Quella favola nera che ha cambiato il nostro immaginario sulla mafia. Arriva su RaiPlay

Disponibile su RaiPlay “Sicilian Ghost Story” opera seconda dei siciliani Grassadonia-Piazza, ispirata ad un racconto di Marco Mancassola dedicato all’atroce omicidio di Giuseppe Di Matteo. Una favola nera che indigna ed emoziona. E cambia per sempre il nostro immaginario. Da vedere. Già presentato alla Semaine de la critique  a Cannes 2017 ed uscito in sala con Bim …

Se cercate un paragone nel cinema italiano non lo troverete. Quello della coppia Grassadonia-Piazza, infatti, è un mondo a parte che sfugge i territori del reale per esplorare e trovare nel fantastico le sue spinte etiche ed estetiche.

Era già accaduto con Salvo, esordio del 2013 che proprio a Cannes fruttò ai registi siciliani il Gran Prix della Semaine de la critique, e il trampolino per la fama oltreconfine. E accade nuovamente – e dichiaratamente – con la loro opera seconda: Sicilian Ghost Story, ancora una volta ospite della Semaine, ma stavolta come film d’apertura, a consacrare insomma, la conquistata fama di autori.

Siciliani ma con tanto vissuto internazionale (questo stesso script è stato premiato al Sundance e loro attualmente insegnano sceneggiatura e regia all’università di Malta) Fabio Grassadonia e Antonio Piazza non rinunciano neanche stavolta al loro stile personalissimo per raccontare (e denunciare) la violenza e la brutalità della cultura mafiosa, di cui già in Salvo ci avevano offerto uno spaccato in chiave (quasi) western e onirica, attraverso la “redenzione” di un killer di cosa nostra.

In Sicilian Ghost Story favola nera che cattura ed indigna, il riferimento è un crudele omicidio di mafia, già passato al setaccio dell’immaginazione letteraria. Quella di Marco Mancassola, scrittore della raccolta Non saremo confusi per sempre (Einaudi) da cui i due registi hanno estratto Un cavaliere bianco, dedicato alla storia di Giuseppe Di Matteo, un ragazzino figlio di un pentito, rapito e imprigionato per due anni e poi sciolto nell’acido dai corleonesi, ex compari del padre.

Come nelle pagine del libro anche nel film il racconto si snoda attraverso lo sguardo di Luna (la piccola Julia Jedlikowska, bravissima) una compagna di classe di Giuseppe (Gaetano Fernandez “preso” dai quartieri a rischio di Palermo), innamorata di questo ragazzino dai modi gentili, delicati e amante dei cavalli, e che sarà l’unica a battersi contro il silenzio e l’omertà dell’intero paese, degli insegnanti, dei genitori e degli stessi compagni di scuola, tutti assolutamente indifferenti di fronte all’improvvisa scomparsa del ragazzo.

Sarà proprio il loro amore a far resistere Giuseppe. Un amore da ragazzini, suggellato da un bacio e da una lettera. Quelle poche righe scritte da Luna saranno l’unico conforto nello squallore dei bunker dove è tenuto prigioniero, sporco, smagrito, malato, legato alla catena come un cane. E sarà il loro amore, questo filo invisibile e fortissimo, che porterà Luna, attraverso sogni e visioni, a cercarlo senza sosta.

Tra boschi paurosi, laghi pieni di nebbia e paludi che sprofondano nelle viscere della terra, i due registi ci accompagnano attraverso una favola nerissima in cui echeggiano, non così tanto da lontano, le atmofere minacciose e fantastiche de Il labirinto del fauno di Guillermo Del Toro, ma anche quelle più fiabesche di tanto cinema di Tim Burton. Dove tra fantasia e realtà si esplicitano crudeltà (il corpo sciolto nell’acido e quel fluido “pesante” disperso nell’acqua) e sogni, attraverso una narrazione capace di indignare e commuovere.

Forse un finale di troppo lascia in sospeso le ultime emozioni. Ma certo è che Grassadonia e Piazza con Sicilian Ghost Story si dimostrano capaci di rinnovare completamente l’immaginario cinematografico legato alle storie di mafia (e non solo). E chi verrà dopo dovrà tenerne conto.