Integralismi ebraici. Matrimonio e fuga di Ester la ribelle (da vedere) su Netflix

È “Unorthodox” serie Netflix dal libro autobiografico del 2012 di Deborah Feldman, pubblicato in Italia col titolo “Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche” (Abendstern edizioni). La storia vera di una ragazza che vive “prigioniera” della comunità ebraica più integralista di New York, dove le donne non possono neanche studiare, ma solo mettere al mondo pargoli. Fotunatamente Ester riuscirà a prendere un volo per Berlino. Da vedere …

Uno scricciolo alto un metro e cinquanta con un faccino che sembra un mix tra Jean Seberg e Asia Argento ragazzina con tracce anche di Charlot per dimensioni, scarponi e l’andatura a piedi in fuori che hanno le ballerine classiche.

È Ester Schwartz neo infelice moglie di Yanky Shapiro, protagonista di Unorthodox, serie targata Netflix, tratta dal libro autobiografico del 2012 di Deborah Feldman. Pubblicato in Italia col titolo Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche (Abendstern edizioni).

Se siete molto poco attratti dai serial killer, con o senza aggravanti di pedofilia; da ritrite, puntuali e ripetitive scene di sesso, in prevalenza niente erotiche, da cui ormai nessun attore può esentarsi, specie con famiglia a carico; dalle secchiate di sangue (qualcuno ha visto l’imbarazzante, gotico e ridicolo Freud che dovrebbe indignare quel che resta della psicanalisi?).

Insomma, se fate parte di quella razza in estinzione, sopravvissuta per ora anche al Covid, ecco un serial perfetto in solo quattro episodi. Che noi speriamo, se ha successo, (è appena uscito a fine marzo), non sia costretto a sbrodolarsi subendo un sequel come tutti quelli che sono piaciuti.

Interpretato da Shira Haas, giovane attrice israeliana che qualcuno forse ha già visto in Maria Maddalena o in Sognare e vivere di Natalie Portman, racconta la vera storia di una giovane “diversa” per l’ambiente in cui è venuta al mondo: Williamsburg enclave di New York dove gli ebrei ortodossi chassidici scampati alla seconda guerra mondiale si sono stabiliti col principale intento di mantenere, con maniacale controllo ed attenzione, le loro antiche tradizioni e di rimettere al mondo, facendo figli a più non posso, quei sei milioni di ebrei falcidiati dalla follia del secolo scorso.

Parlano solo Yddish, vige il divieto di internet, social e tv, vestono tutti di nero con cappottone lungo anche d’estate, camicia bianca e spesso in testa un ciambellone peloso di un costoso visone da cui ciondolano, ai lati della testa i payot, due lunghi boccoli dei loro veri capelli.

Le donne invece vanno di rasoi. Le teste sono rapate, coperte da turbanti o scheit, inquietanti parrucche simili a quelle della “badante”, non Gelmini, del Berlusca. Gli abiti sono modesti, poco donanti, e sono pure prive di ogni istruzione. La loro unica funzione in questa comunità chiamata Satmar è sposarsi al più presto con matrimoni concordati e procreare a breve termine.

Esty è diversa, lo ammette candidamente al suo grazioso e timido coetaneo, con madre squalo alle spalle, di cui sarà presto sposa.
E, nel suo caso, diversa non vuol dire sessualmente, ma solo che è una ragazza che si pone delle domande e ha pure una passione stravagante: esprimersi musicalmente, suonare il pianoforte.

Ma, anche se bendisposta, i problemi verranno subito, la prima notte di nozze con un dolore fortissimo in quella zona ancora vergine che impedirà al suo pronto sposo di “consumare”.
Problema che si proporrà per tutto un anno e che ha un termine medico: vaginite, ma che scatenerà comunque invasive pressioni da parte della famiglia del marito. E nella giovane farà scattare un desiderio insopprimibile di fuga da quell’ambiente claustrofobico e ossessivo.

Sola con pochi soldi e in mano i documenti della sua origine tedesca, unico dono che la sua mamma, ripudiata dalla comunità 15 anni prima, è riuscita a darle il giorno del suo matrimonio, Esty prende un aereo diretta a Berlino. Quel che l’aspetta, la parte più romanzata del libro autobiografico, lo vedrete.

Diretto da Maria Schrader e ideato da Anne Winger e Alexia Karolinski è interpretato da perfetti attori tra cui, oltre alla splendida protagonista, anche Amir Rahav il duro e tenero marito, e veri Satmar di Williamsburg.

Ultima annotazione, per i curiosi del tema e dall’ambientazione, sempre Netflix vi offre anche One o Fus, documentario del 2017 di Heidi Ewing e Rachel Grady su due uomini e una donna pure loro fuggiti dalla stessa comunità, e anche Shestil un serial precedente ambientato in Israele tra chassidici con Shira Hass ragazzina.