Liberazione cine-letteraria. Buon 25 aprile anche restando a casa

Per la prima volta anche l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo non potrà essere celebrato come da tradizione. In molti si sono attivati per immaginare modi alternativi per non far passare in sordina questa ricorrenza cardine non solo della nostra storia ma anche del nostro presente. Ad esempio l’iniziativa “Finestre Resistenti”, promossa da Alice nella città, dal movimeto delle sardine e supportata dall’Accademia del Cinema Italiano, che prevede per la sera del 24 la proiezione a Roma e Bologna di film e documentari sulla Resistenza.
Ai nostri lettori proponiamo un itinerario attraverso gli dattamenti cinematografici (disponibili online) con cui ricordare sia il valore che il dramma umano che il secondo conflitto mondiale ha rappresentato. Film tratti da opere letterarie che raccontano non solo l’esperienza italiana di guerra civile, ma anche la prospettiva degli altri paesi, perché quando una guerra è mondiale lo è anche la Liberazione.

Una questione privata (Netflix, Rai Play)
Il romanzo di Beppe Fenoglio fu definito da Calvino “il libro che la nostra generazione voleva fare”, il miglior racconto delle Resistenza che si potesse scrivere, in grado di mantenere la completa aderenza alla realtà dei fatti e allo stesso tempo costruire una tensione letteraria verso mete difficili da definire. Il romanzo è stato adattato una volta per la televisione e due per il cinema, l’ultima cronologicamente dai fratelli Taviani nel 2017. È stato inoltre l’ultimo film in coppia dei due registi prima della morte di Vittorio. L’indefinitezza del libro è resa sullo schermo da continue apparizioni della nebbia, che nascondono per il protagonista (interpretato da Luca Marinelli), le insidie non solo del nemico ma anche del suo passato di ciò che era stato prima di imbracciare le armi e diventare partigiano.

I ragazzi del retrobottega (Mubi)
Il duo britannico Powell e Pressburger nel 1949 era appena stato incoronato dall’enome successo di Scarpette rosse. Per il film successivo decisero di tornare al bianco e nero e raccontare la piccola storia di uno scienziato durante la guerra appena terminata, ispirandosi al romanzo di Nigel Balchin. La guerra ha fatto perdere un piede al protagonista, ma non solo, lo ha reso disfunzionale e incapace di prendere l’iniziativa. Sarà la guerra stessa, sotto forma di un nuovo ordigno tedesco, a ridargli la forza per vincere i suoi spettri. Il film non è mai uscito nelle sale italiane e il titolo non rende giustizia alla back room dell’originale, che più del retrobottega indica un qualcosa che viene fatto nell’ombra. Proprio l’ombra è un concetto fondamentale in tutto la pellicola e non solo a livello visivo. Questo lavoro troppo spesso ignorato di P&P nasconde due gemme indimenticabili: una sequenza relativa all’alcolismo del protagonista e un’altra, nel finale, che mostra il disinnesco della bomba.

 

La storia (Rai Play)
Dall’indimenticabile opera di Elsa Morante fu tratto, nel 1986, un film per la televisione, diretto da Luigi Comencini e con Claudia Cardinale come protagonista. Il romanzo è uno dei più rappresentativi non solo dell’orrore dell’occupazione tedesca a Roma, ma anche delle condizioni di totale povertà che buona parte della popolazione italiana dovette affrontare a guerra conclusa. Non solo, l’eloquente sottotitolo che la Morante scelse («uno scandalo che dura da diecimila anni»), spostava il fuoco dell’obiettivo culturale dai grandi eventi alle persone comuni che di tali eventi erano perlopiù vittime. Il film di Comencini non riesce forse a rendere perfettamente sullo schermo ciò che la Morante aveva raccontato su carta, ma certamente ne dà una sua visione, figlia soprattutto di un presente diverso da quello sia del film che dell’uscita del romanzo; la maggiore discrepanza è la scelta della protagonista, la cui descrizione nel libro è decisamente molto lontana dall’emblema di sensualità che Claudia Cardinale ha sempre incarnato al cinema.

Schindler’s list (Tim Vision)
Il film di Spielberg è tra i più celebri sull’Olocausto, ma in pochi sanno che è stato tratto dal romanzo omonimo dell’australiano Thomas Kenneally, a sua volta ispirato alla vera storia di Oskar Schindler. Il bianco e nero molto duro, l’interpretazione di Liam Neeson, il violino della colonna sonora di John Williams fanno parte integrante dell’immaginario collettivo. Non si tratta certo di una visione semplice, ma che cerca certamente più la commozione della durezza. Il fulcro della storia è comunque, come nel caso della Resistenza, la scelta individuale che il ricco industriale compie per un ideale di giustizia e a rischio della sua stessa vita. 

 

Il conformista (Sky)
Capolavoro assoluto di Bernardo Bertolucci, tratto dal romanzo di Alberto Moravia. Il film si concentra sul legame tra borghesia e fascismo e il conformismo che ne consegue, come volontà di annullare ogni “devianza”. Bertolucci struttura su questo la dialettica tra fascismo e antifascismo – affidati ai due personaggi principali: la spia fascista Marcello, in viaggio a Parigi per eliminare il professor Quadri, antifascista rifugiato in Francia –, arricchendo la narrazione di elementi psicanalitici – quadri è stato professore e mentore di Marcello – che fanno di questo lavoro un’indagine sull’individuo senza precedenti. Per il regista il film rappresentò una svota non solo perché è stato il suo primo successo di pubblico, ma anche perché fu il primo passo di allontanamento dalla Nouvelle Vague (anche se in omaggio a Jean-Luc Godard l’indirizzo e il numero telefonico del professore sono i suoi). Tuttora sulla copertina del libro campeggiano Stefania Sandrelli e Jean-Louis Trintignant per renderlo più facilmente identificabile.

 

Il giardino dei Finzi Contini (Sky)
Il film valse a De Sica il suo quarto e ultimo Oscar per il miglior film straniero e l’Orso d’oro alla Berlinale del 1971. Mentre Giorgio Bassani, autore del romanzo, ritirò la firma dalla sceneggiatura in grande polemica col regista, griando al tradimento. Anche in questo caso lo sguardo è rivolto alla borghesia, ma questa volta è una ricca famiglia ferrarese, i Finzi Contini, è ebraica. Le vicende si snodano dal 1938 al 1943, dunque dalla pubblicazione del Manifesto della razza fino all’inizio delle deportazioni, e mette a nudo il crollo delle certezze di chi aveva vissuto sempre da privilegiato e si era scoperto poi dall’oggi al domani nemico nazionale. Il film è stato un enorme successo di pubblico.

 

Ritorno all’Isola che non c’è (Disney+)
Il classico Disney uscì nel 1953 ed era ambientato ad inizio Novecento, ispirandosi alla serie di libri per ragazzi creati da James Matthew Barry. Del 2002 è il seguito, che ha ancora come protagonisti Peter Pan, Capitan Uncino e i Bimbi Sperduti, ovviamente mai invecchiati. Tuttavia lo stesso non si può dire di Wendy, diventata ormai moglie e mamma di due bambini. Il sequel è infatti ambientato durante il bombardamento di Londra del 1940 e la fuga dei bambini dalla Capitale britannica. Grazie alla favola i due ragazzi riescono a scappare dall’orrore della guerra.