L’Orso d’oro è rumeno. Alla Berlinale delle donne

“Touch Me Not”, opera prima della rumena Adina Pintilie vince l’Orso d’oro 2018. Gran premio della giuria alla polacca Malgorzata Szumowska per “Twarz”. Agli irresistibili cani di Wes Anderson l’Orso per la miglior regia. Un palmarès politico, come sempre a Berlino, che lascia a bocca asciutta l’Italia in gara con “Figlia mia” di Laura Bispuri …

Un film estremo e sperimentale sul corpo. Sull’ossessione del corpo e del desiderio, sull’impossibilità di farsi toccare (c’è pure una donna che è stata molestata) come dice il titolo stesso: Touch Me Not.

Viene dalla Romania l’Orso d’oro della Berlinale 2018 – già contestatissimo dalla critica italiana – ed è l’esordio della giovane regista Adina Pintilie che, nonostante il cognome, non ha nessuna parentela col celebre autore rumeno, Lucian Pintilie di Terminus Paradis.

A lei va anche il premio per l’opera prima (GWFF Best First Feature Award), assegnato dalla giuria di cui ha fatto parte Jonas Carpignano, il regista di A Ciambra. Dopo l’Orso d’Oro dello scorso anno all’ungherese Ildikó Enyedi  per il magnifico Corpo e anima, Adina Pintilie è la seconda donna in due anni a vincere la Berlinale e il suo film sarà portato nelle sale italiane da I Wonder Pictures.

Ad una donna va pure l’Orso d’argento Gran Premio della Giuria: Malgorzata Szumowska per Twarz, faccia, sorta di apologo dal forte valore politico sul’ipocrisia e il devastante capitalismo della Polonia contemporanea.

L’Orso d’argento per la migliore regia, invece, va al favoritissimo autore texano, Wes Anderson per L’isola dei cani, nuova opera d’animazione in stop motion – dopo Fantastic Mister Fox – in cui ad essere reietti da una spietata società distopica del futuro sono i nostri amici a quattro zampe.

Il premio per il contributo artistico, ancora ad una donna, va a Elena Okopnaya, production design (scenografia e costumi) di Dovlatov, del russo Alexey German Jr. (suo marito), dedicato ad alcuni giorni della vita di Sergej Dovlatov, scrittore scoperto soltanto dopo la sua morte. Il film uscirà in Italia per Satine.

L’Orso per la miglior sceneggiatura invece, sposta il palmarès in America Latina: va ai messicani Manuel Alcalá e Alonso Ruizpalacios – quest’ultimo anche regista – per Museo, interpretato da Gael Garcia Bernal. Dal Paraguay, poi, arriva Las Herederas, opera prima di Marcello Martinessi che si aggiudica L’Orso d’argento Alfred Bauer e quello per la miglior attrice ad Ana Brun. Mentre quello per miglior attore va ad Anthony Bajon, interprete ventiduenne La prière di Cédric Kahn.

Niente per Figlia mia di Laura Bispuri, in corsa per l’Italia.