Le favole acquatiche di Hugo Pratt. Venezia chiude col doc sul papà di Corto Maltese
Nell’ultimo giorno della Mostra del Cinema, la Biennale di Venezia, assieme alla Settimana Internazionale della Critica e alle Giornate degli Autori, presenta “Il desiderio di essere inutile – Hugo a Venezia”, documentario di Stefano Knuchel che torna a raccontarci il grande fumettista. Rievocandone, tra le altre cose, l’immaginario onirico, fiabesco e mitico, infuso anche nelle avventure del suo più celebre personaggio, il marinaio Corto Maltese, e nutrito dalle numerose letture (tra cui, fondamentale, l’“Odissea”), dai viaggi, dalla città lagunare misteriosa ed esoterica. E da quel legame con le distese d’acqua, oceaniche o lacustri, che abbracciano l’intera esperienza umana e creativa dell’artista…

È stato Hugo Pratt a definire il fumetto “letteratura disegnata”, rimarcando anche con quest’espressione, oltre che naturalmente con la sua straordinaria opera, come l’arte di narrare per tavole di immagini e parole non abbia nulla da invidiare (anzi) a quella composta di sole pagine scritte. E di pagine l’artista vissuto tra il 1927 e il 1995 ne aveva lette parecchie, arrivando a possedere 18.000 libri nella sua biblioteca (lui, esagerando un po’, diceva fossero 30.000), a cui era affezionato come ad esseri viventi.
Ce lo ricordano, insieme a molte altre cose, nel documentario Il desiderio di essere inutile – Hugo a Venezia, prodotto da Fiumi Film e proiettato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale (insieme alla Settimana Internazionale della Critica e alle Giornate degli Autori) il 12 settembre nella Sala Casinò.
Il regista Stefano Knuchel, che già aveva dedicato al fumettista i doc Hugo in Africa (2009) e Hugo in Argentina (2011), ripercorre vita, carriera e immaginario di Pratt, attingendo specialmente alle conversazioni di quest’ultimo col suo biografo Dominique Petitfaux, ma ci sono anche interventi di ex collaboratori come Marco Steiner (scrittore) e Patrizia Zanotti (colorista), fotografie, vignette. E, appunto, tante memorie letterarie.
Inclusa quella dell’Odissea, il «primo libro che mi sono comprato da solo», racconta Pratt, che nel 1963 ne disegnò una riduzione su testi di Franca Ongaro, compagna di Franco Basaglia (anche) nella battaglia per un’idea e prassi diversa di cura della salute mentale, superando il sistema ghettizzante, classista e repressivo rappresentato dai manicomi. E sperimentato sulla propria pelle dallo stesso fumettista, che a sette anni, dopo essere svenuto a causa di un’insolazione e aver perduto temporaneamente la capacità di parlare, fu ospite di un istituto dove le divise nere separavano i bambini considerati “minorati” dagli altri.
Il poema omerico (oggi di nuovo popolare dopo il kolossal di Christopher Nolan) è naturalmente tra i semi da cui nasce la più nota creazione dell’artista, Corto Maltese, la cui ispirazione si deve però anche a uno zio marinaio di Pratt, «l’antifascista della famiglia», giacché «come tutti i marinai del mondo era piuttosto anarchico». Era anche «misterioso e magico», come l’atmosfera ravvisabile nelle avventure del celebre personaggio scritto e disegnato dal fumettista, viaggiatore curioso e instancabile come il suo eroe.
Ma, fra le molte tappe rievocate dal doc, uno dei luoghi (dell’anima) privilegiati sin dal titolo è Venezia: enigmatica, onirica, esoterica come quella di una delle più amate storie su Corto Maltese, Favola di Venezia (1977), dove Pratt combina ricordi d’infanzia, elementi della sua vasta e onnivora cultura e fantasia surrealista.
La città nativa dell’autore ne rappresenta anche il primo contatto con l’acqua (i filmati degli anni ’30 ci mostrano i ragazzini dell’epoca fare il bagno nei canali: da cui, una volta, sbucò, terrorizzando il piccolo Hugo, un palombaro, associato in un divertente guizzo di montaggio a Mussolini), acqua da cui Pratt non si separerà nemmeno in Svizzera (la sua abitazione elvetica affaccia sul Lago di Ginevra) e che nei suoi lavori sarà ambientazione, protagonista e persino narratrice.
A raccontare in prima persona ai lettori la Ballata del mare salato, nell’omonimo fumetto del 1967 dove Corto fa la sua prima apparizione, è infatti l’Oceano Pacifico («Mi chiamano così da tanto tempo, ma non è vero che sono sempre calmo»), a cui l’artista dedicherà in seguito più di un viaggio, raggiungendo Rapa Nui, alla base dell’ultima opera dedicata al suo marinaio (Mū, la città perduta, 1992), e poi ripartendo alla volta delle Samoa per visitare la tomba di Robert Louis Stevenson (il cui libro L’isola del tesoro fu regalato a Pratt dal padre prima di morire).
Alla levità dei corpi in acqua sembra non a caso ambire il disegno del fumettista nell’evoluzione ripercorsa dal doc: dove il tratto (il cui impressionismo senza confini troppo netti, ammette la stessa Patrizia Zanotti, rischiava di finire “ingabbiato” dal passaggio del colore sul bianco e nero) si spinge a diventare via via più leggero, nell’utopia di ridursi a una sola linea, come quella del mare osservato dalla sua casa di Malamocco. Ed è, forse, la stessa leggerezza dei territori fantasmatici, fiabeschi e mitici in cui diceva e rivendicava di vivere: «Amo il mondo, ma amo molto di più i sogni e i miei libri».
Emanuele Bucci
Libero scrittore, autore del romanzo "I Peccatori" (2015), divulgatore di cinema, letteratura e altra creatività.
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