale il giornalista racconta i cinque giorni trascorsi nel 1996 con David Foster Wallace, per realizzare l’intervista commissionata dalla rivista Rolling Stone.

La lunga conversazione tra i due si svolse durante la parte finale del tour di promozione di Infinite Jest, il romanzo di oltre mille pagine con cui lo scrittore americano, allora 34enne, divenne autore di culto internazionale. L’intervista non venne più pubblicata da Rolling Stone. Dopo il suicidio di Wallace, avvenuto nel 2008, Lipsky utilizzò le registrazioni e gli appunti per pubblicare il libro, con il titolo originale Although of course you end up becoming yourself.

154-lipsky-wallaceDavid Foster Wallace: chi era costui? Per chi non ha letto nulla di suo e ne sa poco, gli elementi che il racconto cinematografico propone bastano appena a farsi l’idea confusa di una personalità a dir poco complessa. E contribuisce a questo anche l’interpretazione apparentemente poco partecipata di Jason Segel.

Afflitto da una paura esistenziale, contorta e a tutto campo, Wallace teme le attenzioni della critica e del pubblico: “Più persone ti leggono apprezzandoti e più cresce la paura di essere un ciarlatano” e dice questo mentre chiede a Lipsky, un incalzante e misurato Jesse Esenberg, di conversare telefonicamente con la fidanzata del giornalista per farsi dire quanto adori la sua scrittura e il libro appena pubblicato, trascurando momentaneamente il timore di diventare una parodia dello scrittore di successo.

Un’ambivalenza emotiva della quale lo stesso Wallace appare a tratti molto consapevole, ma che inspiegabilmente non riesce a governare. Così, ammette che il periodo di depressione o di “crisi spirituale”, come preferisce definirla, nel quale era caduto un decennio prima, era stato conseguenza di “uno stile di vita troppo americano”, un percorso senza fine in cui dopo avere ottenuto x si punta a y e dopo y si punta a z e così via, senza mai giungere a una soddisfazione davvero appagante.

Uno stile di vita nel quale l’unica vera dipendenza, confessa Wallace nel film, non era l’eroina né l’alcol, ma la televisione, cui ha deciso di rinunciare “perché se ne avessi una, non potrei fare a meno di guardarla e la terrei ininterrottamente accesa”. Terminato il tourbillon di interviste, incontri e presentazioni nel quale è coinvolto in occasione dell’uscita di Infinite Jest, la condizione con cui lo scrittore sembra rassegnato a tornare è sempre quella della solitudine, nella sua casa a Bloomington, in Illinois, con un pezzo di carta su cui scrivere, per riscoprire che tutto, ovvero il successo, il prestigio, la fama, equivale a niente.

Sebbene con una struttura affatto originale e basata sul consueto ciclo diffidenza, fascinazione, conflitto, comprensione e affettuoso rispetto che segna il rapporto tra Wallace e il suo intervistatore, il racconto è cinematograficamente ben confezionato, senza però sviluppare i temi universali della storia. E restano irrisolte, forse volutamente, le tante contraddizioni nel ritratto dello scrittore, come non ha mancato di annotare chi lo ha frequentato professionalmente o attraverso la sua scrittura.

Dunque, chi era David Foster Wallace? Meglio cercare nuovi indizi leggendo le sue opere, magari cominciando proprio dalle 1.200 e più pagine dell’edizione italiana di Infine Jest, ripubblicato da Einaudi nel 2006 …

infinite-jest1In attesa delle nuove sollecitazioni letterarie in arrivo da James Ponsoldt che, dopo The end of the tour, girerà con Tom Hank e Alicia Vikander, Il cerchio, adattamento dell’omonimo romanzo di Dave Eggers, e sembra stia pensando di portare sul grande schermo West of sunset, biografia romanzata di F. Scott Fitzgerald, scritta da Stewart O’Nan.


Andrea Corrado

cinebibliofilo