Padri davvero, padri per legge. “Le roman de Jim” un piccolo grande film dal romanzo di Pierric Bailly

Passato a Cannes Première, “Le roman de Jim” dei fratelli Larrieu, dal romanzo dello scrittore francese Pierric Bailly (inedito in Italia). Tra le montagne dell’Haut-Jura una storia di separazione tra un padre e suo figlio, a causa dell’arrivo improvviso del genitore naturale. Una riflessione sul vero senso della paternità, al di là di leggi e convenzioni …

Il tema della paternità nei romanzi di Pierric Bailly, apprezzato scrittore francese di ultima generazione (è del 1982) è piuttosto importante. L’uomo dei boschi, il suo ultimo titolo (2018) tradotto in Italia dalle Edizioni Clichy (come il precedente L’amore ha tre dimensioni) ha come protagonisti proprio un padre e un figlio, i loro silenzi e il loro amore, interrotti dalla morte improvvisa del genitore. Ne Le roman de Jim, del 2022, inedito da noi, Bailly torna sull’argomento ma con una storia dai risvolti inattesi, per una riflessione sulla paternità e i sentimenti che vanno al di là dei legami genecitici e di sangue.

Ed è questo il cuore dell’omonimo film di Arnaud e Jean-Marie Larrieu, celebri fratelli del cinema francese (sconosciuti in Italia) dalla ricca filmografia che, nella sezione Cannes Première, hanno presentato il loro ultimo film, ispirato proprio alle pagine di Bailly. Anzi, è stato lo stesso scrittore a proporre loro il suo romanzo. Per un’affinità di stile, tematiche, ambientazioni. Montagne e natura da sempre sono stati i set privilegiati di questi due autori nati sui Pirenei e con un nonno montanaro che girava i suoi filmini sulle vette innevate.

La zona dell’Haut-Jura, ai confini con la Svizzera, col suo parco naturale e i panorami mozzafiato sono, infatti, l’ambientazione di questo gioiellino d’autore capace di commuovere ed emozionare mettendoci di fronte alla crudeltà di una separazione: un figlio dal padre che l’ha scelto, l’ha cresciuto, l’ha amato ed ha condiviso con lui tutta l’infanzia. Perché la genetica, la legge, ma in questo caso soprattutto la madre, sono sbilanciati nei confronti dei “padri naturali”.

Questo capita nella vita di Aymeric (un magnifico Karim Leklou), uomo mite dai precari lavori nei supermercati della zona che, ritrovando per caso una vecchia collega di lavoro, Florance (bravissima anche Laetitia Dosch) incinta e sola, sceglie di mettere su famiglia con lei e di essere, con tutto se stesso, il padre di Jim. Il parto, i primi passi, le passeggiate in montagna, la scuola, Aymeric è sempre lì col suo bambino che, ricambiato, adora questo suo papà dolcissimo, spiritoso e capace di ogni attenzione.

Quando un giorno inatteso ed ubriaco busserà alla loro porta Christophe, l’uomo che “ha messo il semino nella mamma”, secondo la spiegazione offerta a Jim dagli stessi genitori, la crisi non tarderà ad arrivare. La “paternità condivisa” imposta da Florance nei primi mesi, lascerà il posto alla scelta di Aymeric di andare a vivere nella città vicina, ritrovando suoi figlio nei fine settimana.

Totalmente impotente, invece, si troverà quando a separarli ulteriolmente sarà il Canada, dove Florance si trasferirà con Jim e il ritrovato Christophe, al seguito. Il dolore del figlio non servirà a farle cambiare idea. Ma anzi a convincerla ancora di più – avrà il coraggio di rivelarlo ad Aymeric molti anni dopo – che quel legame vada tagliato di netto, servendosi anche di crudeli bugie: far credere a Jim che suo padre l’ha abbandonato per una nuova famiglia con nuovi figli.

Sulle corde del melodramma, ma con la giusta distanza, i fratelli Larrieu ci commuovono attraverso la figura di questo papà così diverso dai clichè che vogliono l’uomo pronto ad agire, a combattare, ad “imbracciare il fucile”. Così sarebbe un altro film. La forza di questo, invece, sono i toni sommessi, lo scavo interiore, il dolore di Aymeric che intuiamo lavorargli dentro, attraverso uno sguardo, um movimento più incerto. Tornerà la fotografia, già amata in passato, a dargli conforto negli anni a venire, i suoi anni senza Jim.

Infiniti sono gli scatti di quei tempi felici passati col suo bambino, che ora ha potuto caricare sul suo computer. Infinite tessere di un mosaico che Jim non ricorda più, anzi, ha voluto (dovuto) cancellare per andare avanti. E dà quasi le veritigini vedere tutti quei quadratini sullo schermo, centinaia, migliaia dai colori infiniti. È lì davanti che Jim, di ritorno in Francia ormai ventenne, scoprirà chi è il suo vero padre. E Aymeric potrà svenire dall’emozione – letteralmente con tanto di soccorsi – in una bella giornata di sole, lungo il fiume e circondato dai suoi affetti più cari.