“Scary Stories”, innocuo horror per ragazzi. Con lo zampino di Guillermo Del Toro

in sala dal 24 ottobre (con Notorius Pictures) dopo il passaggio alla Festa di Roma, “Scary Stories to Tell in the Dark” il film di Andé Øvre ispirato ai libri di racconti di Alvin Shwartz (e sceneggiato e prodotto da Guillermo Del Toro). Con tutti gli ingredienti classici dell’horror (la cittadina di provincia americana; il gruppo di ragazzini adolescenti alle prese con i preparativi della Festa di Hallowen; la casa infestata dal fantasma di una ragazzina morta in circostanze misteriose) ma alla fine scontato e innocuo. Destinato ad un pubblico adolescenziale …

Gli ingredienti dell’horror ci sono tutti: la cittadina di provincia americana; il gruppo di ragazzini adolescenti che scorrazzano in bicicletta e sono alle prese con i preparativi della Festa di Hallowen (i buoni); un altro gruppo di ragazzi un po’ più grandi (i cattivi) alla vigilia della partenza per il Vietnam e “che non vedono l’ora di andare a sparare ai comunisti”; una casa infestata dal fantasma di una ragazzina morta in circostanze misteriose.

Anche lo sfondo temporale è da manuale: il 1968, con Nixon onnipresente sulle tv, nei giorni della campagna elettorale che lo portò alla presidenza degli Stati Uniti. Sembrerebbe quasi di essere in uno dei plot narrativi di Stephen King o dalle parti della serie Strangers Things.

Siamo invece in Scary Stories to Tell in the Dark il film di Andé Øvredal (ma c’è lo zampino, non solo produttivo, di Guillermo Del Toro) che scrive il soggetto (assieme a Patrick Melton e Marcus Dunstan) pescando dai libri di racconti di Alvin Shwartz. Film passato alla Festa del Cinema di Roma e che arriva nelle sale, distribuito da Notorius Pictures, giovedì 24 ottobre.

Eroina del gruppo di ragazzini, quasi tutti condannati a un’infausta sorte, è Stella Nicholls (Zoe Colletti) scrittrice in erba e che ha la fissa delle storie, le storie che guariscono e aiutano a capire chi sei. Nella notte di Hallowen organizza con gli amici una visita in una casa abbandonata dove è vissuta Sarah, una bambina di cui si racconta che fu segregata in cantina per punizione dalla sua stessa famiglia. Da allora una maledizione aleggia su quell’edificio: molti ragazzi che vi si erano avvicinati sono stati ritrovati morti avvelenati.

La chiave del mistero è un libro di racconti, scritti da Sarah, che se letti si avverano e danno vita ad ogni genere di apparizioni, mostri e flagelli. E quando Stella si porta il libro a casa scoprirà che i protagonisti dei pericolosi racconti sono proprio i suoi amici e compagni di avventure. Inutile tentare di cancellare l’inchiostro rosso sangue con cui sono scritti o strappare le pagine perché “non sei tu che leggi il libro ma è il libro che legge te”.

Così, uno dopo l’altro, i suoi compagni verranno eliminati dalle orrorifiche creature scaturite dalle pagine: l’immancabile mostruoso spaventapasseri vivente, una specie di creatura di Frankestein composta di pezzi di cadavere, una covata di ragni che sbuca dalla guancia di una ragazza, un’obesa matrona che ingloba le vittime nella sua pancia. Alla fine resta solo Ràmon, un ragazzo messicano (renitente alla leva e che non vuole finire ammazzato per una patria che lo discrimina) che aiuterà Sarah a scoprire che dietro le fantastiche magie e stregonerie si celano malefici molto più reali e concreti.

Film abbastanza innocuo Scary Stories to Tell in the Dark è destinato ad un pubblico adolescenziale, il suo horror scontato non fa troppa paura, ed è appena insaporito da qualche leggera spruzzata di critica politica. Se proprio ci volessimo trovare un “significato”, buttiamola in “metafora”: in fondo, le storie lette, scritte e raccontate sono il cinema e diventano vere sullo schermo. Non sempre guariscono dai mali personali e del mondo ma in qualche caso divertono o almeno ci provano.


Renato Pallavicini

giornalista e critico di cinema e fumetti


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