Ritratto di borghesia morente. Maselli racconta i sui “Indifferenti” riproposti per i suoi 90 anni

È tra i suoi film riproposti il 9 dicembre sulla nuova piattaforma Anackino in occasione dei suoi 90 anni, festeggiati con la maratona, “90 volte CItto”, organizzata da Bookciak Magazine ed Anac. L’ autore racconta “Gli indifferenti”, il suo personalissimo adattamento del celebre romanzo d’esordio di Alberto Moravia, con Tomas Milian e Claudia Cardinale. “L’ho letto che avevo 12 anni, trovandolo nella libreria di mio padre”. Un capolavoro da non perdere assolutamente. Diffidando dalle “imitazioni” in circolo proprio di questi tempi …

“Per la mia generazione è stato un libro formativo. E per me in modo particolare: l’ho trovato nella libreria di mio padre che avevo dodici anni… Mi sono così riconosciuto nella figura di Michele che nei miei primi film – Gli sbandati e I delfini – i miei personaggi erano come lui: giovani testimoni sofferti e sofferenti delle contraddizioni profonde della borghesia dell’epoca”.

Gli indifferenti cinquant’anni dopo, resta un capolavoro. Folgorante “anticipazione del Sessantotto – per dirla con Maurizio Sciarra, suo fan –  ancor prima de I pugni in tasca, e della generazione dei tanti giovani arrabbiati che seguiranno”.

L’occasione per rivederlo, il 9 dicembre, è la maratona in streaming per festeggiare i suoi 90 anni (90 volte Citto!). Mentre Citto Maselli, generoso come sempre, ricambia raccontando non solo delle sue sue opere, ma anche della storia stessa del cinema. In cui, stavolta, tra i suoi protagonisti figura anche un nome da antologia della letteratura del ‘900: Alberto Moravia, col suo romanzo d’esordio del 1929.

Un testo che è diventato leggenda, racconta Citto, “scritto sotto il fascismo ma in opposizione al regime anche se indirettamente. E scritto da un ragazzo di soli 20 anni… Praticamente un’impresa eroica in cui Alberto si è spinto a riflettere sulla sua famiglia di origine”. Famiglia borghese. Come pure quella di Citto Maselli, il cui papà, critico d’arte e di letteratura, è animatore di uno dei salotti intellettuali più in vista dell’epoca, dove sono di casa Corrado Alvaro, Massimo Bontempelli e pure Luigi Pirandello che farà da padrino al battesimo di Citto.

Alberto Moravia è tra gli amici di famiglia, insomma. Tanto da firmare la sceneggiatura de I delfini (1960) insieme a Ennio De Concini, Aggeo Savioli e lo stesso Maselli appena trentenne. E quindi così diretto da mettere come “condizione” all’adattamento de Gli indifferenti, la scelta di “non sapere nulla della lavorazione, né della sceneggiatura e tanto meno delle visite sul set”. Salvo poi scegliere il film di Citto Maselli come “manifesto” per le celebrazioni che la Sorbona gli dedicherà in occasione dei suoi 80 anni a Parigi.

“Ho amato così tanto quel libro – prosegue il regista – che nel fare il film l’ho cambiato completamente. Praticamente riscritto. A cominciare dai personaggi”. Tutti interpretati da un cast stellare e internazionale di quelli inimmaginabili per il cinema italiano di oggi: Rod Steiger, Shelley Winter, Paullette Goddard, la giovanissima Claudia Cardinale e un altrettanto giovane Tomas Milian, l’attore appena scomparso che proprio a Citto deve il suo esordio nel cinema (“L’avevo scoperto in una compagnia di teatro di strada a Spoleto e lo feci debuttare ne I delfini”).

Ecco dunque che Merumeci, uomo rozzo e disgustoso nelle pagine di Moravia, nel film di Maselli resta corrotto e colluso col regime fascista, certamente, ma attraverso il fisico di Rod Steiger (conosceva a memoria il romanzo di Moravia), si tramuta in personaggio più presentabile. Tanto che nei suoi confronti Carla non prova più soltanto repulsione, come nel libro, ma anche una ambigua attrazione sessuale. “Di cui Rod Steiger – commenta scherzoso Citto – fu molto gratificato”.

Qualche ritocco poi a Lisa (Shelley Winter) che da “personaggio del tutto negativo, si trasforma nella donna che innamorata di Michele – col volto bellissimo di Tomas Milian – riesce a dare al ragazzo la spinta”, a risvegliarlo dall’indifferenza. Ma soprattutto il colpo di genio, l’affondo finale, feroce, contro quel mondo borghese in putrefazione (ad accentuarlo dice Maselli è anche la fotografia “impastata” di Gianni Di Venanzo che ne mostra il carattere mortuario”), riassunto nel commento finale di Merumeci. Quello in cui convince Carla alle nozze “riparatrici”, attraverso una sorta di decalogo, spietato, dell'”indifferenza borghese” che suona all’incirca così: “Io non ti amo, tu neanche, quindi non avremo complicazioni. A me fa comodo una moglie giovane e di buona famiglia. A te conviene sposare uno coi soldi, visto come siete ridotti”.

Perché quello che preme a Citto, allora giovane comunista e autore raffinato, non è esprimere “la politicità” – per dirla con Aldo Tortorella – “attraverso la critica al clima determinato dalla dittatura, come sarebbe stato facile fare, ma piuttosto dall’osservazione dei permanenti modi di essere, delle passioni – o assenza di passioni – degli individui appartenenti ad una determinata forma di società, fondata sui valori e sulla primazia del danaro”.

A sinistra però, all’uscita del film , non tutti furono d’accordo e qualcuno se la prese per il mancato “attacco frontale” al fascismo. Come pure gli attori che criticarono “l’uso” dei colleghi stranieri. Ma tutto ciò non tolse fortuna a Gli indifferenti. E il primo a lodarlo fu proprio Moravia.

Alla Sorbona, durante le celebrazioni per gli 80 anni dello scrittore, ricorda Citto: “Avevamo davanti una folla immensa di persone. Intellettuali, studiosi, giornalisti. Durante il dibattito, però, io e Alberto cominciammo a fare un po’ i giggioni, a scherzare tra noi così che in breve la sala si svuotò. Mi sentii mortificato e mi scusai per avergli rovinato la serata. Lui, invece, mi rispose: Anzi, Citto, abbiamo insegnato a questi francesi come è importante non prendersi sul serio”. Insegnamento di cui Maselli ha fatto tesoro. Facendone professione ancora oggi dall’alto dei suoi 90 anni.