Milena Agus: “Nel film francese mi manca la Sardegna”

La celebre scrittrice sarda parla dell’adattamento del suo libro, “Mal di pietre” (Nottempo) per la regia di Nicole Garcia, in sala dal 13 aprile (per Good Films). “Noi sardi – ci spiega Milena Agus – siamo all’interno dell’isola molto tragici, ma sulla costa spiritosi. Direi che è questo che mi manca in questo film: la Sardegna… Però io questa nonna francese la amo molto”…

 

Letto d’un fiato nel tratto Orly-Marsiglia. “La prima cosa che ho fatto, appena scesa dall’aereo, è stato chiedere subito se i diritti del libro erano ancora liberi. Non potevo resistere, vi ho trovato qualcosa che cercavo, anche se prima di leggerlo non sapevo bene cosa. Per me è un fatto inconsueto: ho sempre realizzato film su soggetti originali. L’unica eccezione è stato L’avversario tratto dal libro di Carrère che, tra l’altro, mi aveva anche suggerito generoso di non pagargli i suoi diritti considerando che la storia nasceva dalla documentazione giudiziaria.  Cosa che ovviamente non ho fatto perché non mi sembrava onesto”.

Nicole Garcia racconta a Roma il suo Mal di pietre (leggi la recensione) emozionata come se avesse ricevuto un regalo, ci dice,  perché, per la prima volta, ne parla insieme a Milena Agus che questo piccolo delizioso suo secondo libro iper-premiato (edito e ora riedito da Nottetempo), da subito molto piaciuto in Francia, l’ha scritto dieci anni fa.

“Oddio la nonna sarà Marion Cotillard! – mi sono detta stupita – dopo aver letto la notizia che stavano girando il film su un quotidiano sardo”, interviene leggera la Agus che, rispetto a Garcia , proprio come i due racconti – del libro e del film – non potrebbe avere toni più diversi.

Milena Agus è proprio come il suo libro: deliziosa. Nel senso che sa raccontare con leggerezza fulminate cose anche molto dolorose. Come, in questo caso, la follia amorosa della sua amata e poetica nonna sarda di cui ci narra, in prima persona, la nipote.

“Noi sardi – ci spiega – siamo all’interno dell’isola molto tragici, ma sulla costa spiritosi. Direi che è questo che mi manca in questo film: la Sardegna. È un film francese, lo è anche la nonna”. Dice anche se la Cotillard, nel trasloco del film da Cagliari alla costa francese, si limita a diventare solo mamma “Però io questa nonna francese la amo molto, la mia è folle e ha una follia che adoro, lei invece mi commuove profondamente e sono contenta che alla fine rinsavisca. Mi fa pensare a L’Orlando furioso che ora insegno nelle scuole. Con quella sua fissazione per l’Angelica. Lei non lo guarda nemmeno e lui neanche le parla, però è fissato che sia questo l’amore e la segue implacabile. Ma non c’è niente da fare. È famoso, è bello, è un eroe , ma lei è invece innamorata di un soldatino del tutto insignificante. E quando Orlando lo scopre fa  follie finché Astolfo non lo salva andando in cerca dell’ampolla per farlo rinsavire. Ecco, il marito della “nonna” che nel film è il fascinoso Alex Brendemuhl, mi fa pensare ad Astolfo”.

Dunque l’Angelica di Ariosto  dovrebbe essere Il Reduce, quello per cui la nonna perde la testa, interpretato nel film dal dolorante e ombroso Louis Garrel. Reduce che, sia nel libro che nel film, ha un’arma di seduzione irresistibile per questa fragile ma ostinata creatura in cerca di un amore quasi mistico: le parla.

“Ma la mia “nonna” sarda è cosciente, sa d’inventarsi tutto e infatti scrive. Perché questo la salva: l’immaginazione. Che, del resto salva anche me”.

“Ed è questo che mi ha colpito al cuore – chiude a sua volta la regista – la funzione riparatrice dell’immaginazione. Che è proprio quello che il cinema ha rappresentato per me”.

Affinità elettive a parte, la vera differenza tra Mal di pietre di Garcia e il libro che l’ha stimolato è il dolore. Che nel film è dolore e desiderio d’amore di violenza mistica. Punto e basta. Mentre nel libro è venato da un umorismo sottile che nel trasloco francese è stato dimenticato. O forse ritenuto non necessario. Come spesso succede, e forse è giusto, negli adattamenti.

Nel libro ci sono punte esilaranti. Come le dichiarazioni d’intenti dei due condannati a nozze. O la convivenza da fratello e sorella nel letto da una piazza e mezza da dove, per mantenere le distanze, finivano per cadere sul pavimento. O come il passaggio al sesso della coppia dopo più di un anno  di astinenza inventandosi il ruolo di prostituta a pagamento su insegnamento surreale e fantasioso del marito.

Suggestioni accennate soltanto nel film e con sentito dispiacere da parte della regista che, come ha detto, si doveva mantenere entro le due ore del film. Ma il problema non è questo. Più che il racconto, tradurre il tono, la musica di un libro, che in Mal di pietre è fondamentale, in un film è la cosa più difficile. Se penso ad una mano capace di raccontare per il cinema il dolore con leggerezza favolistica e ironia poetica mi viene in mente soltanto Aki Kaurismaki.

Per chi non lo sapesse il Mal di pietre galeotto e forse metaforico che farà incontrare in una clinica la “nonna”  e “il reduce” è il dolore prodotto dai tremendi calcoli renali di cui soffre la giovane “disturbata” donna.

Mentre per gli appassionati lettori di Milena Agus sarà presto in uscita il 15 maggio Terre promesse. Sempre con Nottetempo perché le spiritose non tradiscono


Marina Pertile

giornalista