La bambina che non voleva cantare. Costanza Quatriglio (torna) nel mondo di Nada

Cominciate da poco le riprese di “La bambina che non voleva cantare”, film tv di Costanza Quatriglio (produce Picomedia) dal romanzo di Nada (“Il mio cuore umano” Fazi Editore, 2008) da cui la regista di “Triangle” aveva già preso spunto per il documentario-ritratto del 2009. Ancora un viaggio nel “cuore umano” di quella ragazzina che, già icona generazionale  a 15 anni sul palco di Sanremo, viveva la ferita di un complicato rapporto materno. Nei panni di Nada bambina sarà la piccola Giulietta Rebeggiani …

È un ritorno quello di Costanza Quatriglio nel “cuore umano” di Nada. Era il 2009, infatti, quando la regista palermitana, tra le autrici più apprezzate del nostro cinema del reale, e non solo, era riuscita ad avvicinarsi con grazia e sensibilità alla dimensione intima della cantautrice toscana, scoprendone la vicenda di donna ed artista.

Lo spunto era stata la lettura di quel libro-diario, Il mio cuore umano (Fazi Editore, 2008) – che dà il titolo al doc – in cui Nada ripercorre con tono favolistico la propria infanzia vissuta in campagna, tra i Cinquanta e i Sessanta, raccontando le lezioni di canto prese controvoglia e poi, il palco di Sanremo con Ma che freddo fa, che la porta, a soli quindici anni, a diventare icona di un’intera generazione.

A distanza di oltre dieci anni da quel bel documentario, il libro di Nada torna ad essere il punto di partenza per un nuovo film di Costanza Quatriglio, stavolta una fiction per la tv prodotta da Picomedia: La bambina che non voleva cantare, le cui riprese sono cominciate da poco.

La regista siciliana, dallo scorso anno direttrice del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, fa dell’ascolto e dell’attenzione la postura fondamentale del proprio cinema. Ed è stata questa delicatezza e l’acuta capacità di comprensione dei desideri e delle paure umane a convincere Nada ad “affidarsi” completamente alla sua telecamera.

Il documentario del 2009 cerca di restituire, attraverso dei percorsi visivi, una storia che per la cantante livornese ha il valore di una riconciliazione: un atto di riconoscenza verso il proprio paese e le proprie radici, alle quali “il pulcino di Gabbro” è stato strappato per essere catapultato in un mondo fatto di riflettori e popolarità. Lo stupore per il successo improvviso e inaspettato raggiunto a Sanremo nasconde in controluce la ferita per un riconoscimento sempre cercato e mai pienamente ottenuto durante l’infanzia.

Al centro del racconto di Nada c’è infatti il dolore silenzioso per le assenze della madre, afflitta da un disturbo depressivo. “La bambina che non voleva cantare” ha imparato a farlo proprio assecondando le sue insistenze: nei momenti in cui stava bene, la donna incoraggiava Nada ragazzina a valorizzare la propria voce potente. E la commovente consapevolezza della cantante – fulcro attorno al quale il documentario è sapientemente costruito – rifulge nell’aver ritrovato a posteriori in questo “sacrificio” la sua stessa ragione di vita.

L’incontro con Nada costituisce un momento di passaggio importante nella produzione di Costanza Quatriglio, che nei lavori successivi si è dedicata con tensione civile e impegno al lavoro che uccide (Triangle, 2014), agli orrori taciuti tra le mura degli ospedali psichiatrici (87 ore, 2015), e allo sradicamento dovuto alla fuga da guerre e integralismi (Sembra mio figlio, 2018).

Il mio cuore umano ha dato infatti alla regista siciliana la possibilità di concentrarsi su un “cortocircuito fra presente e passato”, una delle sfide drammaturgiche ed espressive che più la interessano. Ed è attraverso questo cortocircuito che Nada si svela e si lascia svelare: leggendo passi del suo stesso libro di fronte alla macchina da presa, racconta quello che è diventata anche attraverso le proprie cicatrici. Il finale sulle note di Ma che freddo fa è esplicativo: quello che nell’immaginario degli spettatori è l’inizio della vita di Nada, diviene così il punto di arrivo, che va ricompreso alla luce dell’intima narrazione che fino a quel momento si è svelata allo spettatore.

A vestire i panni della “bambina che non voleva cantare” nel nuovo film sarà la piccola Giulietta Rebeggiani, già apprezzata per la sua interpretazione in Favolacce (2020) dei fratelli D’Innocenzo. Il film di Costanza Quatriglio sarà una nuova “favola” sull’infanzia e sulle ombre che può celare, ma questa volta, come Nada ci ha dimostrato, si riuscirà a crescere e a diventare adulti con un cuore più umano.