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Quando la caccia alle streghe c’era anche nel cinema italiano

Nel numero di settembre di “Diari di Cineclub” la black list del cinema italiano pubblicata nel famigerato “Libro rosso” del 1952. Una lunga lista di proscrizione coi nomi dei rappresentanti della Federazione Italiana dei Circoli del Cinema (FICC) colpevoli di appartenere o simpatizzare col Pci. Articoli di Cecilia Mangini e Marco Asunis…

“La grande illusione” di Jean Renoir

Antonio Pietrangeli, Callisto Cosulich, Umberto Barbaro. Non sono che alcuni dei “pericolosi sovversivi” messi all’indice dal potere democristiano negli anni Cinquanta. E sì una sorta di blacklist, alla stregua di quella che negli stessi anni, anni di guerra fredda, il maccartismo impose ad Hollywood allontanando dagli studios registi, sceneggiatori, attori tra i più celebri “rei” di essere comunisti.

Nell’Italia di Scelba, delle feroci cariche della “sua” celere contro ogni espressione di dissenso, accadeva insomma la stessa cosa contro il “culturame” di sinistra. Lo testimonia un testo storico, ritrovato di recente negli archivi della Federazione Italiana dei Circoli del Cinema (FICC ) e che sarà pubblicato nel numero di settembre di Diari di Cineclub.

È il Libro rosso – Documentazione sulla situazione della Federazione italiana dei circoli del cinema pubblicato nel 1952 dall’Unione Italiana dei Circoli del Cinema (UICC), quando, consumata la scissione con la FICC, la nuova sigla dell’associazionismo cinematografico si collocava come inequivocabile espressione del potere democristiano, scatenando la “caccia alle streghe”.

Nelle settanta pagine del libro, che espongono le ragioni della scissione interna alla FICC e la nascita, appunto, della UICC, compare una lunga lista di proscrizione di rappresentanti della FICC colpevoli di appartenere o simpatizzare col Pci. Antonio Pietrangeli, Callisto Cosulich, Virgilio Tosi, Ivano Cipriani. E ancora Umberto Barbaro, Franco Antonicelli, quest’ultimo personalità di ispirazione liberale e presidente FICC nell’anno della scissione.

Nelle stesse pagine segue un appello rivolto ai circoli affiliati di abbandonare la FICC e passare alla nascente UICC. In quello stesso anno, nei primissimi giorni di dicembre, la FICC avrebbe eletto Cesare Zavattini nel Congresso ad Orvieto.

A presentare il “famigerato” Libro rosso articoli di Marco Asunis, attuale presidente della FICC e di Cecilia Mangini, “signora del documentario”che di quegli avvenimenti fu giovane protagonista.

Diari di Cineclub rispolvera queste vicende, non solo per il loro valore storico, ma anche per sottolineare gli effetti negativi delle divisioni del mondo culturale di oggi, in particolare rispetto alla nuova legge sul cinema e audiovisivo che indebolisce e delegittima la vita e la storia di tutto l’associazionismo culturale cinematografico.


Angelo Tantaro

Direttore di "Diari di Cineclub"