Quel quadro simbolo diventato una emoji. Arte, ossessioni e vita (da film) di Edvard Munch in un doc

Uscita evento il 7, 8 e 9 novembre (per Nexo Digital) di “Munch, amori fantasmi e donne vampiro”, documentario di Michele Mally dedicato all’immenso pittore, scrittore e intellettuale norvegese che, insieme ad Ibsen a Strimberg, ha segnato la scena culturale mondiale nel passaggio di secolo tra 800 e 900. Ossessioni, drammi e amori disperati dell’artista la cui opera, “L’Urlo”, è diventata una delle icone del Secolo. E l’unica ad aver l’onore di essere citata tra le emoji …

Famoso come la Gioconda, l’Urlo riprodotto su magliette, poster, e anche nella pubblicità degli Smartie’s, è l’unica opera d’arte della storia ad aver l’onore di essere citata tra le emoji: sì la faccetta a bocca aperta tra due manine ha consacrato questa immagine tra le icone del Secolo.

Eppure ben pochi conoscono la storia del suo autore. Edvard Munch norvegese, pittore, scrittore, intellettuale di immenso spessore, nato nel 1863 a Loten cittadina vicina all’antica Christiania, oggi Oslo, figlio di un medico militare, povero e vedovo, costretto a crescere tra gli stenti cinque figli, una vita segnata da tremendi lutti, malattia, alcolismo e follia.

Una bohème tra personaggi di grande cultura che segneranno la letteratura e il teatro mondiale, da Ibsen a Strimberg, un mondo quello nordico nel passaggio di secolo tra 800 e 900 in piena evoluzione di costumi e di morale, caratterizzato dalla crescita del ruolo delle donne. Non più bambole da tenere prigioniere tra quattro mura, ma persone pienamente coscienti dei propri diritti e alla ricerca di autonomia e libertà.

Un mondo misterioso, incomprensibile per il giovane Edvard, rimasto orfano a 5 anni, testimone della morte per tubercolosi dell’amatissima sorella, un’altra sorella ricoverata in manicomio, le donne per lui sono pericolose sirene, o vampire… e infine Madonne sensuali e scandalose, in una cornice di spermatozoi…

Una pittura la sua carica di concetti, anticipatrice dell’espressionismo, fortemente drammatica che vive e si nutre dei paesaggi e dei colori del nord Europa, come racconta il film documentario Munch, amori fantasmi e donne vampiro, regia di Michele Mally, che firma la sceneggiatura con Arianna Marelli, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital, in sala dal 7 al 9 novembre.

La narrazione affidata all’ attrice Ingrid Bolso Berdal, famosa per la sua partecipazione alla serie Westworld, si arricchisce di interviste e testimonianze di studiosi, direttori di musei e storici dell’arte, splendide immagini evocano i colori gelidi o infocati dei quadri di Munch, lo raccontano con fotografie e rari filmati d’epoca: amori disperati e solitudine, una vita durata 80 anni (Oslo 1944) conclusa nel sonno in un sereno isolamento, interrotto dalle visite di numerose giovani modelle amanti… Sì perché Munch ebbe una psiche tormentata ma anche un grande successo. Artista controverso ma molto apprezzato soprattutto in Germania, anticipatore di quell’arte degenerata che fu messa al bando dal Nazismo.

E ora alla vigilia dei 160 anni dalla sua nascita, lo celebrano questo film e una grande mostra appena aperta a Parigi che ha l’ambizione riportare l’intera sua opera all’ attenzione del mondo. Fino al 22 gennaio 2023, al Museo d’Orsay sono espostI 60 tra i suoi lavori più significativi, ma dell’Urlo c’è solo una piccola incisione…. Dopo essere stato oggetto di due furti (ebbene sì, ben due furti, nel 1994 e nel 2004) le due versioni, una a pastello e l’altra a tempera, di proprietà del museo Munch non usciranno mai più da Oslo.

Il terzo pastello dal 2015 fa parte di una misteriosa collezione privata, acquistato per il record di 120 milioni di dollari. Storia di un’ emoji che meriterebbe da sola un film!