“Ecco il mio Gomorra rivisitato per chi non sa che è un film”. Garrone presenta il nuovo “Director’s Cut”


“Una grande fiaba nera che rimane contemporanea, allo stesso modo in cui lo rimane Pinocchio”. Così Matteo Garrone definisce Gomorra (Mondadori, 2016) di Roberto Saviano, romanzo dal quale nel 2008 ha tratto il film ormai storico, che venerdì 16 aprile andrà in onda su Rai 3 nella “nuova e definitiva versione”.

“Rivederlo con mio figlio dodicenne, che mi chiedeva di chiarire alcuni passaggi – racconta il regista nella conferenza stampa di presentazione – è stata la molla per attuare questi cambiamenti, e rendere il film più comprensibile”.

Le cinque vicende che si intrecciano nella trama di Gomorra  (vincitore, tra gli altri premi, del Grand Prix Speciale della Giuria di Cannes nel 2008 e di sette David di Donatello) restituiscono infatti lo spaccato di un mondo spietato, governato dalle regole della Camorra, i cui meccanismi di “potere, soldi e sangue” possono risultare oscuri a chi non ne conosca profondamente le dinamiche.

Per questo, Garrone si è deciso ad apportare quelle che definisce “modifiche invisibili”: l’inserimento di 6 cartelli all’inizio di ogni racconto, il rimontaggio di 7 scene, una cinquantina di tagli – nel complesso il film è accorciato di dieci minuti -, alcuni interventi di doppiaggio e la stabilizzazione di alcune inquadrature.

“Aggiustamenti” quasi impercettibili, ma che riescono a chiarificare e a semplificare alcuni snodi del film, con un’attenzione particolare anche al contesto non italiano. Se in Italia è prevista l’uscita in DVD, all’estero – come in Spagna e in Svizzera –, il rinnovato interesse per il film di Garrone sta infatti portando a riprogettarne persino l’uscita in sala.

L’aggiunta di alcune inquadrature – prosegue il regista – mira infine a mettere in risalto l’aspetto geografico di queste storie, tutte ambientate nell’hinterland napoletano, ma in zone diverse: “il racconto di Totò, che vuole entrare in un clan e ricerca regole e rigore, richiedeva una dimensione quasi carceraria come le Vele di Scampia, mentre la vicenda di Ciro e Marco – che sono degli anarchici – è ambientata al mare, in queste pianure sconfinate, e al Villaggio Coppola”. A questi luoghi si aggiungono poi riprese del vesuviano – per la parte dedicata al sarto –, di Casal di Principe e Aversa, e di ruspe tra i rifiuti tossici – per quel che riguarda l’episodio interpretato da Toni Servillo –: immagini che servono a “chiarire veri e propri passaggi drammaturgici”.

“Mi fa piacere che al film venga data nuova vita e venga trasmesso nuovamente in televisione” – dice il regista –: tra i giovanissimi, sono infatti in molti a conoscere la serie di Gomorra – diretta, tra gli altri, da Stefano Sollima –, senza sapere dell’esistenza di un’originaria versione cinematografica.

Lo stesso Garrone parla della “grande potenza visiva” e della “potenzialità seriale” del libro di Saviano: “mi sarebbe piaciuto girare un Gomorra 1 e un Gomorra 2 – racconta –, perché avrei voluto esplorare temi che dal film erano rimasti fuori, come il ruolo delle donne nel mondo della criminalità. Ma se iniziare a girare in maniera invisibile in quei luoghi aveva permesso un taglio quasi documentaristico, tornarci dopo il successo e il clamore non sarebbe stato lo stesso, e ho preferito lasciare la serialità all’iniziativa di altri”.

“La grande umanità, a volte disumana” del romanzo  è quella che ne determina la contemporaneità, anche dopo tredici anni: “i conflitti umani, il male, la difficoltà del vivere, e soprattutto il rapporto dei più piccoli con il mondo circostante, della cui violenza non sono consapevoli fino in fondo – conclude Matteo Garrone – sono temi universali, quasi archetipi, comprensibili a chiunque nel mondo”.

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