“Il ragazzo e l’airone” contro tutte le guerre. Miyazaki non si stanca di ripeterlo nel suo film testamento ora in sala

Arriva in sala il 1 gennaio per Lucky red, dopo il passaggio alla Festa di Roma (in coproduzione con Alice nella città), “Il ragazzo e l’airone“, attesissimo film del maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki. Un film inteso come un testamento spirituale che ripercorre le tappe e i temi di un immaginario che ha stregato il pubblico mondiale. Ancora una volta un mondo di creature fantastiche si dispiega agli occhi di un bambino, ma Miyazaki lancia instancabilmente un messaggio contro le guerre…

 

Un grande poeta italiano, Umberto Saba, diceva di amare i suoi autori preferiti per le ripetizioni, perché volevano dire che ciò che ripetevano gli stava a cuore davvero. È con la stesso sentimento che si guarda Il ragazzo e l’airone, ultimo film dell’amatissimo animatore giapponese Hayao Miyazaki. 

Era il vero colpaccio della Festa del Cinema di Roma, che è riuscita a includere questo titolo attesissimo nella sua selezione, in coproduzione con Alice nella Città. Un film talmente atteso che c’è gente che per non perdere tempo ha preso l’aereo ed è andata a vederselo in Giappone, dove è uscito in estate. 

L’amore del pubblico Miyazaki – oggi 82enne – se l’è guadagnato costruendo un immaginario tutto suo, fatto di creature al limite del mitologico pronte a manifestarsi nel mondo reale, specie agli occhi infantili di una bimba o di un bimbo. Tutto questo si riassume in due parole: Studio Ghibli, la sua casa di produzione, divenuta ormai leggendaria. 

Dicevamo delle ripetizioni, perché Il ragazzo e l’airone non è nulla che non si sia già visto dall’autore giapponese. Di più, forse lo abbiamo visto realizzato anche meglio in altri suoi film, su tutti Il mio vicino Totoro. Eppure non ci disturba, anzi. Lo riconosciamo come si riconosce il timbro di voce di qualcuno a cui vogliamo bene. 

Ancora una volta la fuga dalla città di un bimbo lo porta a incontrare nella natura creature misteriose e fantastiche. Ma c’è, in questo film più che in quelli passati, uno spettro che rimane sempre presente: la morte. 

Secondo le voci che si rincorrono, Il ragazzo e l’airone dovrebbe essere il vero e proprio testamento di Miyazaki, diretto a un nipotino che teme di non vedere crescere. E questo timore si sente non poco, combattuto in tutto il film con la voglia di offrire a chi lo guarda un incoraggiamento alla vita. 

D’altronde il titolo internazionale perde totalmente il senso originale. Se vogliamo il film ricadrebbe anche nella nostra amata categoria degli adattamenti. In giapponese si intitola infatti Come vivi?, titolo di un libro per bambini che aprì le porte della fantasia al piccolo Miyazaki. In un commovente transfer ha scelto di chiamare così anche il film, sperando di poter avere lo stesso effetto. 

Non a caso è un personaggio che muore a regalare il libro stesso al protagonista, Mahito, sperando lo aiuti a scoprire il mondo. E proprio il legame con quel personaggio lo porta a scoprire nella natura la porta di un mondo fantastico, popolato da esseri surreali. 

Sottilmente Miyazaki introduce di sguincio una linea anti bellica. La seconda guerra mondiale è quella che costringe alla fuga il protagonista. Mentre in un breve passaggio ci dice che i piccoli esserini che provocano le nascite non sono attivi da un po’. È solo un accenno, ma in questi tempi insanguinati ci basta.

C’è anche il grande tema orientale della riconciliazione e del legame con gli antenati. Mahito deve affrontare il lutto allacciandosi con la parte della sua famiglia che non c’è più. Solo così riesce a far pace con la sua realtà, che finisce per far la pace anche tra sé stessa: la guerra finisce e la famiglia rientra a Tokyo con ritrovato amore. 

Il ragazzo e l’airone è insomma il film che ci saremmo potuti aspettare, ma non per questo sembra meno bello o potente. Miyazaki ha annunciato il suo ritiro dalle scene svariate volte negli anni, dunque che l’abbia fatto ancora una volta non ci stupisce né ci allarma. Se però dovesse essere davvero questo il suo saluto al grande schermo, sarebbe difficile trovare un film più giusto con cui congedarsi.